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Art. 2953 Codice Civile — Anno 2022

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86 provvedimenti

Altri anni per Art. 2953 Codice Civile

Prescrizione crediti contributivi: cartella ko dopo cinque anni
L'ente di riscossione ha impugnato la decisione che dichiarava prescritti i debiti previdenziali di una Società Agricola. L'ente sosteneva che la mancata opposizione alla cartella esattoriale entro i termini di legge avesse allungato il termine di prescrizione a dieci anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cartella è un atto amministrativo e non una sentenza. Di conseguenza, non si applica la conversione del termine e la prescrizione crediti contributivi rimane quinquennale. La Società Agricola ha vinto la causa e l'ente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione contributi previdenziali: vale il termine di 5 anni
Il Contribuente ha proposto opposizione contro dodici intimazioni di pagamento per contributi previdenziali omessi. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione, ritenendo che la mancata impugnazione tempestiva delle cartelle esattoriali avesse esteso il termine di prescrizione a dieci anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, ribadendo un principio fondamentale: la mancata opposizione a una cartella esattoriale non trasforma la prescrizione contributi previdenziali da breve (cinque anni) a ordinaria (dieci anni). Solo una sentenza definitiva può produrre tale effetto. Di conseguenza, i crediti previdenziali si prescrivono comunque in cinque anni, rendendo nulle le richieste tardive dell'Ente Previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: debito fermo, tempo breve
Un'azienda ha impugnato due intimazioni di pagamento dell'ente previdenziale per contributi omessi, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte d'Appello aveva ritenuto che la mancata opposizione tempestiva alle cartelle esattoriali avesse trasformato la prescrizione da quinquennale a decennale. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la mancata impugnazione della cartella esattoriale non trasforma il termine breve in quello ordinario di dieci anni. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali rimane di cinque anni, salvo che il debito sia stato accertato da una sentenza definitiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione cartelle esattoriali: il fisco vince sulle imposte
Il Contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento per IRPEF, IVA e IRAP, sostenendo che il diritto alla riscossione fosse ormai estinto per il decorso del termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per queste specifiche imposte erariali si applica la prescrizione cartelle esattoriali ordinaria di dieci anni, e non quella breve di cinque anni. I giudici hanno chiarito che la mancata impugnazione della cartella non riduce il termine di prescrizione originario del tributo, il quale rimane decennale per le imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Di conseguenza, il fisco può legittimamente richiedere il pagamento entro dieci anni dalla notifica.
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Prescrizione crediti IRPEF: il fisco vince sul termine breve
Il Contribuente ha impugnato le cartelle di pagamento emesse dall'Amministrazione Finanziaria, sostenendo che il diritto alla riscossione delle imposte fosse ormai estinto per il decorso del termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Prescrizione crediti IRPEF (così come per IRES, IRAP e IVA) è soggetta al termine ordinario di dieci anni e non a quello breve di cinque anni. Questo perché i tributi erariali non costituiscono prestazioni periodiche, ma derivano da un'autonoma valutazione dei presupposti per ciascun anno d'imposta. Di conseguenza, la scadenza del termine per opporsi alla cartella non trasforma una prescrizione breve in decennale, ma per l'IRPEF il termine di partenza è già di dieci anni.
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Prescrizione dei tributi erariali: fisco salvo dopo dieci anni
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per il pagamento dell'IRPEF, sostenendo che il debito fosse estinto per il decorso di cinque anni. L'Amministrazione Finanziaria ha invece resistito, affermando che il termine corretto fosse quello ordinario di dieci anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cittadino, confermando che la prescrizione dei tributi erariali (come IRPEF, IRES, IRAP e IVA) è di dieci anni e non di cinque. I giudici hanno chiarito che queste imposte non costituiscono prestazioni periodiche, poiché il presupposto per il pagamento viene verificato anno per anno. Di conseguenza, il debito fiscale del contribuente rimane valido e quest'ultimo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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