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Art. 2901 Codice Civile

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1469 provvedimenti

Cessione dei crediti in blocco: prova del credito o esclusione
Una società finanziaria chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda per un credito ipotecario acquistato tramite cessione dei crediti in blocco da una banca. Il tribunale respingeva la domanda ritenendo che il credito non rientrasse tra quelli ceduti. La Corte d'Appello confermava l'esclusione ritenendo l'ipoteca revocabile, ma ometteva di pronunciarsi sulla richiesta subordinata di ammissione come credito ordinario (chirografario). La Cassazione ha accolto sia il ricorso della finanziaria sulla mancata pronuncia del credito ordinario, sia il ricorso del Fallimento. Ha stabilito che spetta alla finanziaria dimostrare che lo specifico credito rientri nell'operazione di cessione in blocco, questione rilevabile d'ufficio dal giudice.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: lo scudo familiare cede
Un fideiussore ha costituito un fondo patrimoniale inserendovi alcuni immobili di sua proprietà per sottrarli alle pretese della banca creditrice. La banca ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale per dichiarare inefficace tale trasferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando che la costituzione del fondo è un atto a titolo gratuito. Di conseguenza, per renderlo inefficace basta dimostrare che il debitore fosse consapevole del danno arrecato ai creditori. Inoltre, la Corte ha stabilito che entrambi i coniugi devono partecipare al giudizio come parti necessarie, con la conseguenza che anche il coniuge non proprietario e non debitore subisce la condanna al pagamento delle spese legali in caso di sconfitta.
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Azione revocatoria: il fondo patrimoniale non salva i beni
I Coniugi costituivano un fondo patrimoniale per proteggere i propri immobili. La Banca Creditrice avviava un'azione revocatoria per rendere inefficace tale atto, ritenendolo dannoso per il recupero del proprio credito. I Coniugi si opponevano, sostenendo che il credito non fosse certo e che la banca avesse revocato illegittimamente i finanziamenti. La Corte d'Appello accoglieva la domanda della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, confermando che l'azione revocatoria può essere promossa anche a tutela di crediti eventuali o contestati (crediti litigiosi). Inoltre, i ricorrenti non hanno dimostrato l'arbitrarietà del recesso della banca né l'autosufficienza del proprio patrimonio residuo. Di conseguenza, il fondo patrimoniale resta inefficace nei confronti dei creditori.
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Azione revocatoria: il debito contestato non salva i beni
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento di alcuni immobili effettuato dal debitore a favore di due società. Il debitore si è opposto sostenendo che il credito fosse ancora contestato in un altro giudizio e che il trasferimento non avesse danneggiato il creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando che l'azione revocatoria può essere avviata anche a tutela di un credito litigioso, cioè non ancora accertato in via definitiva. Inoltre, la Corte ha chiarito che il trasferimento di beni a una società costituisce un danno per il creditore, in quanto riduce la sua garanzia patrimoniale diretta, rendendo più difficile il soddisfacimento del credito. Il creditore ha quindi vinto la causa, ottenendo la conferma dell'inefficacia dei trasferimenti immobiliari.
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Azione revocatoria: la vendita alla moglie non salva il socio
Una banca ha avviato un'azione revocatoria contro due coniugi per rendere inefficace la vendita di un immobile dal marito alla moglie, poi destinato a un fondo per i figli. Il marito era garante di una società poi fallita. Nel giudizio è intervenuto il Curatore fallimentare della società, subentrando alla banca. La moglie ha contestato l'intervento, sostenendo che il fallimento della società non potesse revocare atti personali del socio per debiti non sociali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il curatore del fallimento della società è legittimato a esercitare l'azione revocatoria anche sugli atti personali del socio illimitatamente responsabile, poiché il recupero del patrimonio avvantaggia tutti i creditori. La moglie perde la causa e deve pagare le spese.
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Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita al garante
Il Debitore ha ceduto alcuni beni immobili alla Terza Acquirente, la quale era anche sua fideiussore (garante del debito). La Banca Creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita, ritenendola pregiudizievole per il proprio credito. Il Debitore e la Terza Acquirente si sono opposti, sostenendo l'assenza di danno poiché i beni rimanevano comunque nella sfera di un soggetto coobbligato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno stabilito che il creditore ha la piena facoltà di scegliere quale patrimonio aggredire tra i coobbligati solidali. Di conseguenza, il trasferimento di beni a un altro garante non esclude il pregiudizio per il creditore, legittimando pienamente l'azione revocatoria ordinaria.
