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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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459 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Narcotraffico: la Cassazione conferma gli arresti
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un'indagata accusata di narcotraffico ed estorsione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze della difesa miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità. Le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato il ruolo attivo della donna nella riscossione dei proventi illeciti e nella pressione intimidatoria verso un commerciante locale. La Corte ha ritenuto logica e coerente la ricostruzione del Tribunale, confermando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza legati al narcotraffico.
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Custodia cautelare: termini e indizi nel riesame
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato coinvolto in un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente eccepiva l'inefficacia della misura per presunta tardività della decisione nel giudizio di rinvio e l'insufficienza del quadro indiziario a seguito dell'inutilizzabilità di alcuni dati telefonici. La Suprema Corte ha stabilito che i termini per la decisione decorrono dalla ricezione degli atti aggiornati dall'autorità procedente e che le videoriprese, unitamente ai pedinamenti, costituiscono un corredo probatorio autonomo e sufficiente a mantenere la misura restrittiva.
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Narcotraffico: quando scatta la custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di narcotraffico e partecipazione a un'associazione criminale. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di un vincolo stabile e l'avvio di un percorso di riabilitazione, i giudici hanno ritenuto determinanti le intercettazioni che provavano contatti costanti con i vertici del gruppo. La decisione sottolinea come la violazione di precedenti arresti domiciliari per rifornirsi di stupefacenti confermi l'attualità del pericolo di recidiva, rendendo il carcere l'unica misura adeguata.
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Custodia cautelare: obbligo di motivazione coerente
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di stupefacenti. Il ricorrente aveva richiesto la sostituzione della misura carceraria con il collocamento in una comunità terapeutica, evidenziando come in un altro procedimento per reati più gravi gli fosse stata concessa tale agevolazione. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso per vizio di motivazione, in quanto i giudici di merito non hanno spiegato le ragioni della disparità di trattamento rispetto al precedente provvedimento favorevole.
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Gravi indizi di colpevolezza e custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. Il fulcro della decisione riguarda la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, desunti da intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La difesa contestava l'assenza di un accordo stabile e l'occasionalità delle cessioni di droga, ma i giudici hanno ritenuto coerente la ricostruzione del Tribunale del Riesame. La gestione di una piazza di spaccio e la disponibilità di armi da fuoco hanno reso necessaria la misura di massimo rigore per prevenire la reiterazione dei reati.
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Associazione a delinquere: responsabilità dei familiari
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una donna sottoposta a custodia cautelare per il reato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La difesa contestava la violazione del principio di devoluzione, poiché il Tribunale del Riesame aveva applicato la misura anche per capi d'accusa non impugnati dal Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando senza rinvio la misura per i reati estranei all'appello, ma ha confermato gli arresti domiciliari per la partecipazione associativa. I giudici hanno ravvisato un contributo consapevole e costante della donna alle attività illecite dei figli, configurando una chiara volontà di favorire il sodalizio criminale.
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Custodia cautelare: quando il carcere va motivato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di recidiva siano stati confermati, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento limitatamente alla scelta della misura. Il giudice del riesame non ha infatti motivato adeguatamente perché misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari, fossero insufficienti, violando i criteri di adeguatezza e proporzionalità che regolano la custodia cautelare.
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Frode nelle pubbliche forniture: stop della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari degli arresti domiciliari e del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per due imprenditori accusati di frode nelle pubbliche forniture e corruzione. Gli indagati avrebbero fornito a un'azienda sanitaria dispositivi di protezione individuale privi di certificazione CE, utilizzando etichette contraffatte per eludere i controlli doganali e indurre in errore l'ente pubblico. La Corte ha ritenuto sussistente il dolo e l'attualità del pericolo di reiterazione del reato, nonostante la fine dell'emergenza pandemica, valorizzando la spregiudicatezza dimostrata nel profitto illecito a danno della salute pubblica.
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Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un indagato per **traffico illecito di rifiuti**, accusato di aver permesso lo sversamento di circa 9.600 tonnellate di materiali pericolosi (amianto e idrocarburi) sul proprio terreno. Nonostante l'impugnazione iniziale contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, basata sulla contestazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'inammissibilità dell'istanza, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Narcotraffico: conferma carcere per associati
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un indagato accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. Il ricorrente contestava la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo la propria estraneità alla struttura criminale. La Corte ha però ribadito che il ruolo di corriere e addetto al confezionamento, unito alla reiterazione delle condotte, dimostra un inserimento stabile nel sodalizio. Inoltre, per i reati di narcotraffico associativo, vige una presunzione di adeguatezza della custodia in carcere, superabile solo da prove contrarie non fornite dalla difesa.
