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Art. 2934 Codice Civile — Anno 2024

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138 provvedimenti

Altri anni per Art. 2934 Codice Civile

Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9449/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo lo status di vittima del dovere. Il caso riguardava la richiesta di una madre per il figlio militare, deceduto durante un'esercitazione. La Corte ha confermato che il diritto al riconoscimento dello status è imprescrittibile, in quanto condizione giuridica permanente. Tuttavia, i singoli ratei dei benefici economici maturati oltre il decennio anteriore alla domanda amministrativa sono soggetti a prescrizione. Il ricorso del Ministero della Difesa è stato quindi respinto.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8715/2024, ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante i loro corsi negli anni '80. La Corte ha confermato il principio della prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il termine decennale per l'azione risarcitoria è iniziato a decorrere il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Ha inoltre chiarito i criteri di calcolo per l'aumento delle spese legali in cause con più parti.
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Giudicato penale: limiti in un’azione di responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità civile di alcuni amministratori di una società fallita per non aver recuperato crediti essenziali. La Corte stabilisce che un'assoluzione in un processo penale per fatti simili non blocca l'azione civile, se questa è stata avviata prima. Viene ribadito il principio di autonomia tra giudizio civile e penale, sottolineando come il giudicato penale abbia un'efficacia limitata in tali circostanze.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7984/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione dei corsi frequentati tra il 1979 e il 1993. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione decennale del diritto decorre dal 27 ottobre 1999. Poiché l'azione legale è stata avviata nel 2011, il diritto è stato ritenuto estinto per decorrenza dei termini.
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Giudicato esterno: quando una causa è già decisa?
Un proprietario di un appartamento ha intentato una seconda causa per la rimozione di un pluviale condominiale dal proprio balcone, dopo che una prima azione era stata respinta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio del giudicato esterno, poiché il nucleo fondamentale della controversia era già stato deciso in modo definitivo nel precedente giudizio, rendendo irrilevante la diversa qualificazione giuridica della nuova domanda.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7446/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione per la rivalutazione contributiva da esposizione ad amianto. Un lavoratore si era visto negare il beneficio dalla Corte d'Appello, la quale aveva fatto decorrere il termine decennale di prescrizione dalla data del pensionamento. La Cassazione ha cassato la sentenza, chiarendo che il termine di prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto effettiva conoscenza o poteva avere conoscenza del suo diritto, ovvero dell'esposizione nociva. La causa è stata rinviata per un nuovo esame basato su questo principio.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7373/2024, ha confermato la prescrittibilità del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Il termine decennale di prescrizione decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce consapevolezza dell'esposizione, momento che la Corte ha identificato con la presentazione della domanda di certificazione all'INAIL. Una successiva domanda all'INPS, presentata oltre dieci anni dopo tale data, è stata quindi ritenuta tardiva.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7279/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di prescrizione della rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Un lavoratore si è visto negare il beneficio dalla Corte d'Appello, la quale aveva fissato l'inizio del termine decennale di prescrizione alla data del pensionamento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il termine non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto effettiva conoscenza o poteva avere conoscenza del suo diritto. La sola data di pensionamento non è un elemento sufficiente a dimostrare tale consapevolezza.
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Interruzione della prescrizione: valutazione del giudice
Un'agenzia regionale ha citato in giudizio un Comune per ottenere l'indennità di occupazione di un terreno. Il Comune ha eccepito l'avvenuta prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, confermando la decisione di merito, ha stabilito che la valutazione sull'idoneità di un atto a determinare l'interruzione della prescrizione costituisce un apprezzamento di fatto, riservato al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici o errori di diritto. Nel caso di specie, le comunicazioni dell'agenzia non contenevano una chiara richiesta di pagamento, risultando inidonee a interrompere il termine.
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Prescrizione bancaria: onere della prova del fido
In un caso di opposizione a un'esecuzione immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato la questione della prescrizione bancaria per la restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte ha stabilito che l'onere della prova sull'esistenza di un contratto di apertura di credito (fido) grava sul correntista. In assenza di tale prova, i versamenti su un conto in passivo si considerano solutori, facendo decorrere il termine di prescrizione da ogni singolo pagamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per aver erroneamente presunto la natura ripristinatoria delle rimesse.
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Onere della prova: Cassazione e conti correnti
