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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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563 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Gravi indizi di colpevolezza: furto in hotel
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura del divieto di dimora nei confronti di un soggetto accusato di furto aggravato in concorso. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che la decisione si basasse su semplici presunzioni. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del Riesame, fondata sui filmati di videosorveglianza che mostravano l'indagato agire come 'palo' e coordinarsi telefonicamente con il complice per sottrarre uno zaino di valore in un hotel.
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Ingiusta detenzione e diniego per colpa grave
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da una donna assolta dall'accusa di spaccio. Nonostante l'assoluzione, i giudici hanno ravvisato una colpa grave nella sua condotta, consistente in una connivenza passiva e attiva che ha generato una falsa apparenza di colpevolezza durante le indagini.
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Riparazione ingiusta detenzione e colpa grave
Il caso riguarda un uomo inizialmente accusato di associazione mafiosa e successivamente assolto perché il fatto non sussiste. Nonostante l'assoluzione, la richiesta di riparazione ingiusta detenzione è stata rigettata. La Corte ha stabilito che la partecipazione a una colletta per detenuti affiliati alla criminalità organizzata costituisce una colpa grave, in quanto comportamento ambiguo che ha indotto in errore il giudice cautelare, precludendo così il diritto all'indennizzo.
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Custodia in carcere per droga parlata su WhatsApp
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un'indagata accusata di spaccio di cocaina. Nonostante la difesa sostenesse che le chat WhatsApp riguardassero debiti di gioco e che mancasse il sequestro materiale della sostanza, i giudici hanno ritenuto gli indizi univoci. Il rischio di reiterazione, aggravato dal fatto che il soggetto fosse già in regime di affidamento in prova, ha giustificato la massima misura restrittiva.
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Arresti domiciliari per droga: conferma della misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di arresti domiciliari per droga a carico di un soggetto trovato in possesso di cocaina. La sostanza era stata rinvenuta in una cantina nella disponibilità dell'indagato, il quale aveva ammesso l'uso comune del locale. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, confermando la sussistenza di gravi indizi e il pericolo di reiterazione del reato, data l'assenza di altre fonti di reddito lecite.
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Natura sostanza stupefacente: prova senza perizia
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un soggetto trovato in possesso di oltre 500 grammi di cocaina e ingenti somme di denaro. La difesa contestava l'assenza di analisi tecniche sulla natura sostanza stupefacente, ma i giudici hanno stabilito che indizi gravi e concordanti, come il confezionamento e il denaro contante, sono sufficienti a provarne la tipologia senza necessità di perizia.
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Partecipazione associativa: la prova per la cautela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, in fase cautelare, i gravi indizi di colpevolezza non richiedono lo stesso rigore probatorio della condanna definitiva. È sufficiente un quadro di qualificata probabilità basato su elementi come la stabilità dei contatti e il ruolo funzionale dell'indagato nel programma criminoso, anche per un breve periodo.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
Un soggetto, assolto dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che il suo comportamento, caratterizzato da frequentazioni ambigue e conversazioni sospette, integrasse una 'colpa grave'. Tale condotta, pur non costituendo reato, ha ingenerato nell'autorità giudiziaria la falsa apparenza della sua colpevolezza, giustificando il diniego del risarcimento.
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Ingiusta detenzione: colpa e risarcimento del danno
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di ingiusta detenzione di natura 'formale', dovuta a un errore di valutazione del giudice, la condotta anche lievemente colposa della persona detenuta è irrilevante. Il diritto alla piena riparazione non può essere né escluso né ridotto, poiché la causa della detenzione è da ricondurre unicamente all'errore giudiziario. La sentenza analizza il caso di un cittadino, posto agli arresti domiciliari e poi assolto, a cui era stata riconosciuta una riparazione economica. Il Ministero dell'Economia aveva impugnato la decisione, sostenendo che l'imprudenza dell'interessato avrebbe dovuto limitare l'indennizzo, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il pieno diritto al risarcimento.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e reati in materia di armi. La Corte ribadisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, basata su intercettazioni e dichiarazioni, spetta al giudice di merito. Se la motivazione è logica e coerente, come nel caso di specie, la Cassazione non può riesaminare i fatti. Viene inoltre confermata l'operatività della presunzione di pericolosità per questo tipo di reato.
