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Art. 2967 Codice Civile

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458 provvedimenti

Cessione in blocco: prova e oneri del cessionario
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una ex-coniuge, stabilendo che in una cessione in blocco di crediti, la società cessionaria deve fornire prova documentale specifica che il credito contestato sia incluso nell'operazione. Una semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se contestata. Inoltre, il solo rapporto di parentela non basta a fondare la presunzione di conoscenza del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni) nell'ambito di un'azione revocatoria.
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Querela di falso: firma falsa su avviso ricevimento
La Corte di Cassazione ha confermato che la firma su un avviso di ricevimento di una raccomandata ha valore di atto pubblico. Pertanto, per contestarne l'autenticità è necessario avviare una querela di falso. Nel caso specifico, un contribuente ha disconosciuto la firma su una notifica di accertamento fiscale. La consulenza tecnica ha confermato la falsità della firma, portando all'annullamento dell'atto. La Corte ha ribadito che il fornitore del servizio postale è responsabile per l'operato del suo agente, che agisce come pubblico ufficiale con l'obbligo di identificare il ricevente.
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Compensazione spese: no alla soccombenza parziale
Una società contesta un avviso di accertamento per costi non deducibili. La corte d'appello accoglie parzialmente il ricorso ma dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, pur respingendo gli altri motivi, cassa la sentenza sul punto delle spese, affermando che la vittoria parziale su un'unica domanda non giustifica automaticamente la compensazione spese, che richiede motivazioni specifiche e diverse dalla semplice soccombenza parziale.
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Contratto a progetto: quando è lavoro subordinato
Una società è stata condannata per aver utilizzato contratti a progetto che, secondo i giudici, mascheravano veri e propri rapporti di lavoro subordinato a causa della mancanza di un progetto specifico e definito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che in assenza di un progetto genuino, il contratto si converte automaticamente in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Questa situazione, inoltre, configura l'ipotesi di evasione contributiva e non una semplice omissione, con conseguenze sanzionatorie più gravi per il datore di lavoro.
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Notifica avvisi accertamento: residenza e giudicato
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su tre avvisi di accertamento, contestandone la notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la validità della notifica avvisi accertamento effettuata presso la residenza anagrafica risultante agli uffici, anche se il contribuente aveva un domicilio professionale altrove. La Corte ha inoltre chiarito i limiti del giudicato esterno e confermato l'inammissibilità del ricorso per due avvisi già oggetto di una precedente sentenza.
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Notifica residenza anagrafica: quando è valida?
Un contribuente contesta una notifica alla residenza anagrafica sostenendo che il Fisco conoscesse la sua dimora effettiva altrove. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando che la notifica è valida se eseguita presso la residenza risultante dai registri anagrafici, a meno che il cambio di residenza non sia stato formalmente comunicato secondo legge. Non rileva la conoscenza di un domicilio professionale diverso.
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Licenziamento carta carburante: quando è legittimo?
Un dipendente pubblico è stato licenziato per l'uso improprio della carta carburante aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La decisione sottolinea che, una volta provato l'abuso, non è possibile contestare in Cassazione la valutazione dei fatti compiuta dai giudici di merito, né appellarsi a presunte prassi aziendali non dimostrate come decisive.
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Licenziamento mancato scontrino: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per mancato scontrino. Un dipendente, responsabile di omesse registrazioni di cassa, è stato licenziato per giusta causa. La Corte ha stabilito che tale condotta, anche per importi modesti, lede irrimediabilmente il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, giustificando il recesso, a prescindere dalla prova di un'effettiva appropriazione indebita delle somme.
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Cessione gratuita terreno: quando è valida senza atto?
Una cittadina rivendica l'usucapione di un'area a seguito di una cessione gratuita terreno al Comune, effettuata per ottenere un permesso di costruire. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, chiarendo che tale cessione costituisce un accordo di natura pubblicistica valido senza un'accettazione formale. Le successive richieste della cittadina di riacquistare il bene hanno inoltre dimostrato il riconoscimento della proprietà comunale, escludendo l'intenzione di possedere come proprietaria, requisito fondamentale per l'usucapione.
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Opposizione stato passivo: onere della prova e verifica
La Corte di Cassazione stabilisce che nell'opposizione allo stato passivo, il giudice ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la tempestività del ricorso. Non può dichiarare l'inammissibilità per mancata prova da parte del creditore, ma deve consultare il fascicolo fallimentare se il ricorrente ha allegato i fatti a sostegno della tempestività. La sentenza ribalta una decisione di merito che aveva erroneamente posto l'intero onere della prova sul creditore.
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Obblighi informativi: la Cassazione sui bond argentini
Un investitore ha citato in giudizio una banca per l'acquisto di bond argentini nel 1999, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare le prove e i fatti già valutati dai giudici di merito. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, secondo cui la banca aveva fornito adeguate informazioni e la crisi argentina non era prevedibile al momento dell'investimento. La decisione sottolinea che l'investitore deve allegare inadempimenti specifici, mentre il compito della Cassazione è limitato al controllo della legittimità e della coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.
