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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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515 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Partecipazione associazione stupefacenti: Cassazione annulla per prova mancante
Un individuo era sottoposto a misure cautelari per traffico di stupefacenti e partecipazione associazione stupefacenti. Un Tribunale aveva già annullato un capo d'accusa per omonimia. La Cassazione ha esaminato il ricorso dell'individuo, che contestava la sua partecipazione associazione stupefacenti. La Corte ha annullato l'ordinanza relativa al reato associativo (Art. 74 d.P.R. n. 309/1990), ritenendo insufficienti le prove di una sua stabile e consapevole adesione al gruppo criminale. Le misure cautelari per questo specifico reato sono cessate, mentre sono rimaste valide per i singoli episodi di spaccio (Art. 73 d.P.R. n. 309/1990).
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Valore probatorio delle intercettazioni tra sodali e carcere
Il Tribunale della Libertà ha disposto la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di essere il capo promotore di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti. L'accusa si fondava su dialoghi captati tra membri del gruppo all'interno del loro magazzino operativo. L'indagato ha contestato il valore probatorio delle intercettazioni, sostenendo che i dialoghi tra terzi costituissero mere vanterie prive di riscontri esterni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che le conversazioni tra associati che attribuiscono un ruolo di vertice a un terzo non richiedono i riscontri della chiamata in correità, purché il loro tenore sia chiaro, attendibile e coerente con la gestione criminale.
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Corruzione e asservimento della funzione: confermate le misure
Un imprenditore ha elargito regalie e noleggi auto a diversi pubblici ufficiali per ottenere favori personali, tra cui l'elusione di controlli aeroportuali e interrogazioni abusive a banche dati riservate. Il Tribunale ha applicato arresti domiciliari e sospensioni dal servizio. La Corte di Cassazione ha confermato le misure per l'imprenditore e la maggior parte degli agenti, ravvisando una piena ipotesi di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi privati. La Suprema Corte ha invece annullato con rinvio la misura per un singolo militare accusato di falso per i fogli di presenza, chiarendo che le false attestazioni sull'orario di lavoro esauriscono la loro rilevanza nel rapporto interno di impiego privatistico.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: indizi e ruolo
Un indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. I giudici territoriali gli attribuivano il ruolo di vertice in una associazione finalizzata al narcotraffico radicata sul territorio. La difesa ha contestato la mancata concessione di rinvio per legittimo impedimento dei difensori, l'incompatibilità del giudice e soprattutto l'assenza di prove attuali sul presunto ruolo direttivo. La Corte di Cassazione ha rigettato le eccezioni procedurali ma ha accolto il ricorso sul merito indiziario. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riguardavano periodi precedenti rispetto alle condotte contestate dal 2019. Inoltre, la semplice riscossione di quote estorsive attiene al controllo mafioso del territorio e non dimostra automaticamente un contributo materiale e specifico all'attività di spaccio. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
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Mandato di Arresto Europeo: Radicamento Stabile Rileva Anche per i Processi
La Corte d'Appello di Lecce aveva disposto la consegna di un cittadino afghano alla Francia, richiesta tramite un Mandato di Arresto Europeo per reati di ricettazione, riciclaggio e associazione a delinquere. Il difensore ha contestato la decisione, sostenendo che il soggetto era stabilmente radicato in Italia. La Cassazione ha annullato la sentenza, affermando che il radicamento stabile sul territorio è un fattore rilevante anche per i Mandati di Arresto Europei emessi per un'azione penale (c.d. processuali), non solo per l'esecuzione di una pena. La Corte d'Appello dovrà ora riesaminare il caso, verificando le condizioni di radicamento e considerando le questioni pregiudiziali sollevate alla Corte di Giustizia UE.
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Spaccio dietro le sbarre e custodia cautelare in carcere
Due detenuti hanno impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'attività di spaccio avveniva direttamente all'interno del penitenziario, con l'aiuto di familiari e agenti compiacenti. La difesa lamentava l'inattendibilità dei collaboratori di giustizia e la mancanza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni convergenti e riscontrate dei collaboratori. Inoltre, la commissione di reati all'interno del carcere dimostra un'elevata pericolosità sociale che giustifica la misura detentiva.
