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Art. 2704 Codice Civile

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534 provvedimenti

Rendita vitalizia: prova del danno e risarcimento
Un lavoratore agricolo, dopo aver ottenuto una rendita vitalizia dall'ente previdenziale e essersi dimesso dal lavoro, si è visto revocare il beneficio. Ha quindi richiesto il risarcimento dei danni, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che per ottenere un risarcimento è indispensabile fornire la prova concreta sia dell'esistenza sia dell'entità del danno subito, non essendo sufficiente la sola revoca del provvedimento favorevole.
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Interposizione fittizia: prova scritta necessaria
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una moglie che chiedeva di riconoscere un immobile, formalmente intestato ai suoceri, come parte della comunione dei beni. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: per provare l'interposizione fittizia in una compravendita immobiliare, è indispensabile una prova scritta che dimostri la partecipazione all'accordo simulatorio non solo dell'acquirente reale e di quello fittizio, ma anche del venditore.
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Crediti prededucibili: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione esamina il caso di un fornitore che richiede l'ammissione di un credito come prededucibile nel fallimento di una società, sostenendo che tale credito sia sorto durante un precedente concordato preventivo. Data la complessità e l'evoluzione della giurisprudenza sui criteri per definire i crediti prededucibili, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la trattazione a nuovo ruolo. La decisione finale è sospesa in attesa di una pronuncia su un caso analogo in pubblica udienza, che potrebbe chiarire definitivamente la materia.
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Incentivo esodo: la data di adesione è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere l'agevolazione fiscale su un incentivo esodo erogato dopo l'abrogazione della norma, non basta che il piano aziendale sia anteriore. È fondamentale dimostrare che l'adesione individuale del lavoratore, con la sua manifestazione di volontà irretrattabile, sia avvenuta prima della data di abrogazione (4 luglio 2006). L'onere della prova di tale circostanza ricade sul contribuente che richiede il rimborso. La Corte ha cassato la decisione precedente che dava rilevanza solo alla data del piano aziendale.
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Valore probatorio scritture contabili: la Cassazione
Un dipendente ha richiesto il pagamento di anticipazioni basandosi su una nota contabile informale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il documento non aveva sufficiente valore probatorio. La Corte ha specificato che una nota interna non firmata e non datata non può provare l'esistenza di un credito verso il datore di lavoro, ponendo l'onere della prova sul lavoratore. Anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato respinto.
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Opponibilità IMU: la scrittura privata è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4329/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di opponibilità IMU. Un contribuente aveva costituito un diritto di abitazione a favore del coniuge tramite una scrittura privata registrata ma non trascritta, comunicandola al Comune. L'ente impositore riteneva comunque il proprietario come soggetto passivo del tributo, data la mancata trascrizione. La Suprema Corte ha invece chiarito che, ai fini fiscali, la registrazione dell'atto è sufficiente a conferirgli data certa e a renderlo opponibile al Comune. Quest'ultimo, infatti, non è un terzo che vanta diritti reali in conflitto, per cui la trascrizione non è un requisito necessario per spostare l'obbligo di pagamento dell'IMU dal proprietario al titolare del diritto di abitazione.
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Prova del credito professionale nel fallimento: la data certa
Un professionista si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare per i suoi crediti professionali a causa della mancanza di documenti con data certa opponibili alla procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando il rigore necessario nella prova del credito professionale e chiarendo i limiti del principio di non contestazione da parte del curatore, il quale agisce come terzo a tutela della massa dei creditori.
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Fatture false: quando i contratti non bastano a provare i costi
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di una società edile per l'indebita deduzione di costi derivanti da fatture false. La Corte ha stabilito che la presentazione di contratti d'appalto generici e privi di riferimenti temporali certi non è sufficiente a superare le presunzioni dell'Agenzia delle Entrate e a dimostrare l'effettiva esecuzione delle prestazioni, ribadendo il principio del libero convincimento del giudice nella valutazione delle prove.
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Registrazione tardiva locazione: salvo il bonus fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva negato un'agevolazione fiscale per un immobile conferito a un fondo, poiché il relativo contratto di locazione non era registrato al momento dell'atto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la registrazione tardiva locazione ha un'efficacia sanante retroattiva (ex tunc), validando il contratto fin dall'origine e confermando il diritto al beneficio fiscale per il contribuente.
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Riconoscimento di debito: opponibile al fallimento?
La Corte di Cassazione stabilisce che il riconoscimento di debito, se dotato di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, è opponibile alla massa dei creditori. Questa decisione ribalta un precedente orientamento, affermando che tale atto fa presumere l'esistenza del debito e inverte l'onere della prova, che ricade sul curatore fallimentare. Il caso riguardava la richiesta di ammissione al passivo di un credito professionale, inizialmente respinta dal Tribunale proprio sulla base della presunta inopponibilità dell'atto di riconoscimento.