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Rinuncia al ricorso: effetti sulle spese legali
Un imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro il rigetto di una revoca di misura cautelare per reati di droga, contestando l'uso di intercettazioni. Dopo oltre dieci anni dal deposito, a causa del ritardo nella trasmissione degli atti, il difensore ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità per rinuncia al ricorso, escludendo però la condanna alle spese processuali e alla Cassa delle Ammende, poiché il venir meno dell'interesse dipendeva da cause esterne e non dalla volontà del ricorrente.
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Associazione a delinquere finalizzata al traffico droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato di essere a capo di un'**associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti**. La difesa sosteneva l'assenza di una struttura stabile, ipotizzando un semplice concorso occasionale di persone. Tuttavia, i giudici hanno confermato la validità dell'ordinanza cautelare basata sull'uso di sistemi di messaggistica criptata (Sky-Ecc), sulla disponibilità di veicoli con doppi fondi e sulla gestione di depositi per la droga. La sentenza ribadisce che la pluralità di reati scopo e il mutuo riconoscimento tra i sodali dimostrano l'esistenza di una rodata organizzazione criminale dedita al traffico di ingenti quantitativi di cocaina.
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Coltivazione di stupefacenti: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di misure cautelari per il reato di coltivazione di stupefacenti a carico di un soggetto che deteneva otto piante di marijuana. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale e la rudimentalità della tecnica, i giudici hanno valorizzato la presenza di una mini-serra e materiali per il confezionamento. La sentenza ribadisce che la coltivazione di stupefacenti domestica non è punibile solo se minima e priva di indici di commercializzazione, elementi non riscontrati nel caso di specie.
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Gravi indizi di colpevolezza e droga parlata
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di narcotraffico e associazione a delinquere. Il ricorso contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che le intercettazioni fossero state interpretate in modo errato. La Suprema Corte ha stabilito che l'uso di un linguaggio criptico (come riferimenti a umidità e riscaldamento della sostanza) e la partecipazione attiva alle dinamiche del gruppo criminale giustificano pienamente la misura restrittiva, respingendo ogni tentativo di rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Violenza sessuale aggravata: stop al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di una minore di dieci anni. La difesa contestava l'attendibilità della bambina e l'assenza di riscontri medici, ma i giudici hanno confermato la validità della misura cautelare. La decisione si fonda sulla coerenza del racconto della vittima e sulla pericolosità sociale dell'indagato, già gravato da precedenti penali specifici.
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Gravi indizi di colpevolezza e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di un soggetto accusato di frode IVA e associazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto che non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza necessari, poiché le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori non provavano una gestione effettiva delle società coinvolte. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, ribadendo che il giudice di legittimità non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione del giudice territoriale è logica e coerente.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la **Custodia cautelare** in carcere per un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e a reati tributari. Nonostante la difesa lamentasse una carenza di motivazione sulla gravità indiziaria, i giudici hanno rilevato come l'indagato gestisse un sistema di società cartiere per ripulire proventi del narcotraffico. La decisione sottolinea l'inadeguatezza degli arresti domiciliari, poiché il soggetto avrebbe continuato a dirigere le attività illecite proprio dalla sua abitazione, dimostrando totale spregio per le prescrizioni giudiziarie.
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Associazione a delinquere: fornitore o partecipe?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che l'indagato fosse un semplice fornitore esterno, ma i giudici hanno rilevato la sua partecipazione attiva basata sul coinvolgimento in dinamiche interne e conflitti tra i membri del gruppo. Nonostante il tempo trascorso dai fatti, la pericolosità è stata confermata dal periodo di latitanza trascorso insieme a un altro coindagato, dimostrando la persistenza di legami criminali attuali.
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Custodia cautelare: guida alla rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato. Il ricorrente aveva inizialmente contestato la violazione del principio del ne bis in idem e la mancanza di motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari. Tuttavia, durante l'udienza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha preso atto della volontà della parte, dichiarando l'inammissibilità dell'impugnazione e confermando l'efficacia della misura di massimo rigore.
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Atti sessuali con minorenne: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di atti sessuali con minorenne infraquattordicenne. Nonostante il ricorso della difesa puntasse sull'errore scusabile riguardo all'età della vittima e sulla mancanza di esigenze cautelari, i giudici hanno ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. La sentenza ribadisce che il consenso della vittima tredicenne è irrilevante e che la gravità della condotta, unita al rischio di recidiva desunto dalla personalità dell'indagato, giustifica la massima misura restrittiva. La parola_chiave atti sessuali con minorenne emerge come fulcro della decisione, specialmente in relazione alla vulnerabilità della persona offesa.
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