LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2598 Codice Civile

Pagina 11 di 11

213 provvedimenti

Sviamento clientela: risarcimento e prova in giudizio
Un'azienda di logistica cita in giudizio un suo ex dirigente e la società concorrente presso cui è stato assunto, accusandoli di concorrenza sleale per storno di dipendenti e sviamento di clientela. Il Tribunale accoglie parzialmente la domanda, escludendo lo storno ma riconoscendo lo sviamento clientela. I convenuti sono stati condannati in solido a un risarcimento di 550.000 euro, calcolato sulla base del margine di contribuzione perso dall'azienda a causa della clientela illecitamente sottratta.
Continua »
Improcedibilità del ricorso: l’onere della prova
Un'azienda produttrice di macchinari per il riciclo ha perso in Cassazione per un vizio procedurale. Il suo ricorso, basato su presunta concorrenza sleale, è stato dichiarato inammissibile a causa della mancata produzione della sentenza d'appello notificata, evidenziando l'importanza dell'onere della prova formale. La Corte ha ribadito che tale omissione causa l'improcedibilità del ricorso, senza possibilità di sanatoria.
Continua »
Obbligo di fedeltà del lavoratore: i limiti del divieto
Un lavoratore è stato licenziato per giusta causa per aver svolto attività per altre società. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo la sanzione sproporzionata. La Corte ha chiarito i confini dell'obbligo di fedeltà del lavoratore, affermando che la condotta, sebbene disciplinarmente rilevante, non era così grave da giustificare la risoluzione del rapporto, soprattutto in assenza di un danno effettivo per il datore di lavoro e considerato il tempo trascorso dai fatti.
Continua »
Concorrenza sleale: no se l’azienda è inattiva
Un'impresa di onoranze funebri in liquidazione ha citato in giudizio una nuova ditta concorrente, gestita dal figlio di un socio, per concorrenza sleale. Il Tribunale di Torino ha respinto la domanda, stabilendo che non può esserci concorrenza sleale se l'impresa attrice è inattiva da tempo e la sua ripresa è improbabile, anche se formalmente ancora esistente. Inoltre, le condotte del convenuto, come l'uso del proprio cognome e la scelta di sedi vicine, sono state ritenute legittime e non idonee a creare confusione.
Continua »
Concorrenza sleale: quando il danno non è provato
Un'impresa di ristorazione ha citato in giudizio un concorrente per concorrenza sleale, accusandolo di aver avviato un'attività simile in un locale non idoneo e senza le dovute autorizzazioni. La Corte d'Appello, pur confermando l'esistenza della concorrenza sleale, ha respinto la richiesta di risarcimento danni. La decisione sottolinea che l'attore non è riuscito a fornire prove sufficienti e coerenti del danno economico subito né a dimostrare un nesso di causalità diretto tra l'attività illecita del concorrente e la propria diminuzione di fatturato.
Continua »
Marchio forte: Tutela e inibitoria per imitazione
Un'ordinanza del Tribunale di Napoli affronta un caso di imitazione di un marchio storico nel settore della pasticceria. La decisione si concentra sul concetto di marchio forte, riconoscendo la piena tutela al titolare originale e inibendo l'uso del segno simile da parte del concorrente. Il giudice ha ritenuto che la riproduzione del patronimico, cuore del marchio anteriore, costituisse una violazione, ordinando la cessazione immediata dell'attività illecita e la rimozione di insegne e materiali promozionali.
Continua »
Abuso di dipendenza economica: prova e risarcimento
Una sentenza del Tribunale di Milano analizza un caso di presunto abuso di dipendenza economica di un'azienda produttrice multinazionale verso il suo distributore. Il Tribunale ha respinto la domanda di abuso per mancanza di prove, confermando la validità di un piano di rientro del debito. Tuttavia, ha condannato l'azienda produttrice a un risarcimento di 100.000 euro per aver violato il principio di buona fede, risolvendo il contratto in modo improvviso e senza un preavviso congruo, dopo aver tollerato i ritardi del distributore.
