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Art. 2948 Codice Civile

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1552 provvedimenti

Contributo solidarietà: la Cassazione lo boccia
Un ente previdenziale di categoria ha impugnato una sentenza che dichiarava illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che una tale imposizione, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotta solo da una legge e non da un regolamento interno dell'ente. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà applicato da una cassa previdenziale privata sulla pensione di un professionista. La decisione si basa sul principio della riserva di legge (art. 23 Cost.), che impedisce agli enti di previdenza di imporre prelievi patrimoniali tramite regolamento interno. La Corte ha inoltre confermato che il diritto al rimborso delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Appello sentenze Giudice di Pace: quando è inammissibile
Un comune ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza del Giudice di Pace che aveva dichiarato prescritta una bolletta dell'acqua di 251 euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per le cause di valore inferiore a 1.100 euro, decise secondo equità, lo strumento corretto non è il ricorso diretto in Cassazione, ma l'appello a motivi limitati. La decisione ribadisce le rigide regole procedurali per l'appello a sentenze del Giudice di Pace.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione conferma no
Un ente previdenziale di categoria ha operato trattenute a titolo di contributo di solidarietà sulla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui l'introduzione di tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, richiede una specifica previsione di legge (principio di riserva di legge), di cui le Casse privatizzate sono sprovviste. Viene inoltre chiarito che il diritto alla riliquidazione della pensione si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28714/2024, ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La Corte ha stabilito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno dell'ente, in virtù della riserva di legge prevista dall'art. 23 della Costituzione. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite con interessi decorrenti da ogni singolo prelievo.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulle pensioni dei suoi iscritti. L'ente non ha autonomia per introdurre una tale trattenuta, che, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, necessita di una specifica base legale. La Corte ha inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Conguaglio retroattivo: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di conguaglio retroattivo per il servizio idrico, ribaltando le decisioni dei giudici di merito. Due consumatori avevano contestato fatture per costi relativi al periodo 2005-2011. La Corte ha stabilito che, in linea di principio, il recupero di costi pregressi è ammissibile per garantire la copertura integrale dei costi del servizio, come previsto dalla normativa europea. Tuttavia, ha posto limiti chiari: possono essere recuperati solo costi imprevisti e imprevedibili, non errori di gestione. Inoltre, la prescrizione del diritto alla riscossione non decorre dalla data dei consumi, ma da quando l'autorità competente autorizza la fatturazione di tali importi, rendendo di fatto esigibile il credito.
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Scadenza polizza fideiussoria: il termine è diverso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28559/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di contratti di garanzia. Il caso riguardava una compagnia assicurativa che rifiutava di onorare una polizza fideiussoria, sostenendo che la richiesta di pagamento (escussione) fosse avvenuta dopo la data di scadenza della polizza. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando il principio secondo cui la scadenza della polizza fideiussoria definisce solo il periodo in cui deve verificarsi l'inadempimento, ma non coincide con il termine di decadenza, ovvero il tempo limite per il creditore per far valere il proprio diritto. Far coincidere i due termini renderebbe eccessivamente difficile l'esercizio del diritto, violando l'art. 2965 c.c.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro la sentenza che annullava il contributo di solidarietà imposto ai suoi pensionati. La Corte ha ribadito che l'introduzione di tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, è soggetta a riserva di legge e non rientra nell'autonomia regolamentare degli enti. Di conseguenza, le trattenute sono illegittime e il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28542/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto su un trattamento pensionistico. La Corte ha ribadito che una simile trattenuta, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotta solo da una legge e non da un regolamento interno dell'ente. Di conseguenza, il diritto alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
Una cassa di previdenza ha imposto un "contributo di solidarietà" sulla pensione di un professionista. Il pensionato ha contestato con successo questa trattenuta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha dichiarato inammissibile il ricorso della cassa. La Suprema Corte ha ribadito che un simile contributo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto da un regolamento interno dell'ente ma necessita di una legge specifica, rendendo le trattenute illegittime.
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Contributo solidarietà pensioni: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28533/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. La Suprema Corte ha ribadito che l'introduzione di una prestazione patrimoniale di questo tipo rientra nella riserva di legge e non può essere disposta autonomamente dall'ente. Viene inoltre confermata la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso delle somme indebitamente trattenute.