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Credito d’imposta investimenti: l’onere della prova
Una società si è vista negare un credito d'imposta investimenti per non aver rispettato i requisiti formali. La società sosteneva che l'investimento fosse anteriore all'introduzione di tali obblighi, ma non è riuscita a fornirne prova certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare la data di inizio dell'investimento spetta al contribuente e ha chiarito i principi sul valore probatorio dei documenti e sulla validità del richiamo a verbali già noti al contribuente.
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Data Certa Cambiale: no alla marca da bollo datata
Una società creditrice ha richiesto di essere ammessa al passivo di un fallimento sulla base di alcune cambiali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17541/2025, ha stabilito che la semplice presenza di una marca da bollo datata su una cambiale non è sufficiente a fornire la prova della 'data certa cambiale', necessaria per renderla opponibile alla curatela. Secondo la Corte, per ottenere la data certa sono necessari eventi più sicuri, come un timbro postale di annullamento, che colleghino in modo inequivocabile la data al documento.
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Prova cessione credito: i limiti del sindacato in Cassazione
In un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, alcuni creditori contestavano l'ammissione di un ingente credito, sostenendo la mancanza di una valida prova della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito. Il sindacato della Suprema Corte è limitato alla verifica che la motivazione del provvedimento non sia meramente apparente o illogica, senza poter entrare in una nuova analisi dei fatti. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e quello incidentale assorbito.
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Azione revocatoria: prova della cessione del credito
Una società vende il suo unico immobile non ipotecato a un'altra impresa gestita da un parente stretto, dopo aver contratto un debito. Il creditore avvia un'azione revocatoria. Nel corso della causa, il credito viene ceduto. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita, chiarendo l'onere della prova in caso di cessione di crediti e confermando il potere del giudice di rilevare d'ufficio la mancanza di "data certa" di un documento. Il legame familiare è stato decisivo per dimostrare l'intento fraudolento.
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Data certa contratto: opponibile in procedura concorsuale?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto fallimentare e bancario. Un credito derivante da un conto corrente bancario può essere ammesso al passivo di una procedura concorsuale solo se il contratto originario ha una data certa anteriore all'apertura della procedura stessa. La Corte ha chiarito che i semplici estratti conto non sono sufficienti a provare il credito se il contratto sottostante è privo di tale requisito, in quanto il curatore (o commissario liquidatore) agisce come terzo. Di conseguenza, la prova del credito deve essere fornita mediante la produzione del contratto scritto con data certa, opponibile alla massa dei creditori.
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Data certa fallimento: il giudicato blocca il ricorso
Una società tedesca ha rivendicato dei beni da una società italiana fallita, basandosi su un contratto di vendita e leasing. La richiesta è stata respinta in primo grado per assenza di data certa del contratto, rendendolo non opponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma a causa di un precedente giudicato formatosi tra le stesse parti, che aveva già stabilito l'inopponibilità del medesimo contratto.
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Data Certa Fallimento: Prova del Credito Anteriore
Un fornitore di pneumatici ha richiesto l'ammissione al passivo di un cliente fallito per oltre 1.3 milioni di euro. La richiesta è stata respinta in ogni grado di giudizio perché il creditore non ha fornito la prova della "data certa" del suo credito, ovvero non ha dimostrato che fosse sorto prima della dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere di provare l'anteriorità del credito con prove oggettive e opponibili a terzi spetta esclusivamente al creditore. Documenti unilaterali come le fatture sono stati ritenuti insufficienti.
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Data certa e Fisco: quando un accordo è opponibile
Una società contribuente riceveva un avviso di accertamento per maggiori imposte su interessi attivi non dichiarati, relativi a un finanziamento concesso a una partecipata. La società si difendeva producendo una scrittura privata che posticipava la decorrenza di tali interessi. La Commissione Tributaria Regionale accoglieva la tesi del contribuente. La Corte di Cassazione, invece, ha cassato la sentenza, stabilendo che i giudici di merito hanno errato nel non verificare se la scrittura privata avesse data certa. Senza questo requisito, l'accordo non è opponibile all'Amministrazione Finanziaria, considerata terza rispetto all'accordo.
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Sottoscrizione scrittura privata: i fogli sciolti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento. La Corte ha confermato la decisione di merito che riteneva nulli i contratti posti a base del credito, in quanto composti da fogli sciolti con la sottoscrizione scrittura privata apposta solo sull'ultimo. È stata inoltre ribadita l'importanza della data certa per l'opponibilità dei documenti alla procedura fallimentare, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
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Data certa e prova del credito: ricorso inammissibile
Una società creditrice si vede respingere la domanda di ammissione al passivo di un fallimento per due motivi: la mancanza di data certa del contratto e l'incompleta prova del credito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società perché non ha validamente contestato entrambi i motivi della decisione precedente, rendendo irrilevante l'analisi del singolo punto contestato sulla data certa.
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