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Art. 2903 Codice Civile

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64 provvedimenti

Cessione del credito e azione revocatoria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7395/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito, il nuovo creditore può subentrare e proseguire l'azione revocatoria iniziata dal creditore originario. La Corte ha rigettato i ricorsi dei debitori che contestavano tale successione nel processo e la sussistenza dei presupposti per la revoca di atti di disposizione patrimoniale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Leasing traslativo: la Cassazione e la clausola penale
Una società utilizzatrice contesta la clausola penale in un contratto di leasing traslativo. La Cassazione conferma la validità della clausola, pur se generica, imponendone l'esecuzione in buona fede e ammettendo la riduzione da parte del giudice se manifestamente eccessiva, rigettando così i ricorsi di entrambe le parti.
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Notifica a familiare non convivente: quando è valida?
Una donna ha contestato un'azione revocatoria su una donazione, sostenendo l'invalidità della notifica dell'atto di citazione consegnato alla figlia non convivente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per una notifica a familiare effettuata da un ufficiale giudiziario, la convivenza non è un requisito necessario. La Corte ha stabilito che il legame di parentela crea una presunzione di consegna e che spetta al destinatario l'onere di provare l'impossibilità di aver ricevuto l'atto.
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Azione revocatoria fallimentare: limiti del curatore
La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi di un curatore fallimentare e dell'Agenzia delle Entrate in un caso di azione revocatoria fallimentare. La decisione sottolinea che il curatore non può subentrare in un'azione avviata da un creditore contro un debitore diverso dalla società fallita, poiché ciò costituirebbe una domanda nuova e inammissibile, alterando la causa petendi originaria.
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Sentenza inesistente: non fa prova dei fatti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza inesistente, emessa nei confronti di una società già cancellata dal registro delle imprese, non può essere utilizzata come prova per considerare 'incontroversi' i fatti in un successivo giudizio. Il caso riguardava una richiesta di manleva da parte di un'impresa appaltatrice verso gli ex soci di una subappaltatrice, basata su una precedente condanna pronunciata contro la società ormai estinta. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, che aveva erroneamente ritenuto la sentenza inesistente valida ai fini della ricostruzione dei fatti, e ha rinviato il caso per un nuovo esame del merito senza poter fare affidamento su tale provvedimento.
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Azione revocatoria trust: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di azione revocatoria trust, stabilendo principi chiave sulla prescrizione e sull'oggetto dell'impugnazione. Dei creditori avevano agito per dichiarare inefficace un trust costituito dal loro debitore. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso del debitore, chiarendo che il termine di prescrizione quinquennale decorre non dalla data dell'atto, ma dalla sua trascrizione, momento in cui i terzi ne acquisiscono conoscenza. Inoltre, ha affermato che l'azione revocatoria può legittimamente colpire l'atto istitutivo del trust, in quanto atto fondamentale e inscindibilmente connesso al successivo trasferimento dei beni.
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Azione revocatoria: quando la donazione è a rischio
Un debitore dona un immobile dopo aver contratto un mutuo ma prima di ricevere i decreti ingiuntivi. La banca creditrice agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la donazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che il credito sorge al momento della stipula del mutuo, non del decreto ingiuntivo. Pertanto, la donazione è successiva al credito e non è necessaria la prova della dolosa preordinazione, ma solo la consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio al creditore. La Corte respinge anche le eccezioni procedurali relative all'intervento tardivo di un cessionario del credito e alla prescrizione dell'azione.
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Azione revocatoria contratto preliminare: quando agire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito aspetti fondamentali dell'azione revocatoria contratto preliminare. Viene stabilito che l'atto da impugnare è il contratto definitivo, non il preliminare, poiché solo il primo trasferisce la proprietà e causa un effettivo pregiudizio al creditore. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni decorre dalla data del contratto definitivo. La Corte ha inoltre confermato che la consapevolezza del terzo acquirente del danno arrecato al creditore può essere provata tramite presunzioni, come la trascrizione di un sequestro conservativo sull'immobile prima della stipula del definitivo.
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Prescrizione azione revocatoria: la decisione dei giudici
Una società finanziaria, successore di una banca intervenuta in un giudizio, ha visto respingere il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. Il caso riguardava la prescrizione dell'azione revocatoria contro la costituzione di un fondo patrimoniale. La Corte ha confermato che il termine quinquennale era scaduto prima dell'intervento della banca originaria, dichiarando inammissibili le nuove questioni di diritto sollevate per la prima volta in sede di legittimità. La decisione sottolinea il rigore dei termini processuali e l'importanza di sollevare tempestivamente le eccezioni.
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Interruzione prescrizione ricorso: la notifica è decisiva
Una società creditrice ha intentato un'azione revocatoria tramite ricorso. La questione centrale riguardava il momento esatto dell'interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il solo deposito del ricorso in cancelleria non è sufficiente. Per l'interruzione della prescrizione con ricorso è indispensabile la successiva notificazione dell'atto e del decreto di fissazione udienza al convenuto, chiarendo un punto fondamentale della procedura civile.
