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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

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349 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Autoriciclaggio: prova del reato presupposto in cautela
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per autoriciclaggio, chiarendo che per la sua configurabilità in fase preliminare non è necessario un accertamento giudiziale definitivo del reato presupposto. È sufficiente che quest'ultimo sia individuato nella sua tipologia e supportato da gravi indizi, desumibili anche da informative di polizia giudiziaria, a prescindere dalla presenza immediata della denuncia della persona offesa. Il ricorso è stato respinto in quanto basato su un'interpretazione errata dei requisiti probatori.
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Sequestro preventivo immobile: annullato per vizi
Un giovane studente, che occupava un appartamento in virtù di un contratto di comodato per motivi di studio, si è visto sottoporre a sequestro preventivo immobile dopo la revoca del consenso da parte della proprietaria. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, rilevando un grave difetto di motivazione da parte del Tribunale del Riesame. Quest'ultimo non aveva adeguatamente considerato l'esistenza del rapporto civilistico (il comodato), limitandosi a una valutazione astratta del reato basata sulla permanenza contro la volontà della proprietaria, senza analizzare in modo concreto tutti gli elementi probatori e le tesi difensive.
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Traduzione atti e custodia cautelare: la Cassazione
Un indagato straniero, accusato di sequestro e tortura, ha impugnato la sua custodia cautelare per la mancata traduzione degli atti nella sua lingua. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di traduzione atti sorge solo quando il giudice apprende che l'indagato non comprende la lingua italiana. Se la traduzione viene disposta tempestivamente da quel momento e l'indagato non dimostra un pregiudizio concreto al suo diritto di difesa, la misura cautelare resta valida. La Corte ha inoltre confermato la sussistenza dei gravi indizi e dell'aggravante di transnazionalità.
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Concorso associazione mafiosa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza chiarisce il concorso tra associazione mafiosa e quella dedita al traffico di stupefacenti, affermando che i due reati possono coesistere se le organizzazioni sono strutturalmente autonome. Vengono inoltre convalidate le intercettazioni tramite captatore informatico e confermata la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per i reati di mafia.
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Partecipazione mafiosa: quando la prova è valida?
Un individuo accusato di partecipazione mafiosa ha impugnato un'ordinanza di custodia cautelare, sostenendo l'insufficienza delle prove basate su intercettazioni e legami familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un coinvolgimento attivo nelle attività criminali del gruppo, come l'estorsione, costituisce prova solida di appartenenza. I giudici hanno inoltre confermato l'attualità delle esigenze cautelari data la recente continuità dell'attività criminale e il concreto rischio di recidiva.
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Custodia Cautelare Mafia: La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare per associazione di tipo mafioso ed estorsione. La sentenza chiarisce che la Cassazione non può riesaminare nel merito i gravi indizi di colpevolezza, ma solo verificare la logicità della motivazione del provvedimento impugnato. È stata inoltre confermata l'applicazione della presunzione di pericolosità sociale per i reati di mafia, che giustifica la custodia in carcere come misura adeguata, a meno che non sia provato un definitivo allontanamento dal contesto criminale.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato accusato di associazione mafiosa, confermando la misura di custodia cautelare. La Corte ha stabilito che i gravi indizi di colpevolezza possono sussistere anche sulla base di un singolo elemento probatorio, come un'intercettazione, se questo è sufficientemente dettagliato e significativo da dimostrare un'adesione consapevole e stabile al sodalizio criminale. Nel caso specifico, la partecipazione attiva dell'indagato a una conversazione strategica è stata ritenuta decisiva.
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Associazione mafiosa: coesistenza con spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo accusato di appartenere sia a un'associazione mafiosa sia a un'organizzazione parallela di narcotraffico. La difesa sosteneva che essere vittima di estorsione da parte dello stesso clan escludesse l'appartenenza. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'associazione mafiosa può coesistere con un'altra associazione criminale e che il pagamento di un "contributo" interno non nega la partecipazione al sodalizio. È stata inoltre confermata la responsabilità per concorso in estorsione basata sulla presenza intimidatoria durante la richiesta di pizzo.
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Concorso morale: basta rafforzare l’intento criminoso
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione, stabilendo che si configura il concorso morale anche quando un soggetto, pur non partecipando all'esecuzione materiale, fornisce informazioni decisive (come l'esistenza di un'auto di lusso) e offre il proprio contributo, rafforzando così il proposito criminoso degli altri co-indagati. La Corte ha ritenuto irrilevante che il contributo non si sia poi concretizzato, poiché l'azione ha avuto un'efficacia causale nella fase ideativa e preparatoria del reato.
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