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Art. 2719 Codice Civile — Anno 2022

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91 provvedimenti

Altri anni per Art. 2719 Codice Civile

Presunzione di fruttuosità: il Fisco vince sui conti esteri
Il caso nasce dal ritrovamento del nome di un contribuente nella nota Lista Pessina, contenente dati su capitali nascosti all'estero tramite trust e società di comodo. L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per recuperare le imposte evase e applicare le sanzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, confermando la legittimità dei controlli. I giudici hanno stabilito che per i capitali detenuti all'estero e non dichiarati opera la presunzione di fruttuosità: si presume cioè che tali somme abbiano prodotto interessi tassabili. Spetta al contribuente, per il principio di vicinanza della prova, dimostrare il contrario o l'avvenuta dismissione dei fondi. La Suprema Corte ha quindi cassato le decisioni favorevoli al contribuente, rinviando alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Presunzione di ricavi occulti: versamenti dei soci contro il fisco
L'Azienda e i suoi Soci hanno impugnato l'avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria contestava costi indebiti e ricavi non dichiarati per 550.000 euro. Tale somma era emersa da versamenti in contanti dei soci per coprire i saldi negativi di cassa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando la legittimità della presunzione di ricavi occulti. I soci non hanno fornito prove idonee a giustificare la provenienza del denaro, avendo presentato solo fotocopie parziali di cambiali senza la girata sul retro e prive di marche da bollo regolari. Inoltre, la mancata contestazione immediata del verbale di verifica esonera il fisco dal doverlo depositare in giudizio. L'Azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Contestazione conformità copia originale: la fotocopia fa prova
Un cittadino riceveva una sanzione amministrativa e il sequestro del motociclo per mancanza di assicurazione. Opponendosi alla sanzione, contestava genericamente la conformità all'originale della fotocopia dell'avviso di ricevimento della notifica, prodotta dall'ente locale intervenuto in giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici hanno stabilito che la contestazione conformità copia originale non può essere generica o astratta, ma deve indicare in modo chiaro e specifico gli elementi di difformità rispetto all'originale. Di conseguenza, il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali in favore dell'ente locale.
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Notifica della cartella esattoriale: basta l’avviso postale
Una società contribuente ha impugnato alcuni ruoli esattoriali, contestando la regolarità della notifica della cartella esattoriale e disconoscendo la conformità delle fotocopie degli avvisi di ricevimento prodotte dall'agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, per provare la notifica della cartella esattoriale, è sufficiente produrre l'avviso di ricevimento, senza dover esibire l'originale della cartella. Inoltre, il disconoscimento delle copie fotostatiche deve essere specifico e dettagliato, indicando esattamente le difformità rispetto all'originale, e non può basarsi su contestazioni generiche. Poiché le notifiche erano regolari, la società non poteva contestare il merito dei debiti tramite l'estratto di ruolo, avendo perso il termine per impugnare le singole cartelle.
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Vittoria senza appello incidentale nel processo tributario
Un'azienda ha impugnato un avviso di mora per il pagamento di accise sugli alcolici, ottenendo ragione in primo grado. In appello, il concessionario della riscossione ha presentato nuovi documenti per provare la notifica della cartella. I giudici di secondo grado hanno accolto l'appello del concessionario, dichiarando inammissibili le altre difese dell'azienda perché non aveva proposto un appello incidentale nel processo tributario. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che il contribuente interamente vittorioso in primo grado non deve proporre un appello incidentale nel processo tributario per riproporre le eccezioni rimaste assorbite, ma è sufficiente che le richiami espressamente nei suoi scritti difensivi. Per questo motivo, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, annullato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame delle difese assorbite.
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Notifica della cartella esattoriale: firma illeggibile ma valida
