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Art. 2953 Codice Civile

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435 provvedimenti

Impugnazione cartella di pagamento: i limiti del ricorso
Un contribuente, ritenuto coobbligato per i debiti di un'associazione sportiva, ha tentato l'impugnazione della cartella di pagamento senza aver prima contestato gli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cartella può essere impugnata solo per vizi propri, non per questioni di merito ormai definitive.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15907/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è più ammissibile per contestare una cartella di pagamento non notificata, a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio concreto e specifico. La Corte ha applicato la nuova normativa introdotta dal D.L. 146/2021, dichiarando inammissibile il ricorso del contribuente per difetto di interesse ad agire, segnando un importante cambiamento rispetto al passato.
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Prescrizione crediti tributari: l’atto interruttivo
Una società ha impugnato un avviso di intimazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei crediti tributari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la mancata impugnazione di un atto interruttivo della prescrizione (come un avviso di intimazione) impedisce al contribuente di sollevare la questione in un momento successivo. Tale omissione, infatti, consolida la pretesa del fisco e fa decorrere un nuovo termine di prescrizione dalla notifica dell'atto stesso.
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Prescrizione crediti erariali: la sentenza omessa
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, eccependo sia la mancata notifica della cartella originaria sia la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la prova della notifica fosse valida, la commissione tributaria regionale ha errato omettendo di pronunciarsi sulla questione della prescrizione crediti erariali. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio, ribadendo che per i tributi come l'IRPEF la prescrizione è decennale.
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Prescrizione crediti fiscali: la guida della Cassazione
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali per vizi di notifica e per la maturata prescrizione dei crediti fiscali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15864/2025, ha rigettato il ricorso, fornendo importanti chiarimenti. Ha ribadito che la prescrizione per i tributi erariali, una volta divenuto definitivo l'atto impositivo, è decennale. Al contrario, per sanzioni e interessi, il termine di prescrizione è quinquennale. La Corte ha inoltre considerato inammissibili o infondate le censure del contribuente relative ai vizi di notifica, confermando la validità degli atti interruttivi posti in essere dall'agente della riscossione.
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Notifica cartella di pagamento: onere della prova
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo la mancata e invalida notifica delle cartelle esattoriali presupposte e l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso del contribuente sia quello incidentale dell'Agente della Riscossione. Ha chiarito che per provare la notifica della cartella di pagamento, l'agente della riscossione deve produrre l'avviso di ricevimento, che fa fede fino a querela di falso. La Corte ha inoltre ribadito la differenza nei termini di prescrizione: decennale per i tributi e quinquennale per sanzioni e interessi.
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Prescrizione crediti erariali: quando è decennale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16597/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro una comunicazione di iscrizione ipotecaria. La Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali per imposte come IRPEF, IVA e IRAP è decennale e non quinquennale. Inoltre, ha confermato la legittimità dell'Agente della Riscossione di avvalersi di avvocati del libero foro per la propria difesa in giudizio, senza necessità di specifiche delibere.
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Prescrizione crediti tributari: differenze e termini
Con l'ordinanza n. 18485/2025, la Corte di Cassazione interviene sulla prescrizione crediti tributari, stabilendo una netta distinzione. Se il tributo erariale, una volta divenuta definitiva la cartella, si prescrive in dieci anni, lo stesso non vale per sanzioni e interessi. Per queste voci accessorie, il termine di prescrizione è quinquennale. La Corte ha inoltre confermato che la sospensione dei termini prevista dalla L. 147/2013 opera automaticamente per tutti i carichi affidati alla riscossione entro il 31 ottobre 2013, indipendentemente dall'adesione del contribuente alla definizione agevolata.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’interesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15905/2025, chiarisce i nuovi e stringenti limiti per l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Un contribuente, ex socio di una società, aveva contestato un debito IVA appreso solo tramite estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), stabilendo che l'impugnazione è ammissibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici. In assenza di tale prova, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse ad agire.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’azione
Un contribuente contesta un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, applicando una recente normativa. La decisione sottolinea che per l'impugnazione estratto di ruolo non basta la mancata notifica, ma è necessario dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, prova che nel caso specifico non è stata fornita.
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Prescrizione crediti tributari: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di prescrizione crediti tributari, respingendo il ricorso dell'Agente della Riscossione. L'ordinanza stabilisce che, contrariamente alla richiesta di un termine decennale unificato, gli interessi e le sanzioni seguono termini di prescrizione autonomi e quinquennali. La Corte ha chiarito che l'obbligazione per interessi acquista una propria autonomia e si prescrive in cinque anni, così come le sanzioni, in base a una specifica norma di legge, a meno che non derivino da una sentenza passata in giudicato.