Continua »
Tutela Marchio: stop a imitazione di mozzarella famosa
Un'azienda casearia ottiene una tutela del marchio contro un'imitazione. Il Tribunale di Milano ha ordinato a un negozio di cessare l'uso del nome e dell'immagine di una famosa mozzarella, riconoscendo il rischio di confusione per i consumatori e la violazione dei diritti di proprietà intellettuale della società produttrice.
Continua »
Confusione tra marchi: ‘FARINE’ vs ‘FARINELLA’
Una società titolare del marchio "FARINELLA" ha citato in giudizio un concorrente che utilizzava il segno "FARINE COFFEE & BAKERY", lamentando la contraffazione. La convenuta si è difesa sostenendo che "FARINELLA" fosse un marchio debole. Il Tribunale di Milano ha respinto questa tesi, qualificando "FARINELLA" come marchio di fantasia e quindi forte. Ha poi accertato la sussistenza di un'elevata somiglianza visiva, fonetica e concettuale tra i due segni, idonea a generare confusione tra marchi nel consumatore medio. Di conseguenza, ha inibito l'uso del marchio contraffatto, ordinandone la rimozione.
Continua »
Keyword advertising: quando è concorrenza sleale?
Un'ordinanza del Tribunale specializzato in materia d'impresa analizza un caso di keyword advertising illecito. Una società alberghiera utilizzava il marchio di un concorrente come parola chiave per i propri annunci sponsorizzati su Google, una pratica ritenuta atto di concorrenza sleale. Il giudice ha accolto il ricorso d'urgenza, emettendo un'inibitoria per vietare la prosecuzione della condotta e fissando una penale per ogni futura violazione, affermando che tale pratica lede la funzione distintiva del marchio e crea confusione nel consumatore.
Continua »
Divulgazione disegno comunitario: quando è nullo?
Un'azienda di design italiana ha citato in giudizio un colosso tecnologico globale, sostenendo che la sua matita digitale violasse il design registrato della loro innovativa matita in grafite. La parte convenuta ha risposto con una domanda riconvenzionale, argomentando che il design della parte attrice fosse nullo a causa di una "predivulgazione" avvenuta durante eventi e sui social media più di un anno prima del deposito della registrazione. Il Tribunale di Venezia ha accolto la tesi, dichiarando il disegno comunitario nullo per mancanza di novità. Di conseguenza, tutte le pretese di violazione, diritto d'autore e concorrenza sleale sono state respinte. Il caso evidenzia l'importanza cruciale di una registrazione tempestiva a seguito di qualsiasi divulgazione del disegno comunitario.
Continua »
Appropriazione di pregi: quando non c’è concorrenza
Una società specializzata in controtelai per serramenti ha citato in giudizio un concorrente per aver copiato il suo catalogo, i disegni tecnici e i dati sulle prestazioni, sostenendo una concorrenza sleale per appropriazione di pregi. Il tribunale ha respinto la richiesta, chiarendo che la copia di caratteristiche tecniche comuni nel settore o l'uso di stili descrittivi simili non costituisce l'appropriazione di un pregio unico e distintivo. La corte ha inoltre stabilito che una semplice dicitura di proprietà su un disegno tecnico non è sufficiente a proteggerlo come segreto commerciale se non supportata da altre misure di riservatezza. La domanda di misure cautelari è stata quindi rigettata.
Continua »
Franchising non esclusivo e obblighi del franchisor
Un affiliato (franchisee) ha contestato un decreto ingiuntivo per canoni non pagati, accusando il franchisor di non essere intervenuto contro la concorrenza sleale di un altro affiliato. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, stabilendo che in un contratto di franchising non esclusivo, il franchisor non ha alcun obbligo contrattuale di proteggere un affiliato dalla concorrenza degli altri, a meno che non sia esplicitamente previsto. La clausola di buona fede non può creare obblighi non pattuiti.
Continua »