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Sostituzione della custodia in carcere: quando scatta il rigetto
Un imputato condannato in primo grado a oltre otto anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari per via della concessione delle attenuanti generiche e dell'esclusione della recidiva. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando il ruolo di spicco dell'uomo e il mancato distacco dall'ambiente criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando il carcere e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere confermato
Un indagato ha impugnato l'ordinanza cautelare che confermava la custodia in carcere per il reato di associazione per traffico di stupefacenti e singoli episodi di cessione. La difesa ha eccepito la nullità del provvedimento per motivazione apparente, la presunta illegittimità delle intercettazioni e l'assenza di gravi indizi, sostenendo una diversa lettura delle comunicazioni intercettate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza del tribunale conteneva un'autonoma e rigorosa valutazione degli indizi. Il materiale investigativo ha provato il ruolo stabile dell'indagato, il quale gestiva consegne, debiti e svolgeva compiti di vedetta.
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Custodia cautelare in carcere: il ricorso generico fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. I giudici avevano confermato la misura della custodia cautelare in carcere per i reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e cessione di droga. L'indagato ha censurato genericamente le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni senza confrontarsi con la specifica motivazione dei giudici. Ha inoltre contestato l'aggravante del possesso di armi. La Suprema Corte ha ribadito che i motivi generici rendono l'impugnazione inammissibile. La contestazione dell'aggravante non incide sulla scelta né sui termini massimi della misura restrittiva, evidenziando una carenza di interesse pratico. L'indagato resta pertanto in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio e custodia cautelare in carcere: ricorso inammissibile
Il Tribunale della Libertà ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'Indagato per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di autonoma motivazione del giudice, l'errata qualificazione dei fatti come reato ordinario anziché di lieve entità e l'assenza di reali esigenze cautelari, considerando lo stato di incensurato dell'uomo e il tempo trascorso dagli episodi contestati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato la piena solidità del quadro accusatorio, evidenziando il ruolo continuativo dell'Indagato nella compravendita quotidiana di droga, la disponibilità di canali stabili di fornitura e i contatti operativi con soggetti già agli arresti domiciliari. La custodia cautelare in carcere resta dunque pienamente confermata.
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Dall’obbligo di dimora alla custodia cautelare in carcere
L'Indagato, accusato di reati di spaccio ed estorsione, ottiene inizialmente l'obbligo di dimora. Il Pubblico Ministero presenta appello cautelare per ottenere la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale accoglie l'appello e dispone il carcere. L'Indagato propone ricorso per Cassazione, lamentando l'irregolarità del deposito dell'impugnazione, consegnata in cancelleria dall'autista della Procura non compiutamente identificato, ed escludendo il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: il vizio formale nella consegna dell'atto non invalida l'impugnazione se la provenienza è certa. Inoltre, la condotta violenta e la spiccata inclinazione a delinquere giustificano pienamente la misura carceraria.
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Spaccio di lieve entità o narcotraffico: confermato il carcere
Due indagati hanno subito la misura della custodia cautelare in carcere per traffico e cessione continuata di cocaina all'interno della propria abitazione. I soggetti hanno impugnato il provvedimento, sostenendo la sussistenza della fattispecie di spaccio di lieve entità a causa dei modesti quantitativi ceduti e dell'assenza di sequestri ingenti di denaro o sostanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che la continuità delle vendite, il numero elevato di acquirenti, la qualità della cocaina e l'uso della casa come centrale operativa escludono la minore gravità, delineando una vera e propria attività criminale organizzata.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione ordina la scarcerazione
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di un indagato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per presunto spaccio di sostanze stupefacenti. L'accusa si basava su intercettazioni di messaggi contenenti riferimenti a vino e a parti meccaniche, interpretati dai giudici di merito come gergo cifrato per occultare una cessione di droga pagata mediante la vendita simulata di una moto. La difesa ha dimostrato la reale esistenza della compravendita del veicolo e la plausibilità delle espressioni utilizzate. I giudici di legittimità hanno accertato la totale insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo l'ipotesi accusatoria fondata su mere congetture smentite dalle prove documentali. La Suprema Corte ha pertanto annullato senza rinvio l'ordinanza applicativa della misura, ordinando la liberazione immediata della persona indagata.
