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Art. 2728 Codice Civile

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300 provvedimenti

Redditometro e prova contraria: la Cassazione decide
Un contribuente, a fronte di un accertamento fiscale basato sul redditometro, ha tentato di giustificare le proprie spese sostenendo di aver ricevuto la restituzione di un finanziamento soci. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che la prova fornita era insufficiente, in quanto il finanziamento originario non era coerente con i redditi dichiarati in passato dal contribuente. Il caso sottolinea il rigoroso onere della prova richiesto per contrastare le presunzioni del redditometro.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un complesso caso riguardante l'uso del nome e del simbolo di un partito politico nazionale da parte di un'associazione locale dissidente. La controversia, caratterizzata da un lungo e tortuoso iter processuale, ha permesso alla Suprema Corte di ribadire importanti principi sul litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che nelle cause contro associazioni non riconosciute non è necessario citare in giudizio tutti gli associati, essendo sufficiente convenire chi detiene la presidenza o la direzione. L'ordinanza chiarisce anche gli oneri probatori della parte contumace che impugna una sentenza tardivamente, rigettando il ricorso.
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Abuso personalità giuridica: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2284/2025, ha cassato la decisione di merito che escludeva l'abuso della personalità giuridica solo perché la società era effettivamente operativa. Secondo la Corte, l'abuso può configurarsi anche in un momento successivo alla costituzione, qualora un'operazione specifica sia posta in essere con il solo scopo di conseguire un indebito vantaggio fiscale, senza valide ragioni economiche. Il caso riguardava la vendita di un immobile seguita dalla cessione delle quote societarie, un meccanismo che secondo l'Amministrazione Finanziaria mirava a eludere la tassazione sulla plusvalenza immobiliare.
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Accertamento sintetico: Cassazione chiarisce regole
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento sintetico basato sul 'redditometro'. Un contribuente aveva ottenuto l'annullamento dell'avviso in appello, ma l'Agenzia delle Entrate ha ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza di secondo grado. Ha chiarito che il contraddittorio preventivo non era obbligatorio 'ratione temporis' per i tributi non armonizzati del 2005. Inoltre, ha precisato le regole per la verifica dello scostamento biennale e per la ripartizione degli incrementi patrimoniali, consolidando i principi dell'accertamento sintetico.
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Accertamento sintetico: prova e redditometro pre-2010
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento sintetico relativo agli anni 2006-2008. Un commerciante era stato oggetto di un avviso di accertamento basato sia sul possesso di beni-indice (redditometro) sia su incrementi patrimoniali. La Corte ha chiarito che la normativa applicabile è quella anteriore alla riforma del 2010, la quale permette la coesistenza di entrambi i metodi di accertamento. Inoltre, ha precisato la natura dell'onere probatorio a carico del contribuente, il quale non deve solo dimostrare la disponibilità di somme non tassabili, ma anche provare che non siano state usate per altri fini. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Società in perdita sistematica: guida alla sentenza
Una società si è vista negare un rimborso IVA perché considerata una società in perdita sistematica. La Corte di Cassazione ha stabilito che per calcolare i tre anni di perdita consecutivi si deve fare riferimento al 'periodo d'imposta' (anno solare) e non all''esercizio sociale' della società, anche se questa è stata costituita a fine anno. La decisione ribalta la sentenza di secondo grado, specificando un principio cruciale per le nuove imprese.
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Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Società di comodo: no al diniego rimborso IVA
Una società in liquidazione si è vista negare un rimborso di credito IVA perché considerata una 'società di comodo' per non aver superato il test di operatività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, in base ai principi del diritto dell'Unione Europea, la qualifica di 'società di comodo' non è sufficiente a negare il diritto alla detrazione o al rimborso dell'IVA. Tale diritto può essere limitato solo in caso di frode o abuso, che devono essere provati dall'amministrazione finanziaria.
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Valore probatorio scritture contabili: la Cassazione
Un dipendente ha richiesto il pagamento di anticipazioni basandosi su una nota contabile informale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il documento non aveva sufficiente valore probatorio. La Corte ha specificato che una nota interna non firmata e non datata non può provare l'esistenza di un credito verso il datore di lavoro, ponendo l'onere della prova sul lavoratore. Anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato respinto.
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Accertamento bancario socio e presunzioni fiscali
Una società a responsabilità limitata è stata sottoposta ad un accertamento fiscale per IRES e IVA basato su movimentazioni bancarie rilevate sul conto corrente del padre dell'amministratore. La Corte di Cassazione, con una precedente ordinanza, aveva stabilito la legittimità di tale accertamento bancario socio in virtù della presunzione che, nelle società a ristretta base, i conti dei familiari possano essere riferibili all'attività aziendale. La causa è stata rinviata ai giudici di merito, che hanno confermato l'accertamento. La società ha nuovamente fatto ricorso in Cassazione. Tuttavia, con la presente ordinanza interlocutoria, la Corte ha rinviato il giudizio a nuovo ruolo a causa di un difetto di comunicazione dell'avviso di udienza alla società ricorrente, senza decidere nel merito della questione.
