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Art. 2945 Codice Civile

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373 provvedimenti

Esercizio abusivo: dentista sanzionato dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare di un anno di sospensione a un odontoiatra per aver agevolato l'esercizio abusivo della professione da parte di un odontotecnico nel suo studio. L'ordinanza chiarisce che la doppia iscrizione all'Albo dei Medici e a quello degli Odontoiatri giustifica una duplice sanzione per la stessa condotta, senza violare il principio del ne bis in idem. La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione, specificando che il termine si interrompe durante il procedimento penale.
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Interruzione usucapione e azione di confine: la guida
In una controversia tra fratelli per un confine conteso, la Corte di Cassazione chiarisce che l'azione di regolamento dei confini è sufficiente a determinare l'interruzione usucapione. Questo perché tale azione legale include implicitamente la richiesta di restituzione della porzione di terreno indebitamente occupata, tutelando così il diritto del proprietario.
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Abuso del diritto: il contraddittorio è sempre obbligo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4003/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: l'avviso di accertamento basato su un presunto abuso del diritto è nullo se non preceduto dal contraddittorio con il contribuente. La Corte ha chiarito che questa garanzia procedurale si applica non solo ai casi di elusione specificamente previsti dalla legge (abuso tipizzato), ma anche a quelli riconducibili al più generale principio del divieto di abuso (abuso innominato). Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate aveva contestato una complessa operazione di ristrutturazione societaria, ma la sua pretesa è stata annullata per non aver dialogato preventivamente con i soci. La sentenza conferma che il diritto alla difesa del contribuente è un pilastro del procedimento tributario.
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Accertamento tecnico preventivo e prescrizione: la guida
La Cassazione conferma che l'avvio di un accertamento tecnico preventivo interrompe in modo permanente, e non solo istantaneo, la prescrizione per gravi difetti di costruzione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, condannata per vizi strutturali, validando l'uso della perizia ATP nel processo e la legittimità del mancato pagamento del saldo da parte del committente a fronte dei gravi inadempimenti.
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Prescrizione illecito disciplinare: da quando decorre?
Un dentista, sanzionato con la sospensione per aver diffamato una collega, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto il motivo sulla prescrizione dell'illecito disciplinare, stabilendo che il termine quinquennale decorre dal momento in cui l'infrazione è stata commessa, e non da quando l'organo disciplinare ne è venuto a conoscenza. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Prescrizione azione disciplinare: Cassazione decide
A un direttore di un noto settimanale veniva contestata la violazione dei doveri professionali per aver rivelato a un imprenditore l'identità del collega che gli aveva proposto un dossier sul suo conto. Sanzionato dall'Ordine, il giornalista ha percorso tutti i gradi di giudizio fino alla Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento per intervenuta prescrizione dell'azione disciplinare, cassando la sentenza senza rinvio e senza esaminare il merito della vicenda.
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Improcedibilità ricorso: onere prova notifica sentenza
Un ricorso in Cassazione è stato dichiarato improcedibile per mancata produzione della copia notificata della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che l'onere della prova della tempestività del ricorso, quando si invoca il termine breve, spetta al ricorrente. Questa omissione determina l'improcedibilità del ricorso, precludendo l'esame del merito.
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Responsabilità P.A.: l’ente risponde dei dipendenti
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità P.A. per un illecito commesso dai propri dipendenti, anche se l'ente non ha partecipato al processo penale. La sentenza chiarisce che, in virtù del nesso di immedesimazione organica, la condotta del funzionario è imputabile direttamente all'amministrazione. Inoltre, l'interruzione della prescrizione, avvenuta nei confronti dei dipendenti coobbligati in solido, si estende automaticamente anche all'ente pubblico, confermando la sua condanna al risarcimento del danno.
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Omessa vigilanza: responsabilità e prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28119/2025, affronta un caso di omessa vigilanza da parte di un'autorità di controllo su un intermediario finanziario fallito. La Corte stabilisce che la domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'intermediario interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'autorità, data la natura risarcitoria del credito e la responsabilità solidale. Tuttavia, annulla la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo all'effettiva sussistenza della colpa dell'autorità, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Produzione nuovi documenti appello: inammissibilità
Dei correntisti hanno impugnato in Cassazione la decisione che riteneva prescritto il loro diritto alla restituzione di somme. Hanno tentato di introdurre prove documentali nuove nella fase di appello per dimostrare l'interruzione della prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo le rigide regole sulla produzione nuovi documenti appello e specificando che l'omessa impugnazione di una delle diverse ragioni giuridiche autonome (ratio decidendi) che sorreggono una sentenza rende inutile la contestazione delle altre.
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Ricorso non notificato: le conseguenze fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2717/2024, ha stabilito che un ricorso non notificato all'Amministrazione Finanziaria, sebbene depositato presso la commissione tributaria, non instaura un valido rapporto processuale. Di conseguenza, la successiva declaratoria di inammissibilità non equivale a un giudicato sostanziale e non fa scattare il termine di prescrizione decennale per la riscossione. In questo caso, l'appello dell'Agenzia delle Entrate è stato dichiarato inammissibile anche per violazione del principio di autosufficienza, non avendo allegato la sentenza precedente su cui basava le sue pretese.
