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Art. 273 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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813 provvedimenti

Altri anni per Art. 273 Codice di Procedura Penale

Presunzione di pericolosità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza 43674 del 2023, ha rigettato i ricorsi di due indagati per omicidio e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito la piena utilizzabilità di una registrazione audio acquisita in un diverso procedimento e ha ribadito la forza della presunzione di pericolosità per i reati di stampo mafioso, specificando che solo la prova di una rescissione definitiva dei legami con il clan può superarla, non essendo sufficiente il mero decorso del tempo.
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Gravi indizi di colpevolezza: la valutazione in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, chiarendo i criteri di valutazione dei gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha stabilito che, in fase cautelare, è sufficiente un giudizio di 'qualificata probabilità' basato sulla convergenza di plurimi elementi indiziari (intercettazioni, GPS, video), senza necessità di raggiungere la certezza richiesta per la condanna. Il ricorso dell'indagato, volto a ottenere una rilettura delle prove, è stato dichiarato inammissibile.
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Vizio di motivazione: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava una misura cautelare per un soggetto accusato di associazione mafiosa. La decisione si fonda su un grave vizio di motivazione: il tribunale inferiore, pur avendo escluso la gravità indiziaria per un reato connesso (trasferimento fraudolento di valori), non ha spiegato come il quadro probatorio per il reato associativo potesse rimanere immutato. La Corte ha rinviato il caso per una nuova e più rigorosa valutazione.
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Adeguatezza misura cautelare: la Cassazione decide
Un uomo accusato di omicidio e posto in custodia cautelare in carcere ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, pur confermando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e rigettando la tesi della legittima difesa, accoglie il ricorso sul punto dell'adeguatezza misura cautelare. Si sottolinea che il giudice non può basarsi solo sulla gravità del reato, ma deve considerare concretamente la personalità dell'indagato e il suo comportamento post-fatto per valutare se una misura meno severa, come gli arresti domiciliari, possa essere sufficiente. L'ordinanza viene annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare 416-bis: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) ed estorsione. La sentenza ribadisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la violazione di legge o la manifesta illogicità della motivazione. In tema di custodia cautelare 416-bis, la Corte ha confermato la validità della presunzione legale sulla sussistenza delle esigenze cautelari e sull'adeguatezza della misura carceraria, non superata da elementi concreti offerti dalla difesa.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione decide
Un individuo ricorre contro la sua custodia cautelare per partecipazione associazione mafiosa, sostenendo che i suoi legami siano solo di prossimità familiare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la prova di ruoli attivi, come la partecipazione a summit, dimostra un coinvolgimento effettivo e non una mera contiguità. La sentenza sottolinea i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare i fatti ma solo la logicità e legalità della motivazione del provvedimento impugnato.
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Misure cautelari: la Cassazione valuta il ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il diniego di sostituzione delle misure cautelari. Nonostante il co-indagato avesse ottenuto gli arresti domiciliari, la Corte ha ritenuto la posizione del ricorrente diversa e più grave, basandosi sulla sua specifica condotta minacciosa e sulla persistenza del pericolo di reiterazione del reato.
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Ricorso inammissibile: perché i motivi devono essere specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di arresti domiciliari per furto. La decisione si fonda sulla manifesta genericità dei motivi di ricorso, i quali non contenevano una critica argomentata e specifica al provvedimento impugnato, ma si limitavano a contestazioni assertive. La Suprema Corte ha ribadito che, per essere ammissibile, l'impugnazione deve affrontare puntualmente le ragioni della decisione del giudice di merito, pena la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ingiusta detenzione: annullata la decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un cittadino assolto dopo 15 mesi di carcere. La Corte ha stabilito che il giudice della riparazione non può fondare la propria decisione su elementi fattuali (la presenza in piazze di spaccio) che la sentenza di assoluzione aveva esplicitamente escluso. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza della colpa grave basata unicamente sugli elementi residui.