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Iscrizione ipotecaria: prescrizione e vizi di notifica
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su vecchie cartelle di pagamento, eccependo la prescrizione dei crediti. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il giudice di merito deve sempre verificare se i debiti alla base di un'iscrizione ipotecaria siano prescritti al momento della notifica dell'atto. La Corte ha anche accolto il motivo relativo al difetto di legittimazione passiva dell'Agenzia delle Entrate per atti propri dell'Agente della riscossione. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Verifica debiti fallimento: il ruolo del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28185/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla verifica dei debiti per il fallimento. Il caso riguardava una società in liquidazione dichiarata fallita sulla base di un'esposizione debitoria superiore alla soglia di legge, prevalentemente di natura fiscale e contributiva. La società aveva eccepito la prescrizione di tali debiti, ma la Corte d'Appello aveva respinto il reclamo, sostenendo l'impossibilità di accertare l'eccezione senza la presenza in giudizio degli enti creditori. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che il giudice del fallimento ha il dovere di verificare l'effettiva esistenza dei debiti, compresa la loro eventuale prescrizione, anche acquisendo d'ufficio informazioni dagli enti impositori. L'iscrizione del debito in bilancio, specialmente se accompagnata da una nota sulla sua probabile prescrizione, non costituisce una rinuncia a far valere tale eccezione.
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Prescrizione quinquennale: accordo non ferma il tempo
Un agente si è visto ridurre drasticamente un credito per minimi garantiti a causa della prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo del 2010, che ribadiva il diritto dell'agente, non costituiva un'efficace interruzione della prescrizione, poiché non conteneva un esplicito riconoscimento del debito pregresso. La Corte ha quindi confermato la decisione di merito che aveva calcolato il credito solo a partire dai cinque anni antecedenti al primo atto interruttivo valido, un'email del 2014.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un Comune proponeva ricorso per cassazione contro la sentenza del Giudice di Pace che aveva dichiarato prescritto un credito di 328 euro per una fornitura idrica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che le sentenze del Giudice di Pace per cause di valore inferiore a 1.100 euro sono pronunciate secondo equità e, come tali, non sono direttamente ricorribili in Cassazione. L'unico rimedio è l'appello, seppur per motivi limitati.
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Prescrizione cartelle: Cassazione chiarisce i termini
Un contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo per diverse cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso sul tema della prescrizione delle cartelle di pagamento. Ha chiarito che la mancata impugnazione di una cartella non trasforma automaticamente il termine di prescrizione breve (es. 3 anni per il bollo auto) in quello ordinario di dieci anni. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente, che aveva erroneamente applicato un termine decennale a tutti i debiti, e ha rinviato il caso al giudice di merito per una corretta valutazione dei singoli termini di prescrizione.
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Azione surrogatoria appalti: interessi e riserve
Una società di costruzioni, non pagata da un concessionario fallito per la realizzazione di uno stadio, ha intrapreso un'azione surrogatoria contro l'ente pubblico committente. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al pagamento del capitale, ma ha negato gli interessi di mora. La decisione si fonda sul fatto che il contratto di concessione, che regola i rapporti tra l'ente e il concessionario, prevedeva l'emissione di una fattura per far scattare i termini di pagamento, adempimento mai avvenuto. In un'azione surrogatoria appalti, il creditore subentra nei diritti (e nei limiti) del proprio debitore. La Corte ha però cassato la sentenza per un riesame di alcune riserve contrattuali, giudicando illogica la motivazione del giudice di merito.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'agenzia di riscossione contro l'esclusione di crediti da una liquidazione giudiziale. L'inammissibilità deriva dal difetto di autosufficienza, poiché i motivi del ricorso vertevano su questioni non trattate nella decisione impugnata, e dall'errato strumento processuale utilizzato per lamentare il travisamento di prove documentali, per cui il rimedio corretto sarebbe stata la revocazione e non il ricorso per cassazione.
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Prova spedizione raccomandata: chi deve dimostrarla?
Un cittadino si oppone a una cartella di pagamento, sostenendo di aver impugnato l'atto originario tramite raccomandata. I giudici di merito respingono la sua tesi per mancanza di prova. La Corte di Cassazione, invece, accoglie il ricorso, stabilendo che la prova spedizione raccomandata, attestata dalla ricevuta di ritorno, genera una presunzione di conoscenza. Spetta quindi al destinatario dimostrare che il plico era vuoto o conteneva un atto diverso, invertendo l'onere della prova. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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