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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

120 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Sostituzione misura cautelare: Carcere o domiciliari? La Cassazione decide
Un Lavoratore, accusato di gravi reati legati al traffico di droga, ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la sua richiesta. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale non aveva considerato il "tempo silente" trascorso e la sua nuova situazione personale, che avrebbe ridotto il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la presunzione di pericolosità sociale per reati di droga è elevata e che il "tempo silente" da solo non basta a superarla. Servono fatti nuovi e concreti che dimostrino un effettivo cambiamento nel comportamento del Lavoratore. La Cassazione ha confermato la necessità del carcere per la sostituzione misura cautelare.
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Sostituzione misura cautelare: negata per rischio reato, Cassazione conferma
Un Individuo, in custodia cautelare in carcere per reati di narcotraffico e associazione finalizzata allo spaccio, ha chiesto la `sostituzione misura cautelare` con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha negato la richiesta, ritenendo persistente il pericolo di reiterazione del reato. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per reati gravi si supera solo con fatti nuovi che dimostrino un mutamento positivo, non solo con il
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Sostituzione misura cautelare: il carcere resta anche col tempo
L'Imputato, condannato in primo grado per il trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina, ha chiesto la sostituzione misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari e l'uso del braccialetto elettronico. A sostegno della richiesta ha evidenziato il tempo trascorso in carcere, presunti problemi di salute e una pena inferiore alle attese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il semplice decorso del tempo non attenua le esigenze cautelari in presenza di un grave pericolo di reiterazione. Inoltre, in mancanza di fatti nuovi, opera il giudicato cautelare che impedisce di riproporre le medesime istanze. L'Imputato rimane quindi in carcere e deve pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Cocaina e carcere: negata la sostituzione misura cautelare
Un imputato condannato per trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina ha richiesto la sostituzione misura cautelare dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari. La difesa sosteneva che il tempo trascorso (un anno e mezzo) e la collaborazione con gli inquirenti avessero affievolito il pericolo di reiterazione del reato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo inidonei anche i domiciliari con braccialetto elettronico, dato il radicato inserimento del soggetto in circuiti internazionali del narcotraffico. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza. Gli Ermellini hanno ribadito che la mera ammissione dei fatti non elimina il pericolo concreto e attuale di nuovi reati né tronca i legami criminali.
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Misura Cautelare in Carcere: Ruolo ridotto non basta a cambiarla
Un Ricorrente, già condannato in primo grado per partecipazione a un'associazione dedita al traffico di droga, ha chiesto di sostituire la sua misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Ha sostenuto di essere solo un mero partecipante e ha presentato nuovi elementi come la sua ammissione di responsabilità e la buona condotta. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. La Corte ha ribadito che la "doppia presunzione" di pericolosità per i reati di associazione a delinquere legati alla droga rende difficile superare la misura cautelare in carcere. Serve la prova che il soggetto abbia reciso i legami con l'organizzazione criminale per modificare la misura cautelare in carcere.
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Revoca Misura Cautelare: Tempo Trascorso vs. Pericolosità Sociale
Un imputato, detenuto per gravi reati di droga (traffico e associazione finalizzata), ha cercato la revoca misura cautelare o la sua sostituzione con una meno afflittiva. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta. L'imputato ha ricorso in Cassazione, sostenendo che nuove prove e il tempo trascorso avrebbero fatto venir meno le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che un appello cautelare deve presentare nuove argomentazioni e che, per reati di droga, la presunzione di pericolosità sociale è forte. Il semplice trascorrere del tempo non basta per la revoca misura cautelare senza fatti nuovi significativi. L'imputato aveva anche precedenti per evasione, precludendo misure meno restrittive.
