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Art. 2699 Codice Civile

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295 provvedimenti

Costi infragruppo: come provare la deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6101 del 2024, ha confermato la deducibilità dei costi infragruppo e delle spese sostenute con imprese in paesi 'black list'. La Corte ha stabilito che la società contribuente ha fornito prove adeguate, tra cui contratti, report di revisione e fatture, per dimostrare l'utilità effettiva, la certezza e l'inerenza dei costi. Questa decisione sottolinea l'importanza di una documentazione completa per superare le contestazioni dell'Amministrazione Finanziaria su tali operazioni.
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Lavoro tra familiari: onere della prova rigoroso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre fratelli che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro agricolo e le relative indennità di disoccupazione. L'ordinanza sottolinea che, in caso di lavoro tra familiari, spetta al lavoratore fornire una prova "precisa e rigorosa" del vincolo di subordinazione e dell'onerosità della prestazione. La mancanza di convivenza non è sufficiente a invertire l'onere della prova. Il ricorso è stato respinto anche per motivi procedurali, inclusa l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità.
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Costi infragruppo: come provare la loro deducibilità
Una società si vede negare la deducibilità dei costi infragruppo per servizi di regia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6099/2024, ha stabilito che la prova della deducibilità può essere fornita tramite un compendio di documenti, inclusi contratto, fatture e relazione di revisione, che dimostrino l'utilità effettiva del servizio per la controllata, non essendo sufficiente la mera fatturazione.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i requisiti di ammissibilità del ricorso. Nel caso esaminato, un ricorso per cassazione presentato da un ente pubblico contro una società di factoring è stato dichiarato inammissibile per mancanza di chiarezza e autosufficienza. La Corte ha ribadito che il ricorso deve esporre i fatti e i motivi in modo completo, senza costringere il giudice a ricercare elementi in altri atti processuali, confermando così la decisione dei giudici di merito.
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Avviso di accertamento: firma e prova della delega
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5721/2024, ha stabilito che un avviso di accertamento non possiede fede pubblica. Di conseguenza, la semplice menzione dell'esistenza di una delega di firma al funzionario che lo ha sottoscritto non è sufficiente a provarne la validità. Spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare in giudizio, in caso di contestazione da parte del contribuente, l'effettiva esistenza e validità di tale delega. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente attribuito valore di prova sufficiente alla dichiarazione contenuta nell'atto stesso, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Definizione agevolata ricorso: quando si estingue
Una contribuente aveva impugnato in Cassazione un accertamento basato sul redditometro. Successivamente, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi pendenti, rinunciando al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che l'adesione alla sanatoria fiscale costituisce una rinuncia inequivocabile. Di conseguenza, ha compensato le spese legali e ha escluso l'obbligo per la contribuente di versare il doppio del contributo unificato.
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Presunzione di condominialità: l’onere della prova
Un proprietario ha agito in giudizio per veder riconosciuto il suo diritto di comproprietà su un cortile e un androne. La Corte d'Appello aveva respinto la sua domanda, sostenendo che non avesse fornito la prova necessaria, data la differenza tra il numero civico del suo immobile e quello delle aree comuni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la Corte d'Appello aveva travisato il contenuto del titolo di proprietà, il quale descriveva un unico edificio. Questo caso riafferma il valore della presunzione di condominialità e il corretto riparto dell'onere della prova.
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Inammissibilità appello tributario: la ricevuta salvata
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava l'inammissibilità di un appello tributario per mancato deposito della ricevuta di spedizione. La Corte ha stabilito che l'avviso di ricevimento è sufficiente a provare la tempestività della notifica e della costituzione in giudizio, a condizione che riporti la data di spedizione asseverata dall'ufficio postale, superando così il vizio formale.
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Querela di Falso Verbale: Chi Citare in Giudizio?
Un automobilista contesta un verbale per sorpasso in curva, avviando una querela di falso verbale. La Cassazione chiarisce che l'agente accertatore non ha legittimazione passiva nel giudizio, che va intentato solo contro l'Amministrazione. Il ricorso viene respinto confermando la validità del verbale.
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Responsabilità del notaio: la Cassazione decide
Una società immobiliare ha acquisito un bene tramite un atto di vendita basato su una procura falsa. Dopo che i tribunali di merito hanno dichiarato la vendita inefficace ma escluso la responsabilità professionale del notaio, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che la diligenza del notaio è stata correttamente valutata dai giudici di merito. La decisione sottolinea l'importanza del principio di non contestazione dei fatti addotti per dimostrare la diligenza del notaio, un elemento cruciale per evitare una condanna per responsabilità professionale.
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Società a ristretta base partecipativa: oneri del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3825/2024, ha rigettato il ricorso di una socia di una società a ristretta base partecipativa avverso un avviso di accertamento. L'ordinanza conferma il principio secondo cui i maggiori redditi accertati in capo alla società si presumono distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi fornire la prova contraria, dimostrando la mancata percezione o il reinvestimento degli utili. La Corte ha inoltre ribadito la validità della motivazione "per relationem" dell'atto impositivo.