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Prescrizione del credito: la firma è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2335/2024, ha rigettato il ricorso di una società creditrice, confermando l'estinzione del suo diritto per intervenuta prescrizione del credito. Il caso verteva sull'efficacia di lettere di messa in mora non sottoscritte dal mittente. La Corte ha stabilito che la firma è un elemento essenziale dell'atto, la cui assenza impedisce di attribuire la paternità della dichiarazione e, di conseguenza, di produrre l'effetto interruttivo della prescrizione. Di conseguenza, il credito è risultato irrimediabilmente prescritto.
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Prescrizione danni: quando inizia a decorrere?
Due proprietari hanno citato in giudizio un comune per i danni causati da una frana. Dopo un lungo iter legale, la Corte d'Appello ha dichiarato il diritto al risarcimento estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che il termine per la prescrizione danni non decorre dal momento in cui il danno si manifesta, ma da quando la sua causa è ragionevolmente accertabile. Ha inoltre stabilito che una domanda giudiziale, anche se introdotta tardivamente in un precedente procedimento, è idonea a interrompere la prescrizione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Prescrizione risarcimento danni: quando inizia?
La Corte di Cassazione chiarisce il momento da cui decorre la prescrizione per il risarcimento danni contro una banca. Nel caso di specie, un imprenditore, dopo la chiusura della sua attività, agiva per i danni derivanti da presunti tassi usurari. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione risarcimento danni decorre dal momento in cui il danno si manifesta (la chiusura dell'attività) e non dalla sentenza che accerta l'illecito. Inoltre, l'opposizione a un decreto ingiuntivo non interrompe la prescrizione per una separata azione di danno.
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Cancellazione società: illegittimo l’avviso fiscale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 993/2024, ha annullato senza rinvio un avviso di accertamento notificato a una società già estinta. Il caso verteva sulla legittimità di un atto impositivo emesso nei confronti di una S.r.l. dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese, avvenuta prima dell'entrata in vigore della normativa che estende il potere impositivo per cinque anni. La Corte ha ribadito che la cancellazione società ha un effetto estintivo immediato e che la nuova legge non è retroattiva. Pertanto, la notifica a un soggetto giuridicamente inesistente è radicalmente nulla.
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Usucapione: la divisione ereditaria interrompe i termini
Una coppia rivendicava l'usucapione di un fondo agricolo posseduto per decenni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che un precedente giudizio di divisione ereditaria aveva interrotto i termini necessari per l'usucapione. Inoltre, è stato accertato che il possesso non era esclusivo, ma esercitato in 'compossesso' con altri familiari, elemento che osta all'acquisto della proprietà.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata attuazione delle direttive comunitarie sulla retribuzione. La questione centrale del caso riguarda la prescrizione medici specializzandi. La Corte di Cassazione, richiamando una precedente decisione delle Sezioni Unite, ha dichiarato il diritto prescritto. Ha stabilito che, sebbene un'azione legale interrompa la prescrizione, tale effetto viene meno se il processo si estingue per inattività delle parti (perenzione), e gli atti interlocutori emessi durante tale processo non possono 'salvare' il diritto dalla prescrizione.
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Rateizzazione debito tributario: interrompe la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32679/2024, ha stabilito che la richiesta di rateizzazione di un debito tributario costituisce un atto di riconoscimento del debito stesso, con conseguente interruzione della prescrizione. L'Agente della Riscossione aveva impugnato una sentenza di secondo grado che aveva dichiarato prescritti alcuni crediti tributari nonostante il contribuente avesse presentato un'istanza per pagarli a rate. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che la rateizzazione del debito tributario, pur non essendo una rinuncia a contestare la pretesa, è incompatibile con l'eccezione di prescrizione e ha chiarito che per i tributi erariali si applica il termine decennale.
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Giudicato favorevole socio: effetti sull’accertamento
Un socio di una società di persone impugnava una cartella di pagamento per IRPEF. Sebbene il suo giudizio personale si fosse estinto, una successiva sentenza passata in giudicato ha annullato l'accertamento fiscale presupposto nei confronti della società. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo giudicato favorevole si estende automaticamente al socio, determinando la caducazione del suo accertamento e, di conseguenza, della cartella di pagamento, accogliendo il ricorso del contribuente.
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Difetto di legittimazione ad impugnare e giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze del difetto di legittimazione ad impugnare. Un fornitore otteneva un decreto ingiuntivo contro un committente. In un separato giudizio, il contratto veniva risolto per inadempimento del fornitore. L'appello contro la risoluzione veniva proposto da una società diversa dalla ditta individuale originaria, senza provare la successione nel rapporto. La Cassazione, in un precedente giudizio, aveva dichiarato l'appello inammissibile. Nella sentenza attuale, la Corte conferma che la sentenza di primo grado è passata in giudicato nei confronti della ditta individuale (che non aveva appellato) e che l'appello inammissibile della società non ha interrotto tale processo. Di conseguenza, gli eredi del fornitore sono stati condannati a restituire le somme incassate in forza del decreto ingiuntivo, ormai revocato.
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