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Art. 2934 Codice Civile

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487 provvedimenti

Prescrizione assegno vitalizio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17448/2025, ha stabilito che per l'assegno vitalizio dovuto alle vittime del dovere, la prescrizione decennale non estingue il diritto in sé, ma solo i singoli ratei maturati oltre dieci anni prima della domanda. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato l'intero diritto prescritto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Vittima del dovere: prescrizione e benefici
Un servitore dello Stato, ferito durante un'operazione, ha richiesto il riconoscimento dello status di 'vittima del dovere' e i relativi benefici. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: mentre lo status di 'vittima del dovere' è imprescrittibile, il diritto ai benefici economici, come la speciale elargizione, si prescrive in dieci anni. Tale termine decorre dal momento in cui la legge ha previsto il beneficio, non dalla data di formale riconoscimento dello status. Di conseguenza, sono stati respinti sia il ricorso del cittadino sulla prescrizione dei benefici, sia quello dell'Amministrazione che sosteneva la prescrittibilità dello status stesso.
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Prescrizione crediti tributari: l’atto interruttivo
Una società ha impugnato un avviso di intimazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei crediti tributari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la mancata impugnazione di un atto interruttivo della prescrizione (come un avviso di intimazione) impedisce al contribuente di sollevare la questione in un momento successivo. Tale omissione, infatti, consolida la pretesa del fisco e fa decorrere un nuovo termine di prescrizione dalla notifica dell'atto stesso.
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Qualificazione giuridica: contratto di vendita o no?
Un professionista contestava un debito per forniture editoriali, sostenendo la prescrizione breve di 5 anni tipica degli abbonamenti. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la qualificazione giuridica del contratto come vendita. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria di 10 anni, poiché il pagamento rateizzato è solo una modalità di adempimento di un'obbligazione unitaria e non configura un contratto di durata.
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Interruzione prescrizione: atto generico non basta
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di compensi professionali senza le trattenute IRAP. I tribunali di merito hanno respinto gran parte della domanda a causa della prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e chiarendo che, per una valida interruzione prescrizione, l'atto deve specificare in modo inequivocabile la pretesa, cosa non avvenuta con una generica richiesta di differenze retributive.
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Saldo rettificato: la Cassazione chiarisce i calcoli
In una controversia su un conto corrente, la Corte di Cassazione ha stabilito due principi fondamentali. Primo, per calcolare la prescrizione del diritto alla restituzione di somme indebite, si deve utilizzare il cosiddetto 'saldo rettificato', ovvero il saldo del conto depurato da tutte le voci illegittimamente addebitate dalla banca, e non il saldo contabile originale. Secondo, in caso di cessione di una banca in crisi, la banca acquirente non risponde dei debiti derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione, poiché tali passività non sono considerate funzionali all'esercizio della nuova impresa bancaria. La Corte ha quindi accolto il primo motivo del ricorso del correntista e respinto il secondo, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato sul corretto principio del saldo rettificato.
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Notifica cartella di pagamento: onere della prova
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo la mancata e invalida notifica delle cartelle esattoriali presupposte e l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso del contribuente sia quello incidentale dell'Agente della Riscossione. Ha chiarito che per provare la notifica della cartella di pagamento, l'agente della riscossione deve produrre l'avviso di ricevimento, che fa fede fino a querela di falso. La Corte ha inoltre ribadito la differenza nei termini di prescrizione: decennale per i tributi e quinquennale per sanzioni e interessi.
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Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
Con l'ordinanza n. 16186/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile. A differenza dei singoli benefici economici, che sono soggetti alla prescrizione decennale, l'azione per l'accertamento di questa condizione personale non ha limiti di tempo. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva respinto la domanda di un dipendente pubblico basandosi erroneamente sulla prescrizione dello status stesso.
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Vittima del dovere: status negato per casco non idoneo
Un operatore delle forze dell'ordine, infortunatosi in un incidente motociclistico durante il servizio, ha richiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere, attribuendo l'aggravarsi delle lesioni a un casco in dotazione ritenuto inadeguato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere tale status non basta un infortunio in servizio o l'uso di equipaggiamento non tecnologicamente avanzato. È indispensabile dimostrare l'esposizione a rischi straordinari, superiori alla normalità del proprio incarico, condizione che nel caso di specie non è stata riscontrata.
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Prescrizione crediti erariali: quando è decennale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16597/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro una comunicazione di iscrizione ipotecaria. La Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali per imposte come IRPEF, IVA e IRAP è decennale e non quinquennale. Inoltre, ha confermato la legittimità dell'Agente della Riscossione di avvalersi di avvocati del libero foro per la propria difesa in giudizio, senza necessità di specifiche delibere.