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Azione revocatoria: finta vendita al figlio ma l’Ente vince
La Debitrice riceve indebitamente contributi pubblici per la ricostruzione post-sisma. Quando l'Ente Pubblico ne chiede la restituzione, scopre che la donna ha ceduto la nuda proprietà del suo unico immobile al figlio, simulando un contratto di vitalizio e una finta vendita. L'Ente Pubblico promuove un'azione revocatoria per rendere inefficace la cessione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della donna, confermando l'inefficacia dell'atto. I giudici rilevano che il legame di parentela e il ruolo professionale del figlio, progettista dei lavori, provano la consapevolezza di sottrarre il bene alla garanzia del credito. L'azione revocatoria viene quindi accolta definitivamente, permettendo all'ente di aggredire il bene per recuperare le somme.
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Revocatoria ordinaria: la banca perde la garanzia sul mutuo
Un istituto di credito ha concesso un mutuo fondiario a un'azienda in difficoltà finanziaria, utilizzandolo per estinguere un precedente debito non garantito. Questa operazione ha trasformato il credito della banca da chirografario a ipotecario. In seguito al fallimento dell'azienda, il curatore fallimentare ha richiesto l'inefficacia della garanzia ipotecaria tramite revocatoria ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando l'esclusione della garanzia. La Corte ha stabilito che, per l'accoglimento della revocatoria ordinaria, è sufficiente che la banca fosse consapevole del pregiudizio arrecato agli altri creditori. Tale consapevolezza è presumibile data la qualifica professionale della banca e la situazione di indebitamento dell'azienda desumibile dai bilanci.
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Revocatoria ordinaria della garanzia ipotecaria: banca disarmata
Una banca ha concesso un mutuo fondiario a una società poi fallita, utilizzando la somma per estinguere vecchi debiti non garantiti della stessa società verso la banca. Questa operazione ha trasformato un credito semplice in un credito garantito da ipoteca. Il Fallimento ha promosso la revocatoria ordinaria della garanzia ipotecaria per annullare l'ipoteca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno stabilito che la banca, in quanto operatore professionale, poteva conoscere lo stato di dissesto della società analizzando i bilanci e la centrale rischi. Di conseguenza, l'ipoteca è stata annullata e il credito della banca è rimasto comune, senza alcuna priorità di pagamento.
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Azione revocatoria ordinaria: la vendita della casa non regge
Un'azienda creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per annullare la vendita dell'unico immobile di proprietà del debitore, effettuata a favore di un terzo acquirente con la moglie del debitore come beneficiaria. La moglie ha sostenuto che la vendita derivasse da un contratto preliminare precedente al debito, ma non è riuscita a dimostrare la data certa di tale accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della moglie, confermando la revoca dell'atto. I giudici hanno rilevato che sia il debitore che l'acquirente erano pienamente consapevoli delle difficoltà economiche dell'impresa e del danno arrecato al creditore. Di conseguenza, la vendita è stata dichiarata inefficace nei confronti del creditore, che potrà così rivalersi sull'immobile per recuperare le somme dovute.
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Azione revocatoria: no a doppia revoca per un debito ridotto
Due professionisti richiedono il pagamento di 72.000 euro per prestazioni di progettazione a una società committente. Quest'ultima, priva di liquidità, vende due immobili a terzi. I professionisti esercitano l'azione revocatoria per rendere inefficaci le vendite. La Corte d'Appello accoglie la domanda per entrambi i beni, pur ammettendo che la vendita di uno solo sarebbe bastata a coprire il debito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società: la decisione d'appello è logicamente contraddittoria. Non si possono revocare entrambi gli atti se la garanzia patrimoniale del creditore poteva essere salvaguardata con la revoca di un solo trasferimento, proporzionato al credito reale. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: no al trasferimento dell’immobile
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro una cooperativa che aveva trasferito il suo unico immobile a un consorzio. Successivamente, la cooperativa è stata posta in liquidazione coatta amministrativa e il commissario liquidatore è subentrato nella causa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo che il commissario dovesse provare l'ammissione al passivo dei crediti e l'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della cooperativa in liquidazione: quando il liquidatore subentra in un giudizio già avviato da un creditore, non deve dimostrare l'ammissione al passivo del credito originario. Inoltre, il trasferimento dell'unico immobile della debitrice costituisce di per sé una prova sufficiente del danno subito dai creditori. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Azione revocatoria: il trust non salva i beni dal pignoramento
Una banca avvia un'esecuzione forzata contro due coniugi per un debito di 4,6 milioni di euro, pignorando un castello stimato 7,5 milioni. Nelle more, i debitori trasferiscono tutti i loro restanti immobili in un trust. Successivamente, il castello viene venduto all'asta per soli 1,6 milioni. La banca promuove un'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento dei beni nel trust. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo che i coniugi fossero consapevoli del pregiudizio arrecato, data la crisi del mercato immobiliare e le aste deserte. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dei debitori. La Suprema Corte ribadisce che la crisi finanziaria del 2008 è un fatto notorio e che i debitori potevano prevedere l'insufficienza del ricavato della vendita forzata.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite con le banche
Due debitori hanno impugnato in Cassazione la sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto l'azione revocatoria promossa da due banche creditrici. Nel corso del giudizio, i debitori hanno depositato formale rinuncia al ricorso in Cassazione nei confronti di entrambi gli istituti di credito. Le banche resistenti hanno aderito alla rinuncia, chiedendo la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato interamente le spese tra le parti. Ha inoltre specificato che non si può disporre d'ufficio la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale in assenza di un'espressa richiesta delle parti interessate.