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Prescrizione sanzioni tributarie: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19059/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la prescrizione per sanzioni tributarie e per gli interessi sui tributi erariali è quinquennale e non decennale. La Corte ha ribadito che gli interessi maturano in modo autonomo rispetto al debito principale e sono soggetti alla prescrizione di cinque anni. Allo stesso modo, le sanzioni si prescrivono in cinque anni, come previsto dalla normativa specifica, a meno che non derivino da una sentenza passata in giudicato, unico caso in cui si applicherebbe il termine decennale.
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Prescrizione sanzioni tributarie: Cassazione e i 5 anni
Una società ha contestato un'intimazione di pagamento basata su un precedente avviso di accertamento, eccependo diverse nullità procedurali e, soprattutto, la prescrizione del credito. Al centro della controversia vi era la durata della prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico, stabilendo che il termine di prescrizione per sanzioni e interessi fiscali è di cinque anni, e non dieci, qualora il credito non derivi da una sentenza passata in giudicato. La Corte ha quindi cassato con rinvio la sentenza di secondo grado limitatamente a tale aspetto.
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Prescrizione crediti tributari: no al termine unico
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su diverse cartelle di pagamento. La Cassazione, affrontando la questione della prescrizione crediti tributari, ha stabilito che non si può applicare un termine unico decennale. Ogni tributo (bollo auto, diritti camerali, etc.) segue il proprio termine di prescrizione specifico. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio perché aveva errato nell'applicare indiscriminatamente la prescrizione decennale.
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Prescrizione tributi: Cassazione annulla sentenza
Una contribuente contesta una intimazione di pagamento per tributi risalenti a diversi anni prima. La Corte di Cassazione, pur confermando la validità della notifica dell'atto, accoglie il ricorso della contribuente. La sentenza di secondo grado viene annullata perché i giudici hanno omesso di pronunciarsi sulla decisiva questione della prescrizione dei tributi, che era stata specificamente sollevata.
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Prescrizione crediti erariali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un preavviso di iscrizione ipotecaria. La Corte ha confermato che la prescrizione crediti erariali per imposte come IRPEF e IVA è decennale e non quinquennale. È stato inoltre chiarito che la contestazione delle copie degli atti fiscali deve essere specifica e non generica. Infine, si è ribadito che la notifica di avvisi di intimazione interrompe efficacemente la prescrizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Un contribuente ha contestato una cartella di pagamento venendo a conoscenza del debito tramite un estratto di ruolo e sostenendo la mancata notifica dell'atto originale. La Corte di Cassazione, applicando la recente normativa sulla impugnazione estratto di ruolo, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione è possibile solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio specifico e concreto dall'iscrizione a ruolo, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile fin dall'origine.
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Difesa in giudizio: limiti per l’Agente Riscossione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Agente della Riscossione per un vizio nella difesa in giudizio, non essendo stata provata la necessità di ricorrere a un avvocato del libero foro. Il giudizio tra le altre parti, un Comune e una società contribuente, è stato poi dichiarato estinto a seguito di una definizione agevolata della lite fiscale.
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Rimborso parziale: quando vale come rigetto definitivo
Un istituto bancario ha ricevuto un rimborso parziale a seguito di una sentenza favorevole. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale pagamento parziale equivale a un rigetto implicito per la somma residua. Di conseguenza, il contribuente avrebbe dovuto impugnare questo rigetto entro il termine di decadenza di 60 giorni, rendendo tardiva l'azione legale intrapresa successivamente. Una nuova istanza di rimborso per la parte non corrisposta è stata ritenuta inammissibile.
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Notifica cartella esattoriale PEC: PDF è valido
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria, sostenendo la nullità della notifica delle cartelle esattoriali sottostanti, avvenuta via PEC in formato PDF anziché P7M. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica della cartella esattoriale via PEC in formato PDF. La Corte ha chiarito che tale modalità, equiparabile a una copia per immagine di un documento cartaceo, è ammessa dalla legge e che le firme digitali CAdES (tipiche dei PDF) e PAdES (P7M) sono equivalenti. Inoltre, ha ribadito che la prescrizione per i crediti erariali come IRPEF e IVA è decennale e non quinquennale.
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