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Art. 2945 Codice Civile

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373 provvedimenti

Prescrizione pretesa fiscale: quando decorre?
Una società contesta una cartella di pagamento, sostenendo la prescrizione decennale della pretesa fiscale. Il contenzioso si estingue per mancata riassunzione. La Cassazione chiarisce che la prescrizione pretesa fiscale decorre dalla definitività dell'atto impositivo, non dalla notifica originale, ribaltando le decisioni dei giudici di merito.
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Prescrizione appalto: la lettera interrompe i termini
Un acquirente cita in giudizio un costruttore per gravi difetti edilizi. La Corte d'Appello dichiara l'azione prescritta, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte chiarisce che una lettera di reclamo, qualificabile come atto di messa in mora, è sufficiente a interrompere il termine annuale di prescrizione appalto previsto dall'art. 1669 c.c. e che tale interruzione può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
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Prescrizione crediti fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo in una procedura di fallimento produce un effetto interruttivo e sospensivo sulla prescrizione dei crediti. Tale effetto dura per tutta la procedura concorsuale e vale anche nei confronti del debitore una volta che questo è tornato in bonis. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato prescritti dei crediti tributari, ritenendo irrilevante il lungo periodo trascorso durante il fallimento. Il caso riguarda la prescrizione crediti fallimento e l'azione di riscossione dell'Agenzia delle Entrate.
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Cancellazione società: chi contesta l’avviso fiscale?
La Corte di Cassazione esamina il caso di un avviso di accertamento notificato a una società dopo la sua cancellazione dal Registro delle Imprese. La Commissione Tributaria Regionale aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex liquidatrice per difetto di legittimazione ad agire. La Suprema Corte, riscontrando che la questione è pendente dinanzi alle Sezioni Unite, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione e disponendo l'acquisizione del fascicolo di merito. La questione centrale riguarda la legittimazione dell'ex socio o liquidatore a contestare atti impositivi dopo l'estinzione della società per cancellazione.
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Notifica nulla e prescrizione: la Cassazione decide
Una società in amministrazione straordinaria agisce in giudizio, ma la notifica iniziale dell'atto di citazione risulta viziata. La Corte d'Appello dichiara l'azione prescritta, ritenendo la prima notifica inesistente e quindi inidonea a interrompere i termini. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della notifica nulla e prescrizione e sull'efficacia retroattiva della sanatoria, rimette la questione alle Sezioni Unite per un chiarimento definitivo.
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Donazione indiretta: l’azione è imprescrittibile
In una complessa controversia ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla donazione indiretta. La Corte ha chiarito che l'azione volta ad accertare una donazione indiretta è imprescrittibile, diversamente dall'azione di simulazione. Questa decisione è cruciale quando un erede deve difendersi dall'azione di riduzione promossa da un altro, potendo far valere in qualsiasi momento le liberalità ricevute dalla controparte per paralizzarne le pretese.
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Giudicato parziale e appello: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un'iscrizione ipotecaria, chiarendo importanti principi processuali. L'appello è stato ritenuto in parte inammissibile per carenza di prova sull'esistenza di un precedente giudicato e per aver sollevato questioni nuove. Inoltre, la Corte ha specificato che la mancata riassunzione del processo dopo una precedente cassazione non estingue i capi della sentenza passati in giudicato, consolidando il concetto di giudicato parziale.
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Estinzione del giudizio: la pretesa fiscale non muore
Un contribuente contesta una cartella esattoriale, sostenendo la prescrizione del credito a seguito dell'estinzione del giudizio tributario. La Cassazione chiarisce che l'estinzione del giudizio tributario non estingue la pretesa, ma rende l'avviso di accertamento definitivo, facendo decorrere un nuovo termine di decadenza per la riscossione, che nel caso di specie è stato rispettato.
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Estinzione giudizio e decadenza: quando la cartella è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'estinzione del giudizio tributario, dovuto a mancata riassunzione, rende definitivo l'avviso di accertamento presupposto. Di conseguenza, il termine per notificare la cartella di pagamento è quello di decadenza, che inizia a decorrere dal momento in cui l'accertamento è divenuto definitivo, e non il termine di prescrizione. Nel caso di specie, la cartella era legittima perché notificata entro il termine di decadenza previsto dalla legge.
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Interruzione prescrizione: vale la copia non firmata?
Un agente di polizia municipale ha agito contro il Comune per ottenere il pagamento del lavoro festivo. Il Comune ha eccepito la prescrizione del diritto. La controversia è giunta in Cassazione sulla validità, ai fini dell'interruzione prescrizione, di una lettera di messa in mora la cui copia prodotta in giudizio era priva di firma. La Corte di Cassazione ha stabilito che la produzione in giudizio della copia della lettera, unitamente all'avviso di ricevimento della raccomandata, crea una presunzione di corrispondenza con l'originale ricevuto, sufficiente a interrompere la prescrizione, salvo prova contraria a carico del destinatario.
