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Art. 2720 Codice Civile

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49 provvedimenti

Vizi occulti immobile: quando scatta la garanzia?
La Corte di Cassazione conferma la condanna dei venditori per vizi occulti in un immobile. L'ordinanza chiarisce che il termine di otto giorni per la denuncia dei difetti non decorre dalla semplice manifestazione del problema, ma dal momento in cui l'acquirente ha una conoscenza piena e oggettiva della causa, spesso a seguito di una perizia tecnica. In questo caso, l'acquirente aveva scoperto infiltrazioni d'acqua e aveva ottenuto una riduzione del prezzo, decisione ora definitiva.
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Associazione sportiva dilettantistica: quando è tassata?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una associazione sportiva dilettantistica a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la natura commerciale di alcune attività, come il noleggio di armadietti. La Corte ha confermato la valutazione di merito sulla natura commerciale delle attività, ma ha accolto il ricorso dell'associazione su un punto procedurale cruciale: ha stabilito che il giudice d'appello aveva errato a non ammettere nuovi documenti presentati per la prima volta in quella sede, rinviando la causa per un nuovo esame su tale aspetto.
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Associazione sportiva: le attività commerciali tassabili
Un'associazione sportiva dilettantistica ha ricevuto un avviso di accertamento per aver considerato non commerciali i ricavi da noleggio armadietti, gettoni per l'illuminazione e inviti a non soci. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26542/2025, ha parzialmente accolto il ricorso dell'associazione, cassando la sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che i giudici di secondo grado hanno errato nel non ammettere nuovi documenti presentati in appello, relativi ai costi dell'illuminazione, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Associazioni sportive dilettantistiche e fisco: analisi
Un'associazione sportiva dilettantistica ha ricevuto un avviso di accertamento per attività ritenute commerciali, come l'affitto di armadietti e la vendita di gettoni per l'illuminazione. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nel processo tributario è sempre possibile produrre nuovi documenti in appello. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo esame sulla base delle prove che erano state erroneamente escluse.
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Efficacia probatoria fatture: quando è inammissibile
Una società locatrice ha richiesto il pagamento di oneri accessori a una società conduttrice tramite decreto ingiuntivo, basandosi sull'efficacia probatoria delle fatture. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società ricorrente non ha impugnato una delle due autonome motivazioni (rationes decidendi) della sentenza d'appello. Tale omissione ha reso definitiva la motivazione non contestata, rendendo inutile l'analisi del motivo di ricorso presentato.
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Contratto per fatti concludenti in un appalto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto per fatti concludenti, come un appalto di servizi, può ritenersi validamente stipulato anche in assenza di un accordo scritto. Nel caso esaminato, una società di raccolta rifiuti che ha continuato a usufruire di un servizio di smaltimento domenicale a prezzo maggiorato, ricevendo e registrando le relative fatture senza contestarle formalmente, ha tenuto un comportamento che manifesta in modo inequivocabile la sua volontà di accettare le condizioni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato l'esistenza del rapporto contrattuale, ritenendo la sua motivazione contraddittoria e apparente.
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Società a ristretta base partecipativa: oneri del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3825/2024, ha rigettato il ricorso di una socia di una società a ristretta base partecipativa avverso un avviso di accertamento. L'ordinanza conferma il principio secondo cui i maggiori redditi accertati in capo alla società si presumono distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi fornire la prova contraria, dimostrando la mancata percezione o il reinvestimento degli utili. La Corte ha inoltre ribadito la validità della motivazione "per relationem" dell'atto impositivo.
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Fattura commerciale: prova piena del contratto tra imprese
Una società di riciclaggio ha contestato il mancato pagamento per servizi di selezione di materiale, la cui esistenza era supportata da una fattura commerciale. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che una fattura commerciale, se accettata e registrata nelle scritture contabili del debitore senza contestazioni, costituisce piena prova dell'esistenza del contratto tra imprenditori. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Fattura Commerciale: Prova del Contratto? La Cassazione
Una cooperativa di ristorazione ha richiesto il pagamento di pasti forniti ai dipendenti di una società di handling aeroportuale. Quest'ultima ha contestato l'esistenza di un contratto diretto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che la sola fattura commerciale, se il rapporto sottostante è negato, non costituisce prova sufficiente del contratto. Spetta a chi avanza la pretesa creditoria dimostrare, con altri mezzi, l'esistenza dell'obbligazione. Di conseguenza, il ricorso della cooperativa è stato respinto.
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Prova del credito nel fallimento: la Cassazione decide
Una società fornitrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare di un proprio credito di circa 35.000 euro per carenza di prove. Il ricorso per Cassazione è stato dichiarato inammissibile perché basato su una critica alla valutazione delle prove del giudice di merito, non consentita in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che, nel contesto della prova del credito, fatture e documenti di trasporto non firmati o privi di data certa non sono sufficienti a dimostrare la pretesa creditoria verso il fallimento, poiché il curatore è considerato un terzo.