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Revocatoria locazione ultranovennale e fallimento: la scelta
La Cassazione chiarisce che il curatore fallimentare può agire con azione revocatoria ordinaria contro un contratto di locazione ultranovennale stipulato dal fallito, anche a vita, se pregiudizievole per i creditori. Questa azione non è preclusa dalla facoltà di recesso prevista dalla legge fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che, ai fini della prescrizione, gli effetti della notifica si scindono, interrompendo il termine per l'attore al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.
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Azione revocatoria: creditore può agire dopo fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione revocatoria avviata da un creditore individuale rimane valida anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. La legittimazione del creditore coesiste con quella del curatore fallimentare, finché quest'ultimo non subentra nell'azione. Inoltre, la pendenza di una querela di falso sulla garanzia a fondamento del credito non comporta la sospensione necessaria del giudizio revocatorio, se il titolo di credito è divenuto definitivo.
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Pagamenti piano di rientro: revocatoria e termini d’uso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8384/2025, ha chiarito che i pagamenti effettuati da un'azienda poi finita in amministrazione straordinaria, sulla base di un piano di rientro per debiti pregressi, sono soggetti ad azione revocatoria. Tali pagamenti non rientrano nell'esenzione prevista per le operazioni nei 'termini d'uso', poiché non sono corrispettivi di forniture correnti ma mirano a sanare un'insolvenza già manifestata. Viene inoltre precisato che il termine di prescrizione per l'azione, in questo contesto, è di cinque anni e decorre dall'approvazione del programma di cessione aziendale.
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Azione revocatoria amministrazione straordinaria: i termini
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria contro un istituto bancario per recuperare somme versate prima della crisi. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, ritenendola tardiva perché calcolavano il termine di prescrizione dalla data della dichiarazione di insolvenza. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale per l'azione revocatoria amministrazione straordinaria: il termine per agire non decorre dalla dichiarazione di insolvenza, ma dalla successiva autorizzazione ministeriale al programma di cessione dei complessi aziendali. Solo da quel momento, infatti, il commissario straordinario è legalmente autorizzato a proporre l'azione.
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Notifica nulla e prescrizione: la Cassazione decide
Una società in amministrazione straordinaria agisce in giudizio, ma la notifica iniziale dell'atto di citazione risulta viziata. La Corte d'Appello dichiara l'azione prescritta, ritenendo la prima notifica inesistente e quindi inidonea a interrompere i termini. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della notifica nulla e prescrizione e sull'efficacia retroattiva della sanatoria, rimette la questione alle Sezioni Unite per un chiarimento definitivo.
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Azione revocatoria scissione: tutela dei creditori
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4193/2025, ha rigettato il ricorso di due società, confermando l'inefficacia di una scissione societaria nei confronti dei creditori. La decisione stabilisce che l'azione revocatoria è uno strumento valido per tutelare le ragioni creditorie anche in caso di scissione e che i singoli condomini sono legittimati ad agire per un credito vantato dall'intero condominio. Questa sentenza rafforza la protezione dei creditori di fronte a operazioni societarie che potrebbero pregiudicare la loro garanzia patrimoniale.
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Azione revocatoria: prescrizione e prova del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17477/2025, si è pronunciata su un caso di azione revocatoria promossa da un'agenzia di riscossione. La Corte ha confermato principi chiave: la prescrizione quinquennale decorre dalla trascrizione dell'atto e non dalla sua stipula. Ha inoltre ribadito che l'interruzione della prescrizione si perfeziona con la consegna dell'atto di citazione all'ufficiale giudiziario. Infine, ha specificato che il credito tributario si considera sorto al momento del verificarsi del presupposto d'imposta, non con l'accertamento successivo, respingendo le difese dei debitori.
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Azione revocatoria: notifica e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17514/2025, ha stabilito che nell'ambito di un'azione revocatoria, la prescrizione si interrompe con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario. Anche una notifica affetta da nullità, ma non inesistente, produce questo effetto sostanziale se viene successivamente sanata, con efficacia retroattiva (ex tunc). La Corte ha rigettato il ricorso di un debitore che, dopo aver venduto i propri immobili, sosteneva l'avvenuta prescrizione dell'azione a causa di un vizio nella notifica iniziale.
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Azione revocatoria: legame di parentela non basta
Un creditore ha agito con azione revocatoria contro le vendite immobiliari di un garante. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per gli atti a favore di familiari, il solo rapporto di parentela non è sufficiente a dimostrare la consapevolezza del terzo acquirente di arrecare un danno al creditore, soprattutto in presenza di prove contrarie come una crisi coniugale. La Corte ha quindi annullato la decisione per le vendite ai familiari, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Azione revocatoria: senza credito cade il presupposto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un costruttore, annullando una sentenza che aveva dichiarato inefficace un suo atto dispositivo tramite azione revocatoria. La decisione si fonda su un fatto sopravvenuto: una sentenza definitiva ha accertato l'inesistenza del credito vantato dagli acquirenti di un immobile, facendo così venire meno il presupposto essenziale dell'azione revocatoria stessa. La Suprema Corte ha ribadito che il giudicato esterno che nega il credito può essere fatto valere anche in sede di legittimità, portando al rigetto della domanda revocatoria.
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