Una società in liquidazione ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo che la precedente notifica della cartella esattoriale fosse nulla perché consegnata a una segretaria e firmata con grafia illeggibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della notifica della cartella esattoriale. I giudici hanno chiarito che la consegna presso la sede legale a un soggetto addetto all'ufficio si presume valida. Inoltre, la firma illeggibile sulla ricevuta di ritorno non rende nulla la notifica, a meno che il destinatario non proponga una formale querela di falso. Infine, il ricorso incidentale dell'agente della riscossione è stato dichiarato inammissibile per un difetto di rappresentanza nella procura speciale del difensore.
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Disconoscimento copia fotostatica: il fisco perde senza originali
Il Contribuente ha impugnato un avviso di iscrizione ipotecaria basato su cartelle di pagamento mai ricevute. In giudizio, ha contestato la conformità delle copie fotostatiche delle relate di notifica prodotte dall'Ufficio, mettendone in dubbio l'esistenza stessa degli originali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il disconoscimento copia fotostatica è valido ed efficace ai sensi dell'articolo 2719 del codice civile quando si nega espressamente l'esistenza dell'originale. Non occorrono formule solenni, ma basta una dichiarazione chiara e specifica. Di conseguenza, i giudici di secondo grado hanno errato nel ritenere generica la contestazione del Contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Notifica della cartella di pagamento: l’impugnazione sana i vizi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione contro la decisione che dichiarava inesistente la notifica della cartella di pagamento per difetto della relata. La Suprema Corte ha stabilito che la tempestiva impugnazione della cartella da parte della Contribuente sana ogni eventuale vizio di nullità. Infatti, la presentazione del ricorso dimostra che l'atto è stato comunque ricevuto, realizzando la sanatoria per raggiungimento dello scopo. Di conseguenza, la notifica della cartella di pagamento non può considerarsi inesistente se il destinatario ha potuto difendersi regolarmente in giudizio. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Notifica della cartella di pagamento: basta la ricevuta
Un contribuente impugna un'iscrizione ipotecaria lamentando la mancata notifica della cartella di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale accoglie il ricorso, ritenendo che l'esattore debba produrre l'originale dell'atto per dimostrare la regolare spedizione. L'Agente della Riscossione ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'esattore, stabilendo che per provare la notifica della cartella di pagamento non serve esibire l'originale dell'atto o la sua copia autentica. È sufficiente produrre la relata di notifica o l'avviso di ricevimento della raccomandata, che fanno presumere la conoscenza dell'atto una volta giunto all'indirizzo del destinatario. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Disconoscimento di copia fotostatica: firma vera senza originale
Una coerede ha citato in giudizio il fratello per la divisione dell'eredità dei genitori e per il risarcimento dei proventi della vendita di due immobili gestita dal fratello come mandatario. Durante la causa, il fratello ha prodotto la copia di una ricevuta per dimostrare una donazione di 95.000 euro alla sorella. La donna ha contestato la firma in modo generico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della sorella, stabilendo che il disconoscimento di copia fotostatica deve essere chiaro, specifico e non equivoco. In mancanza di una contestazione precisa sulla conformità all'originale, la copia mantiene valore probatorio e può essere sottoposta a perizia grafologica. Inoltre, il fratello ha adempiuto al mandato versando i proventi sul conto comune della madre per la gestione familiare. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Notifica della cartella di pagamento: firma falsa o vizio di forma?
Il Contribuente ha impugnato otto intimazioni di pagamento emesse dall'Agente della Riscossione, lamentando l'omessa notifica delle cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, concentrandosi sulla validità della notifica della cartella di pagamento. La Corte ha stabilito che, in caso di irreperibilità relativa del destinatario, l'esattore deve seguire rigorosamente le formalità dell'articolo 140 del codice di procedura civile, inviando e garantendo la ricezione della raccomandata informativa. Poiché per una delle cartelle tali adempimenti non erano stati rispettati, la relativa intimazione è stata annullata. Per le altre cartelle, la notifica tramite posta ordinaria è stata ritenuta valida, poiché il disconoscimento della firma richiede una querela di falso.
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