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Prova del credito: la forma scritta è decisiva
Un'impresa subappaltatrice ha richiesto il pagamento per servizi di cantiere a un'impresa appaltatrice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto cruciale è stata la mancanza di prove scritte che attestassero l'esecuzione dei servizi, come esplicitamente richiesto dal contratto. Questo caso sottolinea l'importanza fondamentale del rispetto delle formalità contrattuali, dimostrando che senza le prove scritte concordate, la prova del credito non può essere considerata raggiunta, anche in presenza di altri elementi indiziari.
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Individuazione acquirente: la fattura non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società fornitrice che chiedeva il pagamento di una partita di merce. La Corte ha stabilito che la corretta individuazione dell'acquirente è fondamentale e non può basarsi sulla sola emissione di una fattura, specialmente se questa viene contestata. In assenza di prove certe come ordini scritti o documenti di trasporto firmati dal destinatario, il credito non può essere riconosciuto, anche se un intermediario ha gestito la transazione. La decisione sottolinea l'onere probatorio a carico di chi afferma di essere creditore.
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Prova cessione crediti: la Cassazione chiarisce
Una società cessionaria di crediti ha agito contro un fallimento per l'ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non costituisce prova della cessione dei crediti. Se il debitore contesta l'esistenza del contratto, il cessionario deve fornire la prova documentale dell'atto di cessione stesso per dimostrare la propria titolarità.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
Una società cessionaria di crediti in blocco ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente per dimostrare la titolarità di uno specifico credito quando questa viene contestata dalla curatela. È necessario fornire la prova documentale, come il contratto di cessione, che attesti l'inclusione del singolo credito nell'operazione. La Corte ha inoltre parzialmente accolto un ricorso incidentale del fallimento riguardante la liquidazione delle spese legali.
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Compensazione debito pagato: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente che chiedeva la compensazione di un debito tributario già pagato. La sentenza chiarisce che il pagamento estingue il debito, facendo venir meno il presupposto della reciprocità dei debiti necessario per la compensazione. Il ricorrente non ha contestato questa specifica motivazione (ratio decidendi), rendendo il suo appello inammissibile.
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Ricorso inammissibile: onere della prova e giudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due contribuenti contro avvisi di accertamento IMU. Il caso verteva sul mancato riconoscimento della ruralità di alcuni immobili e sull'applicazione di esenzioni. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, in particolare per la violazione del principio di autosufficienza, poiché i ricorrenti non hanno correttamente formulato le censure né riprodotto il testo delle sentenze passate in giudicato che intendevano far valere.
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Compenso professionale: come si calcola l’extra?
Una società di ingegneria richiedeva un compenso professionale aggiuntivo per il prolungarsi delle attività di direzione lavori. A causa della mancata fornitura di idonea documentazione contabile, i giudici hanno liquidato il compenso secondo il criterio residuale "a vacazione" (basato sul tempo) e non su quello percentuale. La Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare i presupposti per un calcolo più favorevole spetta al professionista che avanza la pretesa.
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Crediti anteriori al sequestro: la fattura non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di propri crediti al passivo di due aziende sottoposte a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, in questo contesto, le sole prove contabili come fatture e annotazioni a bilancio non sono sufficienti per dimostrare l'esistenza e l'anteriorità del credito. Il giudice ha il potere di valutare liberamente tali prove e richiedere elementi più solidi che attestino la realtà del rapporto sottostante, specialmente quando sussiste il sospetto di strumentalità a fini illeciti.
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Crediti in sequestro di prevenzione: la prova decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di ingenti crediti verso altre tre società sottoposte a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, in tale contesto, le sole scritture contabili e le iscrizioni a bilancio non sono sufficienti a provare l'esistenza e l'anteriorità del credito. È necessaria una prova rigorosa della natura effettiva e non simulata del rapporto sottostante, poiché il giudice ha il potere di accertare se le operazioni siano state create artificiosamente per eludere gli effetti della misura patrimoniale. Nel caso di specie, sono state riscontrate documentazioni artefatte, operazioni confuse tra società collegate e la strumentalità dei crediti all'attività illecita del soggetto proposto, motivando così il rigetto della richiesta.
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Agevolazione fabbricati agricoli: la prova di ruralità
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la valutazione sulla ruralità di un immobile effettuata dal giudice in un'asta giudiziaria non è sufficiente per garantire l'agevolazione fiscale per i fabbricati agricoli. Il contribuente deve fornire una prova autonoma della pertinenzialità del bene all'attività agricola. Il caso riguardava una società agricola che, dopo aver acquistato dei beni all'asta e pagato le imposte, aveva chiesto un rimborso, negato dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha cassato la decisione favorevole al contribuente, rinviando la causa per una nuova valutazione nel merito.
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