Una società ha citato in giudizio una banca per l'applicazione di interessi anatocistici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6982/2024, ha respinto il ricorso della banca, consolidando importanti principi sull'onere della prova. In particolare, ha stabilito che nell'azione di ripetizione del cliente, in caso di documentazione incompleta, si può partire dal primo saldo a debito non contestato. La Corte ha chiarito le regole probatorie e il decorso della prescrizione, offrendo una guida fondamentale per le controversie bancarie.
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Prescrizione Medici Specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione tra il 1984 e il 1993. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando la prescrizione del diritto. Il termine decennale per l'azione di risarcimento è stato fissato al 27 ottobre 1999. La domanda, presentata nel 2015, è stata ritenuta tardiva, consolidando un orientamento giurisprudenziale sulla prescrizione per i medici specializzandi.
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Prescrizione rimesse solutorie: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6684/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una correntista contro una banca. Il caso verteva sulla richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte ha ribadito principi chiave sulla prescrizione rimesse solutorie, confermando che l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca può essere generica e che spetta al cliente l'onere di provare l'esistenza di un contratto di apertura di credito per qualificare i versamenti come ripristinatori e non solutori, dai quali decorre la prescrizione decennale.
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Prescrizione cartella esattoriale: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento per un tributo locale del 1999, sostenendo la prescrizione della cartella esattoriale maturata nel decennio tra la notifica della cartella (2005) e l'intimazione (2015). I giudici di merito avevano respinto il ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, affermando che l'eccezione di prescrizione maturata dopo la notifica della cartella è ammissibile e va esaminata nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità promotore finanziario: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice contro un promotore finanziario e due banche. L'ordinanza sottolinea l'impossibilità di contestare in sede di legittimità l'accertamento dei fatti operato dalla Corte d'Appello, in particolare riguardo al momento in cui l'investitrice ha avuto conoscenza del danno ai fini della prescrizione. La decisione conferma che la mancata prova del conferimento di un incarico al promotore e la corretta valutazione della decorrenza della prescrizione sono elementi decisivi che, se stabiliti nei gradi di merito, non possono essere riesaminati dalla Cassazione.
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Prescrizione crediti tributari: no 10 anni senza sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5899/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione crediti tributari. La mancata impugnazione di una cartella di pagamento non trasforma automaticamente il termine di prescrizione in quello ordinario di dieci anni. Salvo la presenza di una sentenza passata in giudicato, si applicano i termini di prescrizione più brevi previsti per i singoli tributi, sanzioni e interessi. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente, cassando la decisione di merito che aveva erroneamente applicato la prescrizione decennale a tasse automobilistiche e relativi accessori.
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Travisamento della prova: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 5792/2024, ha risolto un contrasto giurisprudenziale sul tema del travisamento della prova. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di un'opera d'arte da parte degli eredi di un artista a una galleria nazionale. La Corte ha stabilito che il travisamento della prova, inteso come errore percettivo del giudice su un dato probatorio, non costituisce un autonomo motivo di ricorso per cassazione. Il rimedio corretto è l'impugnazione per revocazione. Se l'errore riguarda invece la valutazione della prova, esso è insindacabile, a meno che non si traduca in un vizio motivazionale che scende al di sotto del 'minimo costituzionale'. Di conseguenza, il ricorso degli eredi è stato respinto.
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Ricorso inammissibile: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due soci di una società conduttrice contro una sentenza di condanna al pagamento di canoni di locazione e penali. Il ricorso è stato giudicato tale per una serie di vizi procedurali, tra cui la mancanza di specificità dei motivi, il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti e la mancata contestazione della ratio decidendi della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito, sottolineando l'importanza di redigere un ricorso che rispetti rigorosamente i requisiti formali previsti dal codice di procedura civile.
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Prescrizione amianto: la decorrenza è la consapevolezza
Un pensionato ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione all'amianto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che la prescrizione amianto decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione. L'onere di provare tale consapevolezza spetta all'ente previdenziale che eccepisce la prescrizione.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4742/2024, ha stabilito che il diritto alla rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto si estingue per prescrizione decennale. Il termine decorre dalla data di pensionamento, momento in cui il lavoratore ha conoscenza della lesione del proprio diritto. La Corte chiarisce che la prescrizione rivalutazione contributiva estingue il diritto in sé, non solo i singoli ratei, data la sua natura autonoma rispetto al diritto alla pensione.
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