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Azione revocatoria del trust: lo scudo cade davanti ai debiti
Una banca ha promosso un'azione revocatoria contro due coniugi fideiussori che avevano costituito un fondo patrimoniale e un trust, conferendovi tutti i loro beni immobili per sottrarli ai creditori. I debitori sostenevano che l'atto istitutivo del trust non potesse essere revocato, non avendo un immediato effetto traslativo dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'azione revocatoria del trust è pienamente ammissibile sia contro l'atto istitutivo sia contro il successivo trasferimento dei beni. I due atti sono infatti strettamente connessi e mirano entrambi alla segregazione patrimoniale, danneggiando la garanzia del creditore.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il debitore paga le spese
Un debitore e sua moglie avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. Alcuni istituti bancari creditori hanno promosso con successo un'azione revocatoria per rendere inefficace tale vincolo. Il debitore ha impugnato la decisione sfavorevole dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché le banche resistenti non hanno formalmente accettato la rinuncia, la Suprema Corte ha dovuto dichiarare l'estinzione del giudizio e liquidare le spese. In applicazione delle norme processuali, la Corte ha condannato il debitore rinunciante al pagamento delle spese di giudizio in favore delle controparti, confermando che chi rinuncia deve farsi carico dei costi legali sostenuti dai resistenti.
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Improcedibilità del ricorso: l’errore formale che costa la causa
La curatela fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro l'ex amministratore di una società fallita per rendere inefficaci la costituzione di un fondo patrimoniale e diverse vendite immobiliari. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del fallimento. L'ex amministratore ha proposto ricorso in Cassazione dichiarando di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, ma ha omesso di depositare la prova di tale notifica. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in quanto il deposito della relata è un onere obbligatorio a carico del ricorrente per verificare la tempestività dell'impugnazione. L'ex amministratore perde definitivamente la causa, deve pagare le spese processuali e gli atti di disposizione patrimoniale restano inefficaci.
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Azione revocatoria: il fondo patrimoniale non salva i debitori
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria contro due coniugi che avevano costituito un fondo patrimoniale per sottrarre i propri beni alla garanzia di una fideiussione. Il Tribunale ha accolto la domanda, dichiarando l'atto inefficace. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione dei coniugi per genericità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dei debitori. La Suprema Corte ha chiarito che chi contesta l'inammissibilità dell'appello deve riprodurre dettagliatamente nel ricorso i motivi originari per consentirne la verifica, non potendo limitarsi a richiamare genericamente gli atti precedenti o a enunciare principi astratti.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la guida
La Corte d'Appello ha confermato la revoca di un fondo patrimoniale costituito da due coniugi, in quanto lesivo delle ragioni di un istituto di credito. L'azione revocatoria fondo patrimoniale è stata accolta poiché il debito, derivante da una fideiussione, era preesistente all'atto. La Corte ha ribadito che la scientia damni non richiede il dolo, ma la semplice consapevolezza di ridurre la garanzia patrimoniale generica del creditore.
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Azione revocatoria ordinaria: beni societari comunque pignorabili
Una società acquirente si impegna a liberare i venditori da alcune fideiussioni bancarie, prevedendo una penale milionaria in caso di ritardo. Non rispettando l'accordo, i venditori subiscono l'escussione delle garanzie e avviano una causa. Nel frattempo, la società acquirente e il suo garante svuotano il proprio patrimonio conferendo beni immobili a una nuova società immobiliare. I creditori esercitano l'azione revocatoria ordinaria contro questo trasferimento. La Corte di Cassazione conferma la revocabilità del conferimento societario. I giudici chiariscono che sostituire immobili con quote societarie peggiora la garanzia patrimoniale del creditore, rendendo legittima l'azione revocatoria ordinaria. Inoltre, la consapevolezza del danno può essere presunta dai legami societari tra i soggetti coinvolti. L'appello dei debitori viene rigettato.
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