Un individuo, accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere responsabile di decine di furti, ha impugnato la decisione che gli negava gli arresti domiciliari in sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, dato l'elevatissimo rischio di recidiva, il ruolo organizzativo del soggetto e l'impressionante numero di reati commessi, la detenzione in carcere rappresentava l'unica misura idonea a prevenire la commissione di ulteriori crimini, ritenendo inadeguato anche il controllo tramite braccialetto elettronico.
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