Un cittadino straniero, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha impugnato la custodia cautelare in carcere. La difesa lamentava la mancata traduzione dell'ordinanza nella lingua madre dell'indagato e l'assenza di un interprete durante l'interrogatorio di garanzia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata traduzione non rende nullo il provvedimento, ma sposta semplicemente il termine per presentare il ricorso. Inoltre, i giudici hanno confermato la validità della misura poiché sussistono gravi indizi di colpevolezza e un pericolo attuale di reiterazione del reato. Lo straniero, identificato come scafista dai migranti trasportati, resta in carcere per evitare che possa tornare a compiere attività illecite legate al traffico di esseri umani.
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