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Anatocismo bancario: la Cassazione sulle modifiche
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di anatocismo bancario, rigettando il ricorso di un istituto di credito. La Corte ha stabilito che l'introduzione della capitalizzazione trimestrale reciproca degli interessi, successiva alla delibera CICR del 2000, costituisce un peggioramento delle condizioni per il cliente rispetto alla nullità della clausola anatocistica precedente. Pertanto, tale modifica richiede una nuova pattuizione scritta e non può essere imposta unilateralmente o desunta da comportamenti concludenti.
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Prescrizione quinquennale: quando si applica ai sussidi
Una cittadina ha richiesto il pagamento di un sussidio mensile a un'amministrazione regionale. Sebbene il Giudice di Pace le avesse dato ragione, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione applicando la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello, chiarendo i limiti dell'appello contro le sentenze di equità e l'impossibilità di ricorrere all'azione di arricchimento senza causa quando il diritto principale è prescritto.
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Risarcimento danni tenuità fatto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che, pur dichiarando inammissibile l'appello della parte civile, aveva condannato l'imputato al risarcimento del danno. L'imputato era stato prosciolto in primo grado per particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha ravvisato una palese contraddizione, rinviando al giudice civile per una nuova valutazione sulla domanda di risarcimento danni tenuità del fatto, che deve essere autonomamente motivata.
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Cancellazione società: debiti e notifiche ai soci
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cancellazione di una società dal registro delle imprese non estingue i suoi debiti, ma innesca un fenomeno successorio in cui le obbligazioni si trasferiscono ai soci. Di conseguenza, un atto giudiziario, come un decreto ingiuntivo, emesso nei confronti della società estinta ma notificato a un socio illimitatamente responsabile, è un atto valido per interrompere la prescrizione del credito. La Corte ha respinto il ricorso di una socia che riteneva nullo l'atto perché indirizzato a un soggetto giuridico non più esistente.
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Prescrizione risoluzione contratto: l’effetto interruttivo
La Corte di Cassazione stabilisce che la domanda giudiziale per l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare interrompe la prescrizione anche per la successiva domanda di risoluzione. Il caso riguarda una compravendita immobiliare bloccata per irregolarità urbanistiche. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto per inadempimento dei promittenti venditori, rigettando la loro eccezione di prescrizione risoluzione contratto, poiché la prima azione legale aveva già interrotto il decorso dei termini.
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Garanzia per vizi: la parola del venditore conta
In una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione verbale del venditore sull'assenza di difetti rende operativa la garanzia per vizi, anche se questi erano facilmente riconoscibili. La Corte ha confermato la condanna del venditore alla riduzione del prezzo, chiarendo che la clausola di vendita "nello stato in cui si trova" è una mera clausola di stile e che una lettera di messa in mora è sufficiente a interrompere la prescrizione annuale dell'azione.
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Conflitto di giudicati: quale sentenza prevale?
La Cassazione chiarisce che in un apparente conflitto di giudicati, prevale la sentenza costitutiva che per prima ha modificato la realtà giuridica, anche se temporalmente anteriore. Il caso riguarda una dipendente pubblica retrocessa a seguito dell'annullamento di una graduatoria. Un successivo giudicato, che confermava la validità della stessa graduatoria ormai annullata, è stato ritenuto inefficace perché pronunciato su un "bene della vita" non più esistente. L'Amministrazione ha agito correttamente applicando gli effetti della prima sentenza a tutti gli interessati.
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Progressioni economiche: non sono un diritto automatico
Una dipendente pubblica, dopo aver ottenuto il riconoscimento di una qualifica superiore, ha richiesto le progressioni economiche orizzontali che l'ente aveva nel frattempo concesso ad altri colleghi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le progressioni economiche non costituiscono un diritto automatico se l'amministrazione dimostra che sono state attribuite sulla base di procedure selettive e meritocratiche, e non in modo indiscriminato a tutto il personale. La sentenza chiarisce anche importanti principi processuali, come quello del giudicato interno e l'inammissibilità del ricorso quando questo non contesta tutte le autonome motivazioni alla base della decisione impugnata.
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Conflitto tra giudicati: la sentenza che annulla vince
Un dipendente pubblico, demansionato a seguito di una sentenza che annullava la sua promozione, si opponeva basandosi su un'altra sentenza favorevole successiva. La Cassazione ha affrontato il tema del conflitto tra giudicati, stabilendo che una sentenza costitutiva che annulla un atto crea una realtà giuridica irreversibile. Di conseguenza, la seconda sentenza era inefficace e il demansionamento legittimo, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione.
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Fondo di garanzia Inps: serve il titolo esecutivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23620/2025, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il pagamento del TFR al Fondo di garanzia Inps. La Corte ha ribadito che l'accesso al Fondo è subordinato all'accertamento preventivo del credito tramite un titolo esecutivo o l'ammissione al passivo fallimentare. Questa condizione è un elemento costitutivo del diritto e non può essere derogata, neanche in caso di difficoltà pratiche come la chiusura del fallimento per mancanza di attivo e la cancellazione della società datrice di lavoro.
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