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Art. 267 TFUE (Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea)

7 provvedimenti

Massoterapia: Esenzione IVA negata, la Cassazione attende l’UE
L'Agenzia delle Entrate nega a una società l'esenzione IVA per prestazioni sanitarie di massoterapia, sostenendo che i professionisti non rientrassero nei requisiti di legge. La società si oppone, forte dell'iscrizione dei suoi terapisti in un apposito elenco speciale. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione e il suo legame con il diritto dell'Unione Europea, non emette una sentenza definitiva. Con un'ordinanza interlocutoria, sospende il giudizio in attesa della decisione del Tribunale UE su un caso analogo. La questione sull'applicabilità dell'esenzione IVA per questi specifici trattamenti resta quindi aperta, con un esito che dipenderà dall'interpretazione delle norme europee.
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Esenzione IVA massoterapisti: la Cassazione attende l’Europa
La Corte di Cassazione affronta il caso di una società che si occupa di massoterapia, la quale aveva ricevuto un avviso di accertamento fiscale. L'Agenzia delle Entrate negava il diritto all'esenzione IVA per le prestazioni fornite, sostenendo che l'iscrizione dei professionisti in un albo speciale 'ad esaurimento' non fosse sufficiente a qualificarle come sanitarie. Riconoscendo che la questione tocca principi del diritto dell'Unione Europea, e che un caso simile è già pendente davanti ai giudici europei, la Corte ha deciso di sospendere il giudizio. La decisione finale sull'esenzione IVA massoterapisti è quindi rimandata, in attesa del verdetto della giustizia UE.
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Esenzione IVA Massofisioterapisti: Fisco nega, Cassazione attende
La Corte di Cassazione affronta il caso di un massofisioterapista, diplomatosi dopo il 1999 e iscritto in un elenco speciale, a cui l'Agenzia delle Entrate ha negato l'esenzione IVA. Il professionista sostiene di averne diritto. La questione centrale riguarda la corretta interpretazione delle norme sull'esenzione IVA massofisioterapisti. Invece di emettere una sentenza definitiva, la Corte ha deciso di sospendere il giudizio. La ragione è che una questione identica è già stata sottoposta alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La decisione finale sul caso italiano dipenderà quindi dalla pronuncia europea, creando un'importante attesa per l'intera categoria professionale.
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Mandato di arresto europeo: residenza in Italia blocca la consegna
Un cittadino extracomunitario, residente in Italia da molti anni e con due figlie, era destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalla Germania per reati di truffa. La Corte d'Appello aveva autorizzato la consegna, svalutando i suoi legami con l'Italia. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il giudice deve sempre verificare in modo approfondito lo stabile radicamento della persona sul territorio, anche se non è cittadino UE. La scarsa conoscenza della lingua italiana o un permesso di soggiorno scaduto non sono sufficienti a giustificare automaticamente la consegna. Il caso torna quindi in Appello per una nuova e più attenta valutazione.
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Valore in dogana delle royalties: il costo del brand alza i dazi?
Un'azienda importatrice di articoli sportivi ha contestato la pretesa dell'Agenzia delle Dogane di includere le royalties, pagate alla casa madre estera per l'uso del marchio, nel valore della merce importata da produttori terzi. Secondo l'Agenzia, tale pagamento era una condizione essenziale per la vendita, giustificando l'aumento dei dazi. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso la questione. Ha invece emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo il giudizio. La decisione è stata presa perché entrambe le parti hanno chiesto di aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali. La questione sul corretto calcolo del valore in dogana delle royalties resta quindi, per ora, irrisolta in questo specifico caso.
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Intesa restrittiva: azienda sanzionata perde in Cassazione
Un'azienda, sanzionata dall'Autorità Garante per una intesa restrittiva della concorrenza in una gara d'appalto, ha fatto ricorso in Cassazione. L'azienda sosteneva che il giudice precedente avesse sbagliato a non interpellare la Corte di Giustizia Europea. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'omesso rinvio pregiudiziale alla Corte UE non costituisce un 'eccesso di potere' del giudice, ma rientra nella sua normale attività di interpretazione della legge. Di conseguenza, la sanzione per l'accordo anticoncorrenziale è diventata definitiva e l'azienda ha perso la causa.
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Accesso Fiscale: serve il giudice? La Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione su un ricorso riguardante un accertamento fiscale. Il caso verte sulla legittimità di un accesso fiscale nei locali di un'azienda, autorizzato solo da un organo amministrativo e non da un giudice. La Corte ha ritenuto necessario attendere le osservazioni delle parti sulla recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), che ha messo in discussione la conformità della normativa italiana in materia di accesso fiscale con i diritti fondamentali.
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