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Art. 2953 Codice Civile

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435 provvedimenti

Notifica a residente AIRE: quando l’ipoteca è nulla
Un cittadino italiano residente all'estero e iscritto all'AIRE ha impugnato un'iscrizione ipotecaria per vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la notifica a residente AIRE della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria deve essere effettuata all'indirizzo estero. Una notifica eseguita presso il precedente indirizzo italiano è invalida e comporta la nullità dell'ipoteca per violazione del diritto al contraddittorio. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per i crediti tributari erariali è decennale.
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Giurisdizione iscrizione ipotecaria: chi decide?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di iscrizione ipotecaria basata su debiti sia tributari che previdenziali. La Corte ha stabilito un principio di "giurisdizione frazionata": la competenza a decidere sull'impugnazione spetta al giudice tributario per i crediti fiscali e al giudice ordinario per quelli previdenziali. Inoltre, ha chiarito che la prescrizione per i tributi erariali come l'IRPEF è decennale. L'ordinanza ha anche dichiarato la cessazione della materia del contendere per i debiti inferiori a 1.000 euro, annullati per legge.
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Cessione ramo d’azienda: debiti fiscali e responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società acquirente in una cessione di ramo d'azienda è solidalmente responsabile per i debiti fiscali della società cedente, anche se accertati dopo il trasferimento. La sentenza chiarisce che se l'acquirente non richiede il certificato dei carichi pendenti all'Amministrazione Finanziaria, la sua responsabilità si estende ai debiti sorti nell'anno della cessione e nei due precedenti, anche se non ancora formalizzati. Viene inoltre confermato che, una volta che il debito è sancito da una sentenza definitiva, il termine per la riscossione è quello decennale ordinario e non i più brevi termini di decadenza fiscale.
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Notifica cartella di pagamento: le regole della Cassazione
Un contribuente contesta una intimazione di pagamento, eccependo l'irregolare notifica della cartella di pagamento e la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo la prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi e precisando le formalità necessarie per la notifica a un familiare convivente, rinviando il caso a nuovo esame.
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Compensazione spese processuali: quando è legittima?
Un contribuente vince un ricorso contro una cartella esattoriale per contributi prescritti, ma la Corte d'Appello dispone la compensazione delle spese processuali. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che un mutamento di giurisprudenza intervenuto durante la causa costituisce una grave ed eccezionale ragione per la compensazione, in base alla normativa applicabile 'ratione temporis'.
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Prescrizione decennale crediti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale dei crediti si applica anche quando una precedente opposizione del debitore sia stata respinta con una sentenza di inammissibilità per tardività. Tale pronuncia, sebbene di rito, acquisisce forza di giudicato e trasforma il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. Una società aveva contestato una comunicazione di ipoteca da parte di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, affermando che le precedenti sentenze di inammissibilità avevano 'cristallizzato' il credito, rendendolo soggetto alla prescrizione decennale.
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Ingiunzione fiscale: prova e giudicato penale
Un imprenditore agricolo contesta un'ingiunzione fiscale per il recupero di fondi UE percepiti indebitamente. La Cassazione, rigettando il ricorso, chiarisce che nell'opposizione a un'ingiunzione fiscale, l'onere della prova grava sull'ente pubblico, il quale può legittimamente basare la propria pretesa sulle risultanze di una sentenza penale di condanna passata in giudicato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni di prescrizione e l'introduzione di nuove questioni in appello.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione decide
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la questione della prescrizione dei contributi INPS dopo la notifica della cartella esattoriale. La Corte non decide nel merito se il termine sia di 5 o 10 anni, ma rimette la causa a un'altra sezione per risolvere una questione pregiudiziale sulla legittimità della difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione tramite avvocati del libero foro. Il caso riguarda l'opposizione di un contribuente a cartelle per contributi previdenziali, ritenuti prescritti in 5 anni dai giudici di merito.
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Prescrizione contributi: no a 10 anni senza sentenza
L'Ente di riscossione ha impugnato una decisione che confermava la prescrizione contributi previdenziali in cinque anni, sostenendo l'applicazione del termine decennale a seguito della notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alla Sezione Lavoro, senza decidere nel merito, per approfondire sia la durata della prescrizione che una questione preliminare sulla rappresentanza legale del nuovo Ente di riscossione.
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Difesa in giudizio Agenzia Riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante la prescrizione di cartelle esattoriali per affrontare una questione preliminare cruciale: le modalità di difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Invece di decidere se la prescrizione fosse quinquennale o decennale, la Corte ha ritenuto necessario un pronunciamento sulla possibilità per l'ente di avvalersi di avvocati del libero foro anziché dell'Avvocatura dello Stato, rimettendo la trattazione del caso a un'altra sezione per una decisione in pubblica udienza.
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Prescrizione crediti tributari: la giurisdizione
La sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34447 del 24/12/2019 risolve un contrasto sulla giurisdizione in materia di prescrizione crediti tributari. Il caso riguarda un'opposizione allo stato passivo fallimentare in cui la curatela eccepiva la prescrizione di debiti erariali maturata dopo la notifica della cartella di pagamento. Le Sezioni Unite stabiliscono che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario (e quindi al giudice fallimentare), e non a quello tributario. La notifica della cartella segna il discrimine: le questioni successive, come la prescrizione, attengono alla fase esecutiva e sono di competenza del giudice ordinario, garantendo piena tutela al debitore.
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Insinuazione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34751 del 10/11/2021, la Corte ha risolto un contrasto sull'insinuazione al passivo dei crediti tributari e previdenziali. Si è stabilito che per ammettere il credito non è necessaria la notifica dell'avviso di accertamento esecutivo o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti previdenziali resta quinquennale anche se la cartella non è stata opposta.
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Prescrizione crediti erariali: 5 anni sono il limite
La Corte di Appello ha annullato un'intimazione di pagamento, confermando la prescrizione dei crediti erariali sottostanti. La sentenza stabilisce che il termine di prescrizione è di cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento originale. Se l'ente di riscossione non agisce entro questo lasso di tempo, il debito si estingue, e le successive intimazioni sono nulle, anche se la prima non è stata impugnata.
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Titolo esecutivo fallimento: quando è valido?
Una società si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo che la sentenza di condanna a suo carico fosse stata annullata da una successiva decisione d'appello che aveva dichiarato l'improcedibilità a causa del suo fallimento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che il titolo esecutivo fallimento rimane valido. La declaratoria di improcedibilità dell'appello, limitata alla fase concorsuale, non sostituisce né annulla la condanna di primo grado, che torna a essere pienamente efficace e azionabile una volta che il debitore è tornato 'in bonis'.
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Prescrizione contributi: l’opposizione tardiva è nulla
Un'impresa si è opposta a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e l'avvenuta prescrizione contributi. Il Tribunale di Trento ha respinto il ricorso, stabilendo che le notifiche erano regolari e, soprattutto, che l'eccezione di prescrizione doveva essere sollevata entro 40 giorni dalla notifica delle cartelle. Non avendolo fatto, il ricorrente è decaduto dal diritto di farla valere. La Corte ha inoltre rilevato plurimi atti interruttivi della prescrizione successivi alle notifiche.
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