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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2024

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1249 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Giudicato interno: appello inammissibile per lite estinta
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dipendente sanitario che chiedeva una progressione di carriera basandosi su un presunto giudicato interno. La Corte ha stabilito che la sentenza precedente non era mai passata in giudicato, poiché il relativo processo si era estinto per mancata riassunzione dopo un rinvio della stessa Cassazione. L'appello è stato quindi respinto per carenza del suo presupposto fondamentale.
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Esenzione IMU enti religiosi: la Cassazione decide
Un ente religioso contesta avvisi di accertamento IMU, sostenendo di aver diritto all'esenzione per l'uso istituzionale degli immobili. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, l'ente si rivolge alla Corte di Cassazione. La Corte, prima di pronunciarsi nel merito della questione sull'esenzione IMU enti religiosi, emette un'ordinanza interlocutoria. Con tale provvedimento, dispone l'acquisizione del fascicolo del giudizio di secondo grado per verificare una cruciale eccezione procedurale sollevata dall'ente, relativa alla possibile inammissibilità dell'appello del Comune.
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Errore di fatto revocatorio: quando non è ammissibile
Una contribuente ha impugnato per revocazione una sentenza tributaria sfavorevole, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'errata valutazione delle prove non costituisce un errore di fatto revocatorio e che, in presenza di un contrasto tra giudicati già eccepito in appello, il rimedio corretto è il ricorso per cassazione, non la revocazione. La scelta del rimedio processuale errato ha reso inammissibile l'azione della contribuente.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Un contribuente ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto relativo all'esistenza di un precedente giudicato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio è solo una svista percettiva e non un errore di valutazione giuridica. La Corte aveva infatti esaminato e interpretato il giudicato esterno, compiendo un'attività di giudizio non sindacabile con la revocazione.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti della Cassazione
I dipendenti di un ente pubblico fallito hanno agito contro una Regione per l'esecuzione di una sentenza favorevole al loro ex datore di lavoro. Il Consiglio di Stato ha negato la loro legittimazione ad agire. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un errore procedurale, anche grave, del giudice amministrativo non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale, confermando così i rigidi confini tra le diverse giurisdizioni.
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Notifica atti fiscali: la Cassazione sulla nullità
Un ex amministratore di una SRL viene perseguito per debiti fiscali della società. I giudici di merito annullano gli atti di riscossione, negando la sua responsabilità personale. La Corte di Cassazione, però, cassa la decisione e rinvia la causa, stabilendo che il giudice deve prima verificare la regolarità della notifica atti fiscali delle cartelle di pagamento originarie. Se queste non sono state impugnate, la pretesa è definitiva e non può essere ridiscussa nel merito.
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Notifica rendita catastale: quando è valida ai fini IMU?
Una società contesta un avviso di accertamento IMU basato su una nuova rendita catastale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto è nullo perché la notifica della rendita catastale non era mai stata effettuata al nuovo proprietario dell'immobile, rendendola inefficace ai fini fiscali secondo la normativa vigente.
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Contratto a tempo determinato: la Cassazione decide
La Cassazione rinvia a pubblica udienza il caso di un contratto a tempo determinato con un ente pubblico. La Corte deve valutare se il giudice d'appello poteva dichiarare la nullità per mancanza di causale, quando in primo grado la nullità era stata dichiarata solo per mansioni diverse. Si discute anche il divieto di conversione in rapporto a tempo indeterminato per gli enti pubblici.
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Aliunde perceptum: quando dedurlo nel processo?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la deduzione dell'aliunde perceptum. In un caso di contratto a tempo determinato illegittimo, un'azienda è stata condannata a pagare le retribuzioni mancate. In fase di esecuzione, ha tentato di detrarre i guadagni alternativi della lavoratrice. La Corte ha stabilito che tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di merito e non in fase esecutiva, poiché il titolo esecutivo, ormai passato in giudicato, non poteva essere modificato. La deduzione è possibile solo per i redditi percepiti dopo che la sentenza è divenuta definitiva.
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Giudicato esterno: quando non vale in Cassazione
In una complessa vicenda immobiliare, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società acquirente, stabilendo principi chiave sulla gestione del giudicato esterno. La Corte ha chiarito che se una sentenza definitiva contrastante emerge durante il giudizio d'appello, la parte interessata deve utilizzare lo strumento della revocazione e non il ricorso per cassazione per far valere il vizio. La sentenza ha inoltre confermato che l'oggetto di una compravendita era limitato a una sola porzione di un complesso immobiliare, come accertato nei gradi di merito.
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Responsabilità solidale: cessione d’azienda e debiti
Una società cessionaria impugnava una cartella per debiti fiscali della cedente, invocando la propria estraneità. La Cassazione ha confermato la responsabilità solidale del cessionario, chiarendo che il giudicato contro la cedente è opponibile e che la motivazione della cartella era sufficiente, essendo basata sulla cessione d'azienda.