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Accordo transattivo: come interpretare l’oggetto
Dei clienti firmano un accordo transattivo con un promotore finanziario a seguito di presunti illeciti. Successivamente, citano in giudizio la banca, sostenendo che una specifica polizza assicurativa fosse esclusa dall'accordo. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, confermando l'interpretazione del giudice di merito secondo cui l'accordo, facendo riferimento alla citazione originale che menzionava la polizza, copriva tutte le controversie correlate. La Corte ha stabilito che l'accordo risolveva le pretese di responsabilità anche nei confronti della banca, quale terza beneficiaria, per l'operato del promotore, nonostante la banca non avesse firmato l'accordo transattivo.
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Credito imposta Mezzogiorno: la data che conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13009/2025, ha stabilito un principio fondamentale per accedere al credito d'imposta Mezzogiorno. L'agevolazione spetta solo se l'investimento è avviato dopo il 1° gennaio 2016. Nel caso esaminato, una società di carburanti si è vista negare parte del beneficio perché il progetto era iniziato con un contratto di appalto del 2011, quindi prima della data prevista dalla legge. La Corte ha specificato che per 'avvio' si intende qualsiasi atto giuridico vincolante. Ha invece ritenuto ammissibili le spese per arredi e attrezzature funzionali all'attività complessiva.
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Credito d’imposta Mezzogiorno: sentenza nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per 'motivazione apparente' in un caso relativo al credito d'imposta Mezzogiorno. La controversia riguardava l'ammissibilità di alcuni investimenti e la corretta qualificazione del credito utilizzato. La Corte ha chiarito che anche i beni d'arredo possono essere agevolabili se strumentali all'attività e ha confermato la sanzione più lieve per credito 'non spettante' anziché 'inesistente'.
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Onere della prova nel trasporto: ricorso inammissibile
Una società di trasporti in fallimento ha citato in giudizio una compagnia committente per ottenere il pagamento di differenze tariffarie basate sui costi minimi obbligatori. Dopo la reiezione nei primi due gradi di giudizio per carenza probatoria sull'ammontare del credito, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso e ribadisce che l'onere della prova del 'quantum' grava interamente su chi agisce, senza che una consulenza tecnica d'ufficio possa sopperire a tale mancanza.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice d'appello si era limitato a confermare la decisione di primo grado, basata su una perizia tecnica, senza esporre un'autonoma argomentazione e senza rispondere alle specifiche critiche mosse dall'Amministrazione Finanziaria riguardo la deducibilità di costi sostenuti da una società. La Corte ha ribadito che un mero richiamo ad altri atti non costituisce una valida motivazione, determinando la nullità della sentenza e il rinvio del caso per un nuovo esame.
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Prova apertura di credito: basta la forma scritta?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sulla prova dell'apertura di credito per i contratti bancari stipulati prima del 1992. In un caso riguardante la richiesta di restituzione di somme da parte di un correntista, la Corte ha annullato la decisione d'appello che richiedeva la forma scritta come unica prova del contratto di fido. La Suprema Corte ha chiarito che, per i rapporti antecedenti alla Legge 154/1992, la prova dell'apertura di credito può essere fornita con qualsiasi mezzo, inclusi elementi presuntivi come gli estratti conto e le commissioni addebitate, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Credito IVA: come provarlo senza dichiarazione
Una società omette la dichiarazione IVA ma pretende di utilizzare un credito dell'anno precedente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8127/2025, chiarisce che per dimostrare l'esistenza del credito IVA non sono sufficienti le sole risultanze contabili come bilancio e libro giornale. È onere del contribuente fornire prove analitiche, quali fatture e registri IVA, che dimostrino l'effettiva formazione del credito. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ribadendo il principio secondo cui la prova del diritto alla detrazione deve essere rigorosa e non può basarsi su documenti di sintesi.
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Giudicato esterno tributario e TARI: limiti e oneri
Una società ha contestato una cartella di pagamento per la TARI 2017, invocando una precedente sentenza favorevole per il 2014 (giudicato esterno). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio del giudicato esterno tributario non si applica a elementi variabili come la natura e la quantità dei rifiuti prodotti, che possono cambiare di anno in anno. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la produzione di rifiuti speciali, e quindi il diritto all'esenzione, spetta al contribuente per ogni singola annualità d'imposta.
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Giudicato esterno TARI: non vale per anni diversi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza favorevole sulla Tassa sui Rifiuti (TARI) per un'annualità non si estende automaticamente agli anni successivi. Il principio del giudicato esterno non si applica se i presupposti di fatto, come la tipologia di rifiuti prodotti da un'azienda, sono variabili e non permanenti. Pertanto, il contribuente deve dimostrare ogni anno il proprio diritto all'esenzione, provando la natura speciale dei rifiuti e il loro corretto smaltimento.
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