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Art. 276 Codice di Procedura Penale

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189 provvedimenti

Violazione arresti domiciliari: quando si rischia
La Corte di Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per un soggetto che aveva violato il divieto di comunicazione. La violazione degli arresti domiciliari, consistita nel mantenere contatti con un fornitore di stupefacenti (tramite la moglie di quest'ultimo), è stata ritenuta sufficiente a dimostrare l'inadeguatezza della misura meno afflittiva e un persistente pericolo di reiterazione del reato, rendendo inammissibile il ricorso.
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Braccialetto elettronico: se non suona, cosa vale?
Un soggetto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico non risponde al controllo delle forze dell'ordine. Il Tribunale ne dispone la custodia in carcere, ipotizzando un guasto tecnico del dispositivo che non aveva segnalato l'allarme di evasione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo che il mancato allarme del braccialetto elettronico costituisce una prova significativa della presenza in casa dell'individuo. L'ipotesi di un malfunzionamento, se non supportata da prove concrete, è una mera congettura e vizia la motivazione del provvedimento.
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Custodia Cautelare: Quando il Carcere è Legittimo?
Un individuo, già sottoposto a divieto di dimora, viene arrestato per tentato furto. Nonostante la condanna a due anni, la Corte di Cassazione conferma la legittimità della custodia cautelare in carcere. La decisione si basa sull'elevato pericolo di reiterazione del reato e sull'indisponibilità di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari, evidenziando le eccezioni previste dalla legge.
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Ingiusta detenzione: risarcimento per aggravamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di ingiusta detenzione, il risarcimento è dovuto anche per il periodo in cui la misura è stata aggravata (da arresti domiciliari a carcere) a causa della condotta del detenuto. La Corte ha chiarito che il comportamento colposo non può annullare il diritto derivante dall'ingiustizia originaria della misura, ma impone al giudice di modulare l'indennizzo tenendo conto del contributo dell'interessato all'inasprimento della pena.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per over 70
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per un uomo di oltre 70 anni, sorpreso nel giardino di casa mentre era agli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto la violazione di lieve entità e la motivazione del provvedimento restrittivo inadeguata, non sussistendo le esigenze cautelari di 'eccezionale rilevanza' richieste dalla legge per gli ultrasettantenni. Di conseguenza, ha disposto l'immediata scarcerazione e il ripristino degli arresti domiciliari.
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Arresti domiciliari: no al trasferimento vicino al clan
Un soggetto agli arresti domiciliari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto di trasferire la misura dalla località imposta (Napoli) alla sua città di origine (Catania), sede del clan di appartenenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il supremo collegio ha ritenuto che il concreto e attuale pericolo di recidiva, derivante dalla possibilità di riallacciare i contatti con l'ambiente criminale, prevalesse sulle esigenze familiari addotte dal ricorrente, rendendo la misura degli arresti domiciliari incompatibile con il ritorno nel territorio di operatività del clan.
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Aggravamento misura cautelare: quando scatta il carcere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto a cui era stata aggravata la misura cautelare, passando dagli arresti domiciliari al carcere, a causa di reiterate evasioni. La Corte sottolinea che l'aggravamento della misura cautelare è giustificato quando le violazioni, per modalità e frequenza, non sono di 'lieve entità' e rendono la misura domiciliare inidonea a soddisfare le esigenze cautelari. Il ricorso è stato respinto anche per la sua genericità e perché non pertinentemente focalizzato sulla questione dell'aggravamento.
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Nuovo fermo: legittimo se c’è un nuovo pericolo di fuga
Un individuo, già sottoposto a misure cautelari, viene nuovamente fermato mentre tenta la fuga all'estero. La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di questo nuovo fermo, chiarendo che il concreto e attuale pericolo di fuga costituisce un elemento nuovo che giustifica un'ulteriore misura precautelare, derogando al principio del 'ne bis in idem' nella fase delle indagini.
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Ricorso per saltum inammissibile: limiti e rischi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per saltum proposto contro l'aggravamento di una misura cautelare. La sentenza chiarisce che tale rimedio è esperibile solo per 'violazione di legge' in senso stretto, non per contestare il merito della valutazione del giudice, competenza esclusiva del Tribunale del Riesame. Il ricorso è stato giudicato generico e non specifico, precludendo anche la possibilità di conversione in richiesta di riesame.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di aggravamento misura cautelare che sostituiva gli arresti domiciliari con la custodia in carcere. La decisione è stata motivata dalle ripetute e gravi violazioni delle prescrizioni da parte dell'imputato, tra cui la commissione di nuovi reati e l'allontanamento dal domicilio, ritenute indicative di un'inaffidabilità tale da rendere inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva del carcere.