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Spaccio in carcere: legittima la custodia cautelare per lo spesino
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un detenuto incaricato delle mansioni di spesino all'interno di un istituto penitenziario. L'indagato sfruttava la propria libertà di movimento interna per smistare hashish, marijuana e cocaina tra le diverse sezioni del carcere, operando al servizio di una strutturata rete criminale. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni convergenti di due collaboratori di giustizia. Tali testimonianze hanno dimostrato il ruolo stabile e operativo dell'uomo nel sodalizio illecito, escludendo il semplice aiuto occasionale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, ravvisando un concreto pericolo di recidiva e la piena proporzionalità della massima misura restrittiva.
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Misura Cautelare Annullata: Indizi Insufficienti per Associazione a Delinquere
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare di obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria, applicata a un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato la misura, ma la Cassazione ha ritenuto insufficiente e contraddittoria la motivazione sui gravi indizi di colpevolezza riguardo la partecipazione dell'indagato all'associazione. La motivazione del Tribunale si basava sul ruolo di fornitore di droga dell'indagato, ma non chiariva il suo inserimento nella struttura associativa, contraddicendosi con l'identificazione di altri soggetti come capi. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio, che dovrà riesaminare la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari per l'annullamento misura cautelare.
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Depistaggio del pubblico ufficiale: cancellare prove costa caro
Un Comandante della Polizia Penitenziaria ha subito una misura interdittiva per "depistaggio del pubblico ufficiale". L'uomo avrebbe cancellato dati da smartphone usati dai detenuti per videochiamate, al fine di ostacolare indagini su benefici irregolari. La Corte di Cassazione ha confermato la sospensione, ribadendo che il reato di depistaggio richiede una connessione funzionale tra il ruolo dell'agente e l'atto illecito. La consapevolezza dell'indagine e l'idoneità dell'azione a sviare le prove sono state cruciali per la decisione.
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Custodia cautelare: Droga ed Estorsione, ricorso inammissibile
Un individuo è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di cessione di stupefacenti ed estorsione, consumata e tentata, ai danni di acquirenti morosi. Ha presentato ricorso contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della custodia cautelare. La decisione ha sottolineato l'utilizzabilità delle sommarie informazioni e la pericolosità sociale del ricorrente, evidenziando la sua indifferenza alle norme.
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Custodia Cautelare per Narcotraffico: Ricorso Respinto, Misura Confermata
Il Tribunale ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo, "Il Ricorrente", accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza della misura. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo le argomentazioni difensive infondate e, in parte, inammissibili. Ha confermato la validità degli indizi, basati su intercettazioni e sequestri di droga, che dimostravano il ruolo continuativo del Ricorrente come intermediario nel traffico. La custodia cautelare per narcotraffico è stata quindi mantenuta.
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Terreno pubblico o pertinenza: custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di padre e figlio. Le forze dell'ordine hanno trovato armi con matricola cancellata, una divisa militare e sostanze stupefacenti in un terreno adiacente alla loro abitazione. I due indagati hanno sostenuto che l'area fosse pubblica e liberamente accessibile da terzi, contestando la gravità del reato e chiedendo gli arresti domiciliari. I giudici hanno invece accertato che il terreno costituiva una diretta pertinenza della casa, protetta da un impianto di videosorveglianza privato. La presenza di pistole clandestine e munizioni dimostra una spiccata pericolosità sociale. Tale quadro rende inidoneo il braccialetto elettronico e giustifica pienamente il carcere.
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Custodia cautelare in carcere: difesa debole contro prove certe
Un indagato ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. La difesa lamentava la mancanza di gravi indizi, contestando il riconoscimento vocale e l'interpretazione delle intercettazioni. Inoltre, sosteneva l'assenza del pericolo di recidiva a causa del limitato arco temporale dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere alla Suprema Corte un nuovo esame delle prove di fatto. I gravi precedenti penali e i contatti stabili per il traffico illecito confermano la necessità della misura detentiva. L'indagato resta in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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