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Custodia Cautelare: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione aggravata. La sentenza analizza i limiti del sindacato di legittimità su questioni come il rigetto di istanze di rinvio, la retrodatazione dei termini e la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, ribadendo che la Corte non può riesaminare i fatti ma solo la corretta applicazione della legge.
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Agevolazione mafiosa: Cassazione su prova e misure
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata in custodia cautelare per estorsione con aggravante di agevolazione mafiosa. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulle misure cautelari, ribadendo che non è possibile una nuova valutazione dei fatti. Viene inoltre confermato il principio per cui l'aggravante si applica al concorrente consapevole della finalità mafiosa del complice, anche se non la condivide.
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Misure cautelari: legittima la motivazione ‘per relationem’
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro delle misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli imputati lamentavano che l'ordinanza fosse una mera copia di altri atti, priva di autonoma valutazione. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi, affermando la legittimità della motivazione 'per relationem' a condizione che il giudice dimostri di aver fatto proprio il ragionamento altrui. L'ordinanza è stata annullata solo parzialmente per una contraddizione interna tra motivazione e dispositivo.
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Utilizzabilità intercettazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due indagati sottoposti a custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza affronta temi cruciali come l'utilizzabilità intercettazioni ambientali, anche in presenza di un decreto di convalida integrato successivamente, e il criterio per determinare la competenza territoriale. La Corte ha confermato la piena validità delle prove raccolte, chiarendo che il ritardo nell'attivazione di un'intercettazione disposta d'urgenza non ne inficia i risultati, e ha ribadito che la competenza si radica nel luogo dove ha sede la base operativa del gruppo criminale.
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Esigenze cautelari: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che applicava gli arresti domiciliari per spaccio. La Corte ha ritenuto adeguatamente motivate le esigenze cautelari e i gravi indizi di colpevolezza, basati su video-sorveglianza e precedenti penali, respingendo le censure del ricorrente come un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Intercettazioni riesame: quando la prova è utilizzabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di alcuni imputati, accusati di aver creato un complesso sistema di frode fiscale e autoriciclaggio tramite società fittizie per la vendita di alcol. Il caso verteva su un'importante questione procedurale: la tardiva messa a disposizione dei file audio delle intercettazioni alla difesa prima dell'udienza di riesame. La Corte ha chiarito che tale ritardo non comporta l'inutilizzabilità delle intercettazioni, ma una nullità a regime intermedio. Ha inoltre convalidato la decisione del Tribunale del Riesame che, effettuando una "prova di resistenza", ha ritenuto il quadro indiziario sufficientemente grave anche senza considerare le conversazioni intercettate, basandosi su altre prove documentali e dichiarative. La sentenza conferma quindi la misura cautelare per gli imputati.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di reati ambientali e associazione a delinquere con l'aggravante mafiosa. La decisione si fonda sulla motivazione apparente del Tribunale del Riesame, che non ha fornito risposte concrete e puntuali alle specifiche obiezioni sollevate dalla difesa, limitandosi a ripercorrere la tesi accusatoria. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà colmare le lacune motivazionali evidenziate.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio e resistenza. La decisione si basa sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo che il contesto organizzato dell'attività di spaccio e i precedenti dell'indagato giustificassero la misura, escludendo l'ipotesi di un fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che, in fase cautelare, è sufficiente un giudizio di qualificata probabilità di colpevolezza.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la misura della custodia cautelare in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione si basa sulla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, derivanti da un'attività di spaccio sistematica e organizzata, tale da configurare una vera e propria 'piazza di spaccio', escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità e giustificando la misura detentiva più afflittiva.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce i criteri per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e la legittimità della motivazione del giudice anche quando richiama gli atti del pubblico ministero, a patto che vi sia un'autonoma e critica valutazione. Confermato il rigetto delle attenuanti per fatti di lieve entità data la struttura e continuità operativa del gruppo criminale.
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Gravi indizi di colpevolezza: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi, chiarendo i criteri di valutazione per le misure cautelari e la distinzione tra reati associativi e spaccio di lieve entità.
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