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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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515 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Associazione mafiosa: coesistenza tra due sodalizi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato accusato di far parte sia di un'associazione mafiosa che di un'associazione per il narcotraffico. La sentenza chiarisce che i due reati possono coesistere senza violare il principio del 'ne bis in idem', a condizione che l'associazione mafiosa persegua un programma criminale più vasto e che le due organizzazioni, seppur collegate, abbiano elementi distintivi.
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Chat criptate: la Cassazione conferma l’arresto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per narcotraffico, la cui accusa si basava su messaggi scambiati su una piattaforma di chat criptate. La Corte ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, stabilendo che le prove digitali acquisite da autorità francesi tramite un Ordine Europeo di Indagine sono pienamente utilizzabili nel procedimento italiano, in linea con i recenti principi enunciati dalle Sezioni Unite. L'identificazione dell'indagato e le esigenze cautelari sono state ritenute correttamente motivate.
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Acquirente stabile stupefacenti: quando c’è associazione?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo un principio fondamentale: essere un acquirente stabile di stupefacenti non è sufficiente a provare la partecipazione a un'associazione a delinquere. Per configurare tale reato, è necessario dimostrare un contributo consapevole e volontario agli scopi del gruppo criminale, che vada oltre il semplice rapporto commerciale tra fornitore e cliente. La Corte ha ritenuto che due episodi di acquisto, anche se significativi, non bastano a provare l'adesione al patto associativo.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e incendio aggravato. Ha stabilito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, basata su dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni e legami familiari, era logica e coerente, respingendo il ricorso che mirava a una rivalutazione dei fatti.
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Associazione narcotraffico: conferma Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un giovane accusato di partecipazione a un'associazione narcotraffico a conduzione familiare. Il ricorso, basato sulla presunta marginalità del suo ruolo e sull'inadeguatezza delle prove, è stato respinto. La Corte ha ritenuto che l'indagato fosse pienamente inserito nel sodalizio, con compiti che andavano oltre la semplice vendita di stupefacenti, includendo l'intermediazione, la vedetta e la custodia delle armi del gruppo. Questa profonda integrazione e la stabilità della sua dedizione al traffico illecito hanno giustificato la decisione, superando le obiezioni relative al tempo trascorso dai fatti contestati.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di partecipazione associazione mafiosa, confermando la misura cautelare. La sentenza stabilisce che una stabile disponibilità alle direttive del clan, manifestata attraverso una collaborazione attiva in attività criminali come il traffico di droga e armi per conto dell'associazione, costituisce un contributo effettivo e non una semplice vicinanza personale al capo.
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Partecipazione associativa: la prova dalle intercettazioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la misura di custodia cautelare per il reato di partecipazione associativa. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale del riesame, basata sull'analisi coordinata di intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, era logica e coerente nel dimostrare il pieno reinserimento del soggetto nel clan di appartenenza per la gestione delle estorsioni, confermando così la sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari.
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Doppia presunzione: quando la custodia è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per tentata estorsione aggravata. La Corte ha ritenuto il ricorso generico, confermando la solidità delle motivazioni del Tribunale del riesame riguardo la gravità indiziaria, il metodo mafioso e l'applicazione della cosiddetta 'doppia presunzione' di pericolosità che giustifica la detenzione in carcere.
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Associazione per delinquere e droga: i criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione per delinquere e narcotraffico. Nonostante l'indagato avesse più fornitori, la Corte ha confermato la gravità indiziaria, valorizzando il rapporto stabile e consapevole con il gruppo criminale e il rispetto delle sue regole interne.
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Corruzione in appalti: la Cassazione e gli indizi
Un imprenditore, accusato di corruzione in appalti e turbativa d'asta, ricorre contro l'ordinanza di arresti domiciliari. Avrebbe utilizzato una società di consulenza come schermo per corrompere funzionari di un ente pubblico e aggiudicarsi gare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. La sentenza sottolinea l'importanza del ruolo di 'dominus' di fatto, al di là delle cariche formali, e la validità delle misure cautelari basate su un quadro indiziario solido e coerente.