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Violazione arresti domiciliari: revoca quasi automatica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8630/2024, ha stabilito che la violazione arresti domiciliari, se non di 'lieve entità', comporta la revoca obbligatoria della misura e il ripristino della custodia in carcere. Nel caso specifico, l'incontro con un soggetto dedito allo spaccio ha escluso la lieve entità, rendendo automatica la decisione di aggravamento senza una nuova valutazione delle esigenze cautelari o di misure alternative come il braccialetto elettronico.
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Custodia cautelare in carcere: quando è automatica?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15271/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a procedura di estradizione. L'imputato, inizialmente agli arresti domiciliari, si era visto aggravare la misura con la custodia cautelare in carcere a seguito della violazione delle prescrizioni. La Corte ha stabilito che, in caso di trasgressione non minimale degli arresti domiciliari, l'applicazione della custodia in carcere è un automatismo previsto dalla legge (art. 276, co. 1-ter c.p.p.), senza necessità di rivalutare le esigenze cautelari originarie. Inoltre, le contestazioni sul merito dell'estradizione non possono essere sollevate in sede di riesame della misura cautelare.
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Aggravamento misura cautelare: nuovi reati e difesa
Un soggetto, già sottoposto a misura cautelare per furto, subisce un aggravamento della misura cautelare con la custodia in carcere a seguito di nuove accuse per estorsione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la commissione di nuovi reati, anche se non collegati ai precedenti, può giustificare un inasprimento della misura per accresciuta pericolosità sociale, senza che sia necessario un nuovo interrogatorio di garanzia.
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Violazione arresti domiciliari: quando si rischia il carcere
La Corte di Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per un imputato che, autorizzato a recarsi dal dentista, aveva effettuato soste non permesse. La sentenza sottolinea che la violazione degli arresti domiciliari giustifica l'inasprimento della pena quando le trasgressioni, valutate nel loro complesso, dimostrano l'inadeguatezza della misura più lieve a contenere la pericolosità sociale del soggetto.
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Misura Cautelare: Quando il Ricorso è Inammissibile
Un imputato chiede la sostituzione della misura cautelare in carcere adducendo motivi di salute. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per genericità, confermando che il rischio di recidiva e le passate violazioni giustificano il massimo rigore.
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Aggravamento misura cautelare: quando si va in carcere
La Corte di Cassazione conferma la decisione di aggravamento della misura cautelare, sostituendo gli arresti domiciliari con la custodia in carcere. La sentenza chiarisce che violazioni ripetute, anche se giustificate da presunte necessità, dimostrano l'inadeguatezza della misura meno afflittiva e la propensione del soggetto a delinquere, rendendo legittimo l'aggravamento misura cautelare.
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Aggravamento misura cautelare: le conseguenze
La Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per un imputato che ha violato le prescrizioni ottenendo un permesso di lavoro con documenti falsi. La condotta dimostra totale inaffidabilità, rendendo necessaria una misura più restrittiva.
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Delitto di evasione: sì al reato fuori orario lavoro
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che l'allontanamento dal luogo di lavoro, anche se solo per violazione dell'orario autorizzato, costituisce il delitto di evasione e non una semplice trasgressione delle prescrizioni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Aggravamento misura cautelare: la decisione del Giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di aggravamento misura cautelare, che sostituiva il divieto di dimora con la custodia in carcere. La decisione si fonda sulla sistematica violazione delle prescrizioni da parte dell'indagato e sulla sua comprovata pericolosità sociale, ritenendo che le sue condizioni di salute, invocate genericamente, non ostacolassero la detenzione.
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Custodia cautelare: quando si applica sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per pene previste inferiori a tre anni, qualora sia disposta in aggravamento di una misura precedente violata dall'imputato. La sentenza chiarisce che la regola generale che vieta il carcere per pene lievi trova un'eccezione fondamentale nella necessità di sanzionare la trasgressione delle prescrizioni cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del Riesame che aveva sostituito misure più lievi con la detenzione.
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