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Art. 2943 Codice Civile — Anno 2026

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112 provvedimenti

Altri anni per Art. 2943 Codice Civile

Annotazione trasferimento ipoteca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione analizza la questione dell'annotazione trasferimento ipoteca ex art. 2843 c.c. in caso di cessione del credito. Il nodo centrale riguarda se tale formalità debba precedere il pignoramento per essere opponibile agli altri creditori. Data la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, la Corte ha rinviato la causa in pubblica udienza per una valutazione approfondita sulla natura costitutiva o dichiarativa dell'annotazione.
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Liquidazione quota sociale: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli eredi di un socio defunto alla liquidazione quota sociale dopo il recesso. La sentenza stabilisce che l'onere di provare il valore della quota grava sulla società e che la risoluzione di un precedente accordo transattivo non novativo fa rivivere l'obbligazione originaria di liquidazione monetaria, comprensiva di interessi moratori decorrenti dalla scadenza dei termini legali.
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Prescrizione buoni postali: il calcolo del termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione buoni postali inizia a decorrere dalla data esatta di scadenza del titolo e non dal termine dell'anno solare. La sentenza precisa inoltre che eventuali carenze informative da parte dell'intermediario, come la mancata consegna del foglio analitico, non sospendono il termine decennale, trattandosi di impedimenti di mero fatto che non bloccano l'inerzia del titolare.
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Prova usucapione: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto ha richiesto il riconoscimento dell'usucapione su due terreni posseduti da lungo tempo. La sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello per carenza di prove. In Cassazione, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non ha impugnato tutte le ragioni autonome e sufficienti della decisione precedente, concentrandosi solo su alcuni aspetti. La Corte ha sottolineato che la mancata contestazione anche di una sola delle motivazioni, come quella sulla carente prova usucapione, rende l'intero ricorso inutile.
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Interesse ad agire: quando impugnare l’estratto di ruolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che aveva impugnato un estratto di ruolo lamentando la mancata notifica di avvisi di addebito e cartelle di pagamento. La Corte ha confermato che, per poter agire, è necessario dimostrare un pregiudizio specifico e concreto, un requisito noto come 'interesse ad agire qualificato'. Questa regola si applica non solo alle cartelle di pagamento ma anche agli avvisi di addebito degli enti previdenziali, rendendo inammissibile un'azione legale volta solo a una verifica generale della propria posizione debitoria.
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Atto interruttivo prescrizione: la nota informale
Un dipendente di un'azienda sanitaria ha rivendicato differenze retributive per mansioni superiori svolte dal 1998. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava valore di atto interruttivo prescrizione a una nota del 2005, ritenendo prescritti i crediti più datati. La valutazione dell'idoneità di tale atto è un'indagine di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità.
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Massimale pensionistico: illegittimo per le vecchie pensioni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza, confermando l'illegittimità dell'applicazione di un massimale pensionistico a un professionista la cui pensione è iniziata prima del 1° gennaio 2007. La Corte ha ribadito che, prima della L. 296/06, le Casse non avevano il potere di imporre tetti alle pensioni. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per i ratei arretrati.
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Prescrizione contributi previdenziali: guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce i termini della prescrizione contributi previdenziali in un caso complesso. Un ex lavoratore in prepensionamento ha perso la causa per l'adeguamento dei contributi perché il diritto dell'ente previdenziale a riscuoterli si era estinto per prescrizione quinquennale. La Corte ha stabilito che le questioni assorbite in un grado di giudizio possono essere riesaminate in sede di rinvio e che le azioni del lavoratore non interrompono la prescrizione, essendo un onere del solo ente creditore.
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Motivazione apparente: annullato decreto del Tribunale
Una ex dipendente di un ente pubblico in liquidazione ha impugnato il rigetto delle sue pretese creditorie. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ravvisando una motivazione apparente nel decreto del Tribunale. Quest'ultimo, infatti, non aveva fornito una reale giustificazione per respingere le domande della lavoratrice, fondate peraltro su precedenti sentenze definitive. La decisione è stata annullata con rinvio, affermando il principio per cui ogni provvedimento giurisdizionale deve essere sorretto da un'argomentazione logica e comprensibile.
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Prova contraria: quando è ammissibile la richiesta
La Corte di Cassazione ha chiarito i termini per l'ammissione della prova contraria. In un caso riguardante una richiesta di indennizzo assicurativo, la compagnia eccepiva la prescrizione. Le società assicurate producevano una diffida per dimostrare l'interruzione dei termini, ma l'assicurazione ne contestava la ricezione. La Cassazione ha stabilito che la richiesta di prova testimoniale, avanzata dalle società nella terza memoria istruttoria per confermare la consegna della diffida, era tempestiva e ammissibile, in quanto costituiva una reazione diretta alle contestazioni sollevate dalla compagnia nella seconda memoria. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente ritenuto tardiva tale richiesta.
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Prescrizione pena pecuniaria: quando si ferma?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 833/2026, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione della pena pecuniaria. Il caso riguardava un soggetto condannato a una pena pecuniaria nel 2003, il quale sosteneva l'avvenuta prescrizione. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il termine di prescrizione cessa di decorrere non con la notifica della cartella esattoriale, ma nel momento precedente dell'iscrizione a ruolo del debito. Questo atto, infatti, manifesta la volontà dello Stato di procedere alla riscossione, interrompendo l'inerzia che porterebbe all'estinzione della pena.
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Usucapione ventennale: il termine deve maturare prima?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione ventennale. Un soggetto aveva avviato una causa per l'usucapione di un terreno prima del compimento dei 20 anni di possesso, confidando che il termine maturasse nel corso del giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tutti i requisiti per l'usucapione, incluso il decorso del ventennio, devono essere già soddisfatti al momento della proposizione della domanda giudiziale. Il possesso esercitato dopo l'inizio della causa è irrilevante ai fini del perfezionamento del diritto.
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