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Art. 2639 Codice Civile — Sezione Prima Civile

4 provvedimenti

Altri anni per Art. 2639 Codice Civile

Amministratore di fatto o finanziatore: la Cassazione decide
La curatela di una società edile fallita ha citato in giudizio un professionista per mala gestio, accusandolo di essere stato amministratore di fatto e socio occulto dell'impresa. Il convenuto aveva prestato ingenti garanzie economiche, emesso assegni e finanziato la società per assicurare il completamento di un cantiere affidatogli. La Corte d'Appello, confermata integralmente dalla Corte di Cassazione, ha rigettato ogni richiesta risarcitoria formulata dal fallimento. I giudici hanno chiarito che il sostegno economico e il rilascio di fideiussioni configurano una mera attività di finanziatore motivata da un interesse personale. Tali condotte non equivalgono all'esercizio continuativo e sistematico dei poteri gestionali tipici della figura di amministratore di fatto.
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Responsabilità amministratore di fatto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società fallita che aveva citato in giudizio i suoi ex amministratori per mala gestione. Tra questi, spiccava la figura di un soggetto ritenuto responsabile come 'amministratore di fatto', pur senza una nomina formale. Gli amministratori, condannati al risarcimento dei danni, hanno presentato ricorso in Cassazione, tentando di rimettere in discussione la valutazione delle prove fatta dai giudici. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: la Cassazione non è un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti. La condanna per la responsabilità dell'amministratore di fatto e degli altri gestori è quindi diventata definitiva.
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Amministratore di fatto: responsabilità e prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore di fatto al risarcimento dei danni in favore del fallimento di una società. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, stabilendo che la prova della qualifica di amministratore di fatto deriva da un'ingerenza gestoria sistematica e completa, che eccede i limiti di eventuali deleghe formali. È stata inoltre sanzionata l'eccessiva lunghezza dell'atto di ricorso, che ha violato i principi di chiarezza e sinteticità, portando a una liquidazione delle spese processuali ai massimi valori.
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Investimenti speculativi: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per aver concluso contratti su derivati, sostenendo fossero investimenti speculativi e inadeguati. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che l'amministratore di fatto della società, pienamente consapevole dei rischi, aveva scelto di procedere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare i fatti già accertati dal giudice di merito e confermando che la consapevole accettazione del rischio esclude la responsabilità della banca.
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