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Nomina dirigenti PA: legali vs manageriali
Una legale di un'azienda sanitaria pubblica ha contestato la nomina di un collega a direttore dell'ufficio legale, sostenendo che la sua maggiore esperienza forense dovesse essere decisiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che nella nomina dirigenti PA l'amministrazione può legittimamente dare priorità alle competenze manageriali, specialmente per ruoli con responsabilità di budget e programmazione, senza che tale scelta sia di per sé illegittima.
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Inammissibilità ricorso cassazione: le regole del gioco
Una società di costruzioni e un suo socio hanno presentato ricorso in Cassazione contro una banca, lamentando la gestione di due conti correnti e la mancata riunione di due procedimenti connessi in primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, sottolineando che la decisione di non riunire le cause rientra nel potere discrezionale del giudice e non è motivo di nullità della sentenza. Inoltre, i motivi del ricorso sono stati giudicati inammissibili per la loro formulazione confusa, che mescolava diverse tipologie di censure procedurali e di merito, violando i requisiti formali richiesti per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una società appaltatrice chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per errore di fatto, sostenendo la mancata valutazione di giudicati esterni. La Corte dichiara il ricorso inammissibile: non c'è errore di fatto se i precedenti invocati, pur simili, riguardano vicende contrattuali diverse e non costituiscono giudicato.
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Prescrizione decennale: quando si applica alle cartelle
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riscossione di un'imposta, fondata su un avviso di accertamento divenuto definitivo a seguito di una sentenza passata in giudicato, è soggetta alla prescrizione decennale (actio iudicati) e non ai più brevi termini di decadenza. Questo principio si applica anche se la sentenza che ha reso definitivo l'accertamento è una pronuncia di rito, come una declaratoria di inammissibilità del ricorso del contribuente. La Corte ha rigettato il ricorso di una socia di una società di persone che contestava una cartella di pagamento per IRPEF, sostenendo che il titolo della riscossione era ormai la sentenza e non più l'originario avviso di accertamento.
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Giudicato esterno: effetti sul recupero di somme
Un Ente Regionale ha agito in giudizio contro una Struttura Sanitaria Privata per ottenere la restituzione di somme ritenute indebitamente versate per prestazioni sanitarie. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che l'azione di restituzione era improponibile. La ragione risiede nel principio del giudicato esterno, formatosi a seguito di due decreti ingiuntivi non opposti, ottenuti in passato dalla struttura sanitaria per il saldo delle stesse prestazioni. Secondo la Corte, il giudicato copre non solo il credito azionato ma anche il rapporto sottostante, precludendo ogni successiva contestazione sui pagamenti effettuati.
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Transazione pro quota: effetti sul coobbligato
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per interpretare un accordo transattivo stipulato tra un creditore e uno solo dei debitori solidali. La Corte stabilisce che, per determinare se l'accordo estingua l'intero debito o solo la parte del debitore stipulante (transazione pro quota), è decisiva la volontà delle parti espressa nel contratto. Una clausola che riserva al creditore il diritto di agire contro gli altri coobbligati è un chiaro indice di una transazione pro quota, impedendo agli altri debitori di beneficiare della transazione per estinguere il proprio obbligo.
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Giudicato esterno: una sentenza definitiva non si tocca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni proprietari terrieri contro un Comune, i quali chiedevano una nuova liquidazione dell'indennità di occupazione per terreni espropriati. La Corte ha stabilito che la questione era già stata decisa con sentenze precedenti passate in giudicato. Questo principio, noto come giudicato esterno, rende inammissibile qualsiasi nuova domanda sulla stessa materia, annullando l'efficacia di eventuali riserve formulate dalle parti per agire in futuro.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la propria sentenza
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza a causa di un errore di fatto: non aver considerato due sentenze decisive, regolarmente depositate dalla contribuente. Di conseguenza, riconsiderando il caso, la Corte ha annullato l'avviso di accertamento sintetico per l'anno 2005, poiché erano venuti meno i presupposti legali richiesti dalla norma applicabile all'epoca, ovvero la non congruità del reddito per almeno due periodi d'imposta.
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Litisconsorzio necessario: società e socio in giudizio
L'ordinanza in esame chiarisce un punto cruciale del diritto tributario: in caso di accertamento fiscale notificato a un socio di una società di fatto, è indispensabile la presenza in giudizio sia del socio che della società stessa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la regola del litisconsorzio necessario è inderogabile. La mancanza di una delle parti necessarie vizia l'intero procedimento, imponendo il rinvio della causa al primo grado di giudizio per la corretta integrazione del contraddittorio. La decisione sottolinea che l'annullamento non definitivo dell'accertamento a carico della società non può automaticamente invalidare quello a carico del socio se il processo non ha coinvolto fin dall'inizio tutte le parti necessarie.
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