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Rescissione del Giudicato: Conoscenza Volontaria vs. Ignoranza Incolpevole
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di rescissione del giudicato presentata da un condannato. Questi sosteneva di non aver avuto conoscenza incolpevole del procedimento penale a suo carico. Tuttavia, la Corte ha accertato che il condannato aveva ampia conoscenza dei fatti fin dalle prime fasi, inclusi l'arresto, l'ammissione degli addebiti e la nomina di un difensore di fiducia. Nonostante la sua successiva irreperibilità ed estradizione, il decreto di citazione a giudizio era stato notificato prima della rinuncia del difensore. La sentenza ribadisce che la rescissione del giudicato non è applicabile se la mancata conoscenza del processo è imputabile a una volontaria sottrazione del condannato.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione nega la scarcerazione
Un indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi clandestine ha chiesto la revoca o l'attenuazione della misura restrittiva, proponendo una misura graduata. La difesa ha sostenuto che la coltivazione di droga era ridotta e che le armi servivano unicamente per l'esercizio della caccia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la custodia cautelare in carcere rimane l'unica misura idonea. Per i reati associativi legati al narcotraffico vige una presunzione di adeguatezza del carcere, superabile solo fornendo la prova rigorosa della recisione dei legami con l'organizzazione criminale. Il possesso di armi clandestine dimostra un allarme sociale elevato e conferma la pericolosità del soggetto.
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Sostituzione misura cautelare: Carcere confermato per grave traffico di droga
Un Lavoratore, condannato in primo grado per traffico di eroina (226,8 grammi), ha chiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha respinto la richiesta, confermando la pericolosità del Lavoratore e l'inadeguatezza degli arresti domiciliari, anche con strumenti di controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il solo decorso del tempo o l'osservanza delle prescrizioni non bastano a modificare le misure cautelari. Servono nuovi elementi che dimostrino un effettivo cambiamento della situazione iniziale. La gravità del reato e il rischio di reiterazione hanno prevalso.
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Sostituzione Misura Cautelare: Carcere Confermato per Traffico Droga
Un individuo, accusato di traffico di droga, ha chiesto la sostituzione misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame e poi la Corte di Cassazione hanno negato la richiesta. La Corte ha ritenuto che il pericolo di recidiva fosse ancora attuale. Nonostante il tempo trascorso in detenzione, l'episodio del ritrovamento di droga nella sua abitazione ha dimostrato una persistente attitudine criminale. Non sono emersi fatti nuovi capaci di superare la presunzione di pericolosità sociale, rendendo inidonea la sostituzione della misura cautelare.
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Violazione Arresti Domiciliari: Assente ai Controlli, Finisce in Carcere
Un individuo, sottoposto a Violazione arresti domiciliari per reati di droga, si è visto sostituire la misura con la custodia in carcere. La sostituzione è avvenuta dopo che la polizia lo ha trovato assente durante due controlli notturni. L'individuo ha presentato ricorso, sostenendo di non aver sentito campanello e telefono a causa di ipoacusia e malfunzionamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i controlli fossero adeguati e che la certificazione medica fosse insufficiente a dimostrare l'impossibilità di udire gli squilli. L'individuo deve pagare le spese processuali.
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Sostituzione della misura cautelare: no ai domiciliari
Un imputato, condannato a cinque anni di reclusione per il trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'affievolimento delle esigenze cautelari dopo un anno e mezzo di reclusione, valorizzando l'ammissione dei fatti e la collaborazione con le autorità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che la collaborazione e il tempo trascorso non eliminano il pericolo di recidiva se l'imputato ha legami stabili con reti internazionali di narcotraffico e precedenti penali. In tali casi, il controllo elettronico domiciliare non impedisce il contatto con l'ambiente criminale.
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Rinuncia al ricorso: gli arresti domiciliari restano confermati
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per presunta partecipazione ad associazioni dedite al traffico di stupefacenti, aveva chiesto la revoca della misura cautelare. A seguito del diniego del Tribunale della Libertà, il difensore ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il difensore munito di procura speciale ha trasmesso l'atto formale di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, il giudizio cautelare si è concluso con la conferma della misura restrittiva e la condanna dell'Indagato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Sostituzione della custodia cautelare negata al pusher
Un indagato per traffico di sostanze stupefacenti e violazioni sulle armi ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. A sostegno dell'istanza ha addotto la disponibilità di un lavoro, il decorso del tempo dall'arresto, la liberazione di un coindagato e la proposta di patteggiamento. I giudici di merito hanno respinto la richiesta rilevando l'assenza di elementi nuovi e la persistente pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice trascorrere del tempo ha valore neutro e che la scelta processuale del patteggiamento non dimostra un reale ravvedimento idoneo ad attenuare il pericolo di reiterazione del reato.