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Improcedibilità ricorso: onere deposito sentenza
In una causa di divisione ereditaria, due fratelli avevano ottenuto in primo grado il riconoscimento dell'usucapione su alcuni beni. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, negando l'usucapione. I fratelli hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso. La ragione è puramente procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la copia della sentenza d'appello con la prova della sua notificazione, un adempimento obbligatorio previsto dall'art. 369 c.p.c. per dimostrare la tempestività dell'impugnazione.
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Accertamenti bancari: onere della prova del giudice
La Corte di Cassazione cassa con rinvio la sentenza di merito in un caso di accertamenti bancari. La decisione sottolinea che, a fronte della documentazione prodotta dal contribuente per superare la presunzione legale, il giudice tributario ha il dovere di effettuare una valutazione analitica e rigorosa, non potendosi limitare a un esame sommario o a rigettare le prove in modo generico. La Corte ha censurato la Commissione Tributaria Regionale per non aver seguito le indicazioni di una precedente pronuncia di rinvio, ribadendo la necessità di un'analisi puntuale delle prove fornite.
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Costi non inerenti: quando l’Agenzia li contesta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5321/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento che contestava la deducibilità di costi non inerenti e l'esistenza di operazioni fittizie. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente l'onere di provare non solo l'esistenza e la tracciabilità del costo, ma anche la sua effettiva inerenza all'attività d'impresa. La sola presentazione della fattura e la prova del pagamento non sono sufficienti a superare gli indizi di fittizietà sollevati dall'Amministrazione finanziaria, come l'assenza di una reale struttura operativa del fornitore.
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Estinzione società successione soci: chi paga i debiti?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della estinzione società successione soci. Il caso riguarda una s.r.l. cancellata dal registro imprese, i cui ex soci sono stati chiamati a rispondere di debiti fiscali accertati presuntivamente. La Corte ha stabilito un principio cruciale: per i debiti della società estinta, la successione si verifica solo in capo a coloro che erano soci al momento della cancellazione. Di conseguenza, un socio che aveva ceduto le proprie quote prima di tale momento non può essere considerato successore e non risponde dei debiti societari. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza su questo specifico punto.
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Indagini finanziarie: la Cassazione sui limiti al Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società fallita, confermando la nullità di un avviso di accertamento per violazione delle garanzie del contribuente. La Corte ha inoltre validato la decisione del giudice di merito basata sulle conclusioni di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), la quale aveva parzialmente giustificato le movimentazioni bancarie emerse dalle indagini finanziarie, sottolineando come la decisione di merito, fondata sul contenuto della perizia, renda irrilevanti le contestazioni formali dell'Amministrazione finanziaria.
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Spese di sponsorizzazione: i requisiti per dedurle
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche. Il caso riguardava un agente di commercio a cui l'Agenzia delle Entrate aveva negato la deduzione di tali costi. La Corte ha chiarito che, sebbene esista una presunzione legale sulla natura pubblicitaria di queste spese, il contribuente deve comunque dimostrare che l'associazione sponsorizzata abbia effettivamente svolto l'attività promozionale pattuita. In mancanza di tale prova, il costo non è deducibile. La stessa sorte è toccata alle spese di ristorazione, ritenute non deducibili per mancata prova della loro inerenza all'attività d'impresa.
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Prescrizione ripetizione indebito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23259/2025, interviene su un caso di ripetizione di indebito bancario, chiarendo i criteri per il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'Appello che presumeva la natura ripristinatoria dei versamenti in conto corrente, sottolineando che tale natura va provata e non può essere data per scontata. Questa ordinanza è cruciale per la gestione del contenzioso bancario relativo alla prescrizione ripetizione indebito.
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Onere della prova COSAP: Comune deve dimostrare proprietà
Un comune richiedeva il pagamento del canone di occupazione di suolo pubblico (COSAP) a una società per le sue installazioni in un'area montana. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del comune, stabilendo che l'onere della prova della proprietà del suolo, quale bene demaniale o del patrimonio indisponibile, grava sull'ente pubblico. In assenza di tale prova, la pretesa di pagamento è illegittima.
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Notificazione licenziamento: quando è valida? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notificazione di un licenziamento a un dipendente agli arresti domiciliari, ritenendo l'impugnazione tardiva. La Corte ha stabilito che le annotazioni postali sulla tentata consegna e sulla compiuta giacenza hanno valore probatorio, anche in assenza di firma dell'operatore. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non a contestare una violazione di legge.
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Presunzione di condominialità: onere della prova
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della presunzione di condominialità dei beni comuni. Il caso riguarda la trasformazione di un manufatto in un cortile comune a uso esclusivo di alcuni condomini. La Corte ha stabilito che, per difendere un bene comune, non è necessaria la 'probatio diabolica'. È il condomino che ne rivendica la proprietà esclusiva a dover fornire la prova, invertendo l'onere probatorio. La decisione chiarisce che la natura di un bene si presume comune se funzionale all'uso collettivo, salvo titolo contrario.
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