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Presunzione di pericolosità: Cassazione e 416-bis
La Corte di Cassazione, con la sentenza 43423/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto indagato per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La Corte ha confermato la validità della misura cautelare in carcere, sottolineando come una precedente condanna per lo stesso reato, unita a nuove prove come le intercettazioni relative al controllo di appalti, costituisca un quadro indiziario solido. Fondamentale il chiarimento sulla presunzione di pericolosità: il cosiddetto 'tempo silente' non è sufficiente a superarla quando l'adesione dell'indagato al sodalizio criminale risulta profondamente radicata.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici e manifestamente infondati, confermando la valutazione del tribunale del riesame sui gravi indizi di colpevolezza e sulla persistenza delle esigenze cautelari, basate non solo sulle dichiarazioni di collaboratori ma anche su specifiche intercettazioni.
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Concorso esterno: limiti del ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il ricorso del PM mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti, mentre il Tribunale del riesame aveva logicamente motivato l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, ritenendo le prove generiche, ambigue e non sufficientemente riscontrate.
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Indagini preliminari: prove inutilizzabili post-scadenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per omicidio, stabilendo l'inutilizzabilità delle prove raccolte dopo la scadenza dei termini delle indagini preliminari. In particolare, intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia sono state escluse. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione basata solo sulle prove valide, attraverso una 'prova di resistenza'. La misura cautelare per associazione mafiosa è stata invece confermata, poiché basata su elementi probatori distinti e legittimi.
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Motivazione apparente: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per un imputato accusato di associazione mafiosa. La decisione si fonda sul vizio di motivazione apparente, in quanto il Tribunale aveva respinto le argomentazioni difensive, basate su nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in modo sbrigativo e senza un'analisi concreta, omettendo del tutto di pronunciarsi su alcuni punti cruciali del ricorso. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fumus commissi delicti: Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di oltre 166.000 euro a carico di un medico. La decisione si fonda sulla radicale carenza di motivazione del provvedimento impugnato, che non ha dimostrato in modo concreto il 'fumus commissi delicti' per le accuse di truffa e corruzione, riducendole a meri sospetti non supportati da elementi probatori.
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Traffico di influenze: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un ex ufficiale accusato di traffico di influenze illecite, aggravato dall'agevolazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la consapevolezza di favorire un clan può essere desunta dalla sua notorietà sul territorio e che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la legittimità della decisione.
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Utilizzabilità intercettazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24734/2024, ha rigettato il ricorso di una Procura, confermando l'inutilizzabilità di intercettazioni provenienti da un procedimento diverso. La Corte ha stabilito, in linea con le Sezioni Unite, che la disciplina più permissiva introdotta nel 2020 sull'utilizzabilità intercettazioni si applica solo se entrambi i procedimenti (quello di origine e quello di destinazione) sono stati iscritti dopo il 31 agosto 2020. Senza tali prove, il quadro indiziario a carico degli indagati è stato ritenuto insufficiente.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sul ruolo apicale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione mafiosa con ruolo apicale e traffico di armi da guerra. L'indagato sosteneva che le prove fossero già state valutate in precedenti processi conclusi con assoluzione. La Corte ha chiarito che se la nuova contestazione riguarda un periodo temporale diverso, le prove, anche se già note, possono essere rivalutate. Ha inoltre confermato che il reato di importazione di armi non assorbe quelli di detenzione e porto se queste condotte proseguono nel tempo dopo l'ingresso nel territorio nazionale. La decisione sottolinea quindi la necessità di un'analisi fattuale specifica e l'irrilevanza di un giudicato assolutorio su fatti successivi.
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Appello PM misura cautelare: il riesame è totale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura cautelare a un avvocato. La Corte ha stabilito che, in caso di appello del Pubblico Ministero contro il rigetto di una misura, il Tribunale del riesame deve valutare nuovamente l'intero quadro, sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari, senza limitarsi ai soli punti contestati dal PM. In questo caso, il Tribunale aveva erroneamente omesso la valutazione degli indizi, un vizio che ha portato all'annullamento con rinvio.
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