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Turbata libertà degli incanti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5635/2024, ha annullato una condanna per turbata libertà degli incanti, stabilendo un principio chiave: la presentazione di documenti falsi (come un curriculum vitae) per soddisfare i requisiti di ammissione a una gara pubblica non costituisce, di per sé, il reato previsto dall'art. 353 c.p. Tale condotta, pur essendo illecita, si colloca in una fase preparatoria e non turba direttamente la competizione. Resta però confermata la responsabilità per il reato di falso in atto pubblico.
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Falso per induzione: condanna per frode assicurativa
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di frode assicurativa basata su falsi incidenti stradali. La sentenza chiarisce i contorni del reato di falso per induzione, commesso quando un cittadino inganna un medico del pronto soccorso, inducendolo a redigere un certificato con attestazioni non veritiere. La Corte ha confermato la maggior parte delle condanne, ritenendo i certificati medici atti pubblici fidefacenti e rigettando le eccezioni procedurali. Ha tuttavia annullato la condanna di due imputati per carenza di prova, poiché la loro colpevolezza era basata unicamente su una firma non verificata peritalmente.
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Querela di falso: come impugnare un verbale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di querela di falso promossa da un automobilista contro un verbale della Polizia Locale. L'automobilista sosteneva di essere in sosta e non in circolazione, contestando anche le foto prodotte dagli agenti. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'onere della prova della falsità grava su chi la denuncia e che i motivi d'appello devono essere specifici. Ha inoltre confermato che il valore di una causa di querela di falso è sempre indeterminabile ai fini della liquidazione delle spese legali.
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Onere della prova agricoli: chi prova il rapporto?
Una lavoratrice agricola si è vista rigettare il ricorso contro la sua cancellazione dagli elenchi professionali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo un principio fondamentale sull'onere della prova agricoli: quando l'ente previdenziale contesta la genuinità del rapporto, l'iscrizione all'elenco perde la sua efficacia probatoria. Spetta quindi interamente al lavoratore dimostrare in giudizio l'effettiva esistenza, durata e natura del rapporto di lavoro subordinato.
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Clausola visto e piaciuto: non vale con vizi occulti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola 'visto e piaciuto' non esonera il venditore dalla garanzia per i vizi della cosa venduta se questi sono stati occultati in mala fede. Nel caso specifico, l'acquisto di un autocarro usato con difetti strutturali nascosti da una riverniciatura ha portato alla risoluzione del contratto. La Corte ha ritenuto che la deliberata dissimulazione dei vizi rende inefficace la clausola, confermando la condanna del venditore alla restituzione del prezzo.
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Valore probatorio home banking: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607 del 2024, ha stabilito l'importante principio sul valore probatorio dei documenti estratti dall'home banking. In un caso riguardante l'opposizione a un decreto ingiuntivo da parte di alcuni fideiussori, la Corte ha chiarito che la stampa dei movimenti contabili ottenuta tramite home banking costituisce piena prova, a meno che la banca non sollevi contestazioni chiare, circostanziate ed esplicite sulla loro non conformità ai dati conservati nei propri archivi. Una semplice negazione generica non è sufficiente a privare di efficacia tale documentazione. La sentenza di primo grado è stata cassata con rinvio, poiché aveva erroneamente negato il valore probatorio home banking sulla base di una contestazione generica dell'istituto di credito.
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Querela di falso: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di querela di falso in un contratto di appalto pubblico. Una società edile e un ente pubblico erano in disaccordo sull'autenticità di un registro contabile, esistente in due versioni: una con e una senza una 'riserva' per pagamenti aggiuntivi. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo punti fondamentali: l'assoluzione in un processo penale per falso non prova automaticamente l'autenticità del documento nel processo civile, poiché i due giudizi hanno finalità diverse. Inoltre, ha ribadito che la valutazione delle prove e l'uso di presunzioni da parte del giudice di merito non sono, di norma, sindacabili in sede di legittimità, se adeguatamente motivate.
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Azione di riduzione: i limiti alla prova in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un figlio che aveva intentato un'azione di riduzione contro la sorella, lamentando la lesione della sua quota di legittima a causa di donazioni paterne. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'azione è inammissibile se l'erede non accetta l'eredità con beneficio d'inventario quando agisce contro non coeredi. Inoltre, ha sottolineato l'impossibilità per la Cassazione di riesaminare le prove, confermando l'inammissibilità di censure generiche e non adeguatamente provate.
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Donazione in conciliazione giudiziale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2360/2024, ha stabilito la nullità di una donazione immobiliare inserita in un verbale di conciliazione giudiziale. La Corte ha chiarito che, nonostante il verbale sia un atto pubblico, una donazione richiede requisiti di forma più stringenti, come la presenza di due testimoni, che non possono essere elusi. La decisione ha annullato l'accordo, invalidando la donazione fatta da una madre ai figli per mancanza della forma solenne prescritta dalla legge.
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