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Risarcimento medici: la Cassazione sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione frequentati tra il 1980 e il 1994. L'ordinanza conferma il principio consolidato secondo cui il termine di prescrizione decennale per il diritto al risarcimento dei medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999, rendendo le azioni successive tardive e quindi estinte.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’interesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15905/2025, chiarisce i nuovi e stringenti limiti per l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Un contribuente, ex socio di una società, aveva contestato un debito IVA appreso solo tramite estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), stabilendo che l'impugnazione è ammissibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici. In assenza di tale prova, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse ad agire.
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Uso aziendale: come si revoca? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro non può revocare un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la non assorbibilità del superminimo, semplicemente smettendo di applicarlo. Analizzando il caso di alcuni lavoratori di una società di telecomunicazioni, la Corte ha chiarito che per la revoca è necessario un atto formale, una "disdetta" giustificata da un mutamento di circostanze e comunicata esplicitamente a tutti i dipendenti. La sentenza di appello, che aveva dato ragione all'azienda, è stata annullata con rinvio.
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Anzianità di servizio: imprescrittibile per la Cassazione
Una lavoratrice del settore universitario ha richiesto la ricostruzione della sua carriera e l'adeguamento retributivo basati sulla sua anzianità di servizio maturata fin dal 1979. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, ritenendola prescritta. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'anzianità di servizio, in quanto mero fatto giuridico, non è soggetta a prescrizione. Mentre i diritti economici derivanti, come gli arretrati, possono prescriversi, il diritto all'accertamento della corretta anzianità non si estingue. La Corte ha inoltre chiarito che l'eccezione di rinuncia alla prescrizione può essere sollevata per la prima volta anche in appello.
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Cancellazione società e crediti: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei crediti di una società cancellata dal registro delle imprese. La sentenza stabilisce che la cancellazione non comporta una rinuncia automatica ai crediti, anche se non iscritti nel bilancio finale di liquidazione. Tali crediti si trasferiscono ai soci in un fenomeno successorio. Spetta al debitore dimostrare l'eventuale rinuncia esplicita da parte della società creditrice. Nel caso specifico, il socio unico di una società cancellata è stato ritenuto legittimato a proseguire l'azione legale contro una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite.
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Mutuo solutorio: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19347/2025, interviene su un complesso caso di mutuo solutorio, ovvero un finanziamento concesso per estinguere debiti pregressi con lo stesso istituto di credito. La Corte conferma la validità di tale contratto, specificando che l'accredito della somma sul conto corrente del debitore ne sancisce la 'disponibilità giuridica', anche se l'importo viene immediatamente utilizzato per ripianare altre esposizioni. Tuttavia, la sentenza accoglie i motivi di ricorso relativi all'usura, cassando la decisione d'appello. Viene stabilito che il giudice di merito dovrà riesaminare se il tasso di mora superi la soglia usura, applicando i corretti principi di calcolo indicati dalle Sezioni Unite, e dovrà valutare nel merito la domanda di 'usura in concreto', che era stata erroneamente definita generica.
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Vittime del dovere: la prescrizione dei benefici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19410/2025, si è pronunciata sulla prescrizione dei benefici per le vittime del dovere. Ha confermato che la richiesta di riconoscimento dello status è imprescrittibile. Tuttavia, ha stabilito che il diritto a percepire la speciale elargizione una tantum si prescrive in dieci anni, con decorrenza non dal riconoscimento dello status, ma dalla data di entrata in vigore della normativa che ha esteso il beneficio (D.P.R. 243/2006). La Corte ha quindi accolto il ricorso del Ministero su questo specifico punto, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione Danno Contratti a Termine: La Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione danno contratti a termine nel pubblico impiego. In un caso di abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato, il termine decennale di prescrizione per richiedere il risarcimento del danno non decorre da ogni singolo contratto, ma dall'ultimo rapporto di lavoro. Di conseguenza, tutti i contratti della serie, anche quelli stipulati oltre dieci anni prima, devono essere considerati per la quantificazione del danno subito dal lavoratore.
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Debiti da lavoro: la Cassazione sulla manleva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di due società di trasporto, una cedente e una cessionaria, per il pagamento di permessi compensativi non goduti dai lavoratori. Il ricorso della società cedente, che contestava la propria responsabilità e l'interpretazione di una clausola di manleva, è stato respinto. La Corte ha chiarito che i debiti da lavoro sorti prima della cessione restano a carico del datore di lavoro originario e che la manleva opera correttamente per le passività non esposte in bilancio, proteggendo l'acquirente. La decisione consolida i principi di responsabilità nella gestione dei debiti da lavoro durante le operazioni di trasferimento aziendale.
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Ingiunzione fiscale: prova e giudicato penale
Un imprenditore agricolo contesta un'ingiunzione fiscale per il recupero di fondi UE percepiti indebitamente. La Cassazione, rigettando il ricorso, chiarisce che nell'opposizione a un'ingiunzione fiscale, l'onere della prova grava sull'ente pubblico, il quale può legittimamente basare la propria pretesa sulle risultanze di una sentenza penale di condanna passata in giudicato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni di prescrizione e l'introduzione di nuove questioni in appello.
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