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Sostituzione della custodia cautelare tra carcere e recupero
Un indagato per associazione finalizzata al narcotraffico ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La difesa ha evidenziato il tempo trascorso in detenzione, la disarticolazione della presunta rete criminale e la partecipazione a un corso scolastico agrario quale prova di risocializzazione. I giudici hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Per i reati di narcotraffico associativo opera la presunzione di pericolosità sociale. La semplice iscrizione a corsi carcerari e il decorso del tempo non bastano a superare tale presunzione in assenza di una prova tangibile di rottura definitiva con il sodalizio.
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Perde l’alloggio e torna in carcere: no alla misura cautelare
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere aveva ottenuto gli arresti domiciliari presso l'abitazione di una terza persona. Successivamente, la proprietaria dell'immobile ha revocato la propria disponibilità a ospitarlo. In assenza di un domicilio alternativo idoneo, il giudice ha disposto il ripristino della misura detentiva in carcere. La difesa ha impugnato il provvedimento chiedendo la sostituzione della misura cautelare con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sostenendo che il tempo trascorso in cella avesse ridotto la pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che grava sull'indagato l'onere di fornire un domicilio idoneo e che il semplice decorso del tempo in carcere non costituisce un fatto nuovo idoneo ad affievolire le esigenze cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
Un imputato condannato in primo grado a tredici anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari a causa del lungo tempo trascorso dai fatti contestati e ha eccepito l'incompatibilità del giudice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata ricusazione formale rende inammissibile l'eccezione di incompatibilità. Inoltre, per i reati associativi opera la presunzione di adeguatezza del carcere, che il semplice decorso del tempo non basta a superare, specie a fronte di una pesante condanna sopravvenuta e del concreto pericolo di fuga non arginabile con il braccialetto elettronico.
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Custodia cautelare in carcere confermata per narcotraffico
Un imputato, condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e plurimi episodi di spaccio di ingenti quantitativi di cocaina, ha richiesto la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa sosteneva la caduta dell'aggravante mafiosa e il trascorrere di quasi tre anni di detenzione preventiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Per i delitti associativi di narcotraffico opera la presunzione di pericolosità e di adeguatezza della custodia in carcere. L'uso abituale di cellulari con comunicazioni criptate e la mancata rescissione dei legami con il sodalizio rendono inidonei i domiciliari. La Suprema Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere.
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Scelta della misura cautelare: tra carcere e obbligo di dimora
La Procura ha contestato a diversi soggetti plurimi furti pluriaggravati notturni ai danni di aziende di abbigliamento e cantine vinicole di pregio. Il Pubblico Ministero ha richiesto la custodia in carcere per tutti gli indagati, evidenziando la loro professionalità criminale e la gravità del danno patrimoniale causato. I giudici di merito hanno invece disposto la misura meno afflittiva dell'obbligo di dimora con divieto di uscita notturna per gli imputati privi di precedenti ostativi o stabilmente inseriti nel contesto lavorativo. La Procura ha proposto ricorso denunciando l'eccessiva mitezza della restrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso statuendo che la scelta della misura cautelare deve basarsi sulla concreta idoneità a neutralizzare il pericolo, valorizzando anche la corretta condotta successiva all'imposizione delle prime prescrizioni e l'effettivo rispetto dei limiti orari.
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Appello cautelare inammissibile se ripete le vecchie istanze
L'Imputata, condannata in primo grado per furto di energia elettrica, chiedeva la revoca dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il Tribunale riduceva la frequenza della misura da tre a un giorno alla settimana, ritenendo persistente il pericolo di recidiva. L'Imputata proponeva appello cautelare, ma il Tribunale del Riesame dichiarava il ricorso inammissibile perché l'atto riproduceva pedissequamente le precedenti istanze senza confutare la motivazione del primo giudice. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione: l'appello cautelare impone una precisa critica delle ragioni poste alla base del provvedimento gravato e vieta la mera riproposizione acritica delle difese già respinte.
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