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Ingiusta detenzione: sì al risarcimento se è errore
Un imprenditore, arrestato per riciclaggio e poi assolto con formula piena, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione dalla Corte d'Appello a causa di una sua presunta colpa grave. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: se la misura cautelare viene annullata dal Tribunale del Riesame sulla base di una diversa valutazione degli stessi elementi noti al primo giudice, e non per fatti nuovi, il diritto al risarcimento non può essere negato. L'errore di valutazione del giudice prevale sulla presunta negligenza dell'indagato.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44632/2023, ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a una persona assolta. La decisione si fonda sulla condotta dell'imputata che, tentando di occultare della sostanza stupefacente durante una perquisizione, ha contribuito con colpa grave a creare l'apparenza di reato che ha portato alla sua carcerazione, rendendo irrilevante la successiva assoluzione.
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Prova del DNA: la Cassazione conferma la sua validità
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della prova del DNA come elemento sufficiente per giustificare una misura di custodia cautelare in carcere. Il caso riguardava un ricorso contro un'ordinanza di custodia per un furto in abitazione, dove l'indagato era stato identificato tramite tracce di sangue sulla scena del crimine. La difesa contestava la procedura di acquisizione e analisi del DNA, lamentando la violazione del diritto di difesa. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che per le misure cautelari sono sufficienti i 'gravi indizi di colpevolezza', un requisito meno stringente della prova piena richiesta per la condanna. Inoltre, ha ribadito che la prova del DNA, data la sua altissima affidabilità statistica, ha natura di prova e non di mero indizio, e che il diritto al contraddittorio è pienamente garantito nella fase dibattimentale attraverso l'esame del consulente tecnico.
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Ricorso inammissibile: perché i motivi devono essere specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di arresti domiciliari per furto. La decisione si fonda sulla manifesta genericità dei motivi di ricorso, i quali non contenevano una critica argomentata e specifica al provvedimento impugnato, ma si limitavano a contestazioni assertive. La Suprema Corte ha ribadito che, per essere ammissibile, l'impugnazione deve affrontare puntualmente le ragioni della decisione del giudice di merito, pena la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ingiusta detenzione: annullata la decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un cittadino assolto dopo 15 mesi di carcere. La Corte ha stabilito che il giudice della riparazione non può fondare la propria decisione su elementi fattuali (la presenza in piazze di spaccio) che la sentenza di assoluzione aveva esplicitamente escluso. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza della colpa grave basata unicamente sugli elementi residui.
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Misure cautelari: legittima la motivazione ‘per relationem’
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro delle misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli imputati lamentavano che l'ordinanza fosse una mera copia di altri atti, priva di autonoma valutazione. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi, affermando la legittimità della motivazione 'per relationem' a condizione che il giudice dimostri di aver fatto proprio il ragionamento altrui. L'ordinanza è stata annullata solo parzialmente per una contraddizione interna tra motivazione e dispositivo.
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Utilizzabilità intercettazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due indagati sottoposti a custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza affronta temi cruciali come l'utilizzabilità intercettazioni ambientali, anche in presenza di un decreto di convalida integrato successivamente, e il criterio per determinare la competenza territoriale. La Corte ha confermato la piena validità delle prove raccolte, chiarendo che il ritardo nell'attivazione di un'intercettazione disposta d'urgenza non ne inficia i risultati, e ha ribadito che la competenza si radica nel luogo dove ha sede la base operativa del gruppo criminale.
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Esigenze cautelari: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che applicava gli arresti domiciliari per spaccio. La Corte ha ritenuto adeguatamente motivate le esigenze cautelari e i gravi indizi di colpevolezza, basati su video-sorveglianza e precedenti penali, respingendo le censure del ricorrente come un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio e resistenza. La decisione si basa sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo che il contesto organizzato dell'attività di spaccio e i precedenti dell'indagato giustificassero la misura, escludendo l'ipotesi di un fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che, in fase cautelare, è sufficiente un giudizio di qualificata probabilità di colpevolezza.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la misura della custodia cautelare in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione si basa sulla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, derivanti da un'attività di spaccio sistematica e organizzata, tale da configurare una vera e propria 'piazza di spaccio', escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità e giustificando la misura detentiva più afflittiva.
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