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Art. 2558 Codice Civile

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180 provvedimenti

Prova continuità lavoro: la Cassazione decide
Un lavoratore ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava la continuità del suo rapporto di lavoro, svoltosi tramite contratti a termine intermittenti. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che la prova della continuità del lavoro spetta al lavoratore e che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sulla valutazione delle prove testimoniali, specialmente in presenza di una decisione "doppia conforme" dei tribunali inferiori.
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Cancellazione società: i crediti passano ai soci
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cancellazione di una società dal registro delle imprese non comporta l'estinzione automatica dei suoi crediti. Si verifica un fenomeno successorio in cui i crediti si trasferiscono ai soci. Spetta al debitore dimostrare un'eventuale, inequivocabile rinuncia al credito da parte della società, non potendosi questa desumere dalla sola cancellazione volontaria.
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Cessione d’azienda: obblighi e contratti immobiliari
La Corte di Cassazione stabilisce che in caso di cessione d'azienda, la società acquirente subentra automaticamente nei contratti preliminari di vendita stipulati dalla cedente, anche se non esplicitamente menzionati. Di conseguenza, è tenuta a rimborsare gli acconti versati dagli acquirenti in caso di inadempimento della società originaria. La qualifica del contratto come 'd'azienda' è fondamentale per l'applicazione di questo principio.
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Cessione d’azienda: chi paga le bollette postume?
Con l'ordinanza n. 10902/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, la responsabilità per le bollette di utenze maturate dopo il trasferimento ricade sul nuovo proprietario (acquirente). Questo perché il contratto di fornitura, essendo a prestazioni continuative, si trasferisce automaticamente all'acquirente ai sensi dell'art. 2558 c.c., liberando il cedente dalle obbligazioni future. La Corte distingue nettamente questa fattispecie da quella dei debiti pregressi, regolata dall'art. 2560 c.c.
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Responsabilità solidale ATI: la Cassazione decide
Un'impresa subappaltatrice, non pagata per lavori eseguiti, ha citato in giudizio la società cessionaria del ramo d'azienda di una delle imprese originali di un'ATI. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità della cessionaria. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità e l'importanza della questione sulla responsabilità solidale ATI in caso di cessione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio, senza ancora risolvere la controversia nel merito.
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Successione contratto assicurativo: la Cassazione decide
Una compagnia assicurativa negava un indennizzo per crediti insoluti, sostenendo che la polizza non fosse stata trasferita al nuovo titolare dopo la cessione di un ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'assicurazione, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla successione contratto assicurativo, sull'onere della prova e sulla formazione del giudicato interno, stabilendo che le questioni assorbite in primo grado possono essere riesaminate in appello.
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Servizio idrico: rimborso se la depurazione manca
Un'utente ha citato in giudizio la società fornitrice del servizio idrico per ottenere il rimborso della quota relativa alla depurazione, servizio mai erogato. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, ribadendo che la tariffa per la depurazione non è dovuta se l'impianto è inesistente o non funzionante. La Corte ha inoltre precisato che l'azione di rimborso si prescrive in dieci anni e spetta al gestore dimostrare l'effettiva erogazione del servizio.
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Rimborso canone depurazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10641/2024, ha confermato il diritto degli utenti al rimborso del canone di depurazione qualora il servizio non venga effettivamente erogato. La Corte ha ribadito che la quota non è dovuta in caso di assenza o mancato funzionamento dell'impianto, configurando il pagamento come indebito e soggetto a prescrizione decennale, anche in caso di subentro di un nuovo gestore.
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Canone depurazione non dovuto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10632/2024, ha affrontato il caso del canone depurazione non dovuto. Alcuni utenti avevano citato in giudizio il gestore idrico per ottenere il rimborso delle quote versate per un servizio di depurazione mai erogato. Dopo la vittoria degli utenti nei primi due gradi di giudizio, il gestore ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha comunque esaminato un ricorso incidentale, rigettandolo e confermando principi consolidati: la quota per la depurazione è un corrispettivo per un servizio e, se questo manca, il pagamento è indebito e va restituito. La richiesta di rimborso si prescrive in dieci anni.
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Tassazione specchi d’acqua: la Cassazione decide
Un'Unione di Comuni ha richiesto il pagamento della TARSU a un concessionario di un pontile per ormeggi. La Cassazione, riformando la decisione precedente, ha stabilito che la tassazione degli specchi d'acqua è legittima. Ha chiarito che, in assenza di un'Autorità Portuale, la competenza per la gestione dei rifiuti e l'imposizione della tassa spetta al Comune. Inoltre, gli specchi d'acqua rientrano nella nozione di 'aree scoperte' tassabili.
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Accordo aziendale e cessione: gli obblighi del nuovo
Una società che acquista un ramo d'azienda è tenuta a rispettare l'accordo aziendale stipulato dalla precedente gestione. La Corte d'Appello di Brescia ha confermato che, in base all'art. 2558 c.c., il nuovo titolare subentra in tutti i contratti inerenti all'esercizio dell'impresa, incluso l'accordo aziendale che regola le condizioni economiche con i gestori, a meno che non sia pattuito diversamente. La sentenza ha inoltre validato la clausola di ultrattività che estende l'efficacia dell'accordo fino alla stipula di uno nuovo.
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Prosecuzione di fatto: la Cassazione decide sul rapporto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la prosecuzione di fatto di un rapporto di lavoro dopo un affitto d'azienda. Una lavoratrice, dopo decenni di collaborazione con una società, ha continuato a lavorare per la nuova azienda affittuaria senza un contratto formale per un certo periodo. I giudici di merito hanno riconosciuto tale prosecuzione di fatto, condannando la società al pagamento delle retribuzioni. La Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso dell'azienda che quello incidentale della lavoratrice, confermando la decisione basata sulla realtà effettiva del rapporto e sanzionando vizi procedurali negli atti di appello.
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Impugnazione licenziamento e cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori licenziati da un'azienda prima che la cessione di quest'ultima diventi efficace non possono rivendicare la continuità del rapporto con l'acquirente se non hanno provveduto all'impugnazione del licenziamento entro il termine di decadenza di 60 giorni. La mancata impugnazione consolida l'effetto estintivo del rapporto, rendendo impossibile il suo trasferimento al nuovo datore di lavoro ai sensi dell'art. 2112 c.c.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale a causa di una motivazione apparente. Il caso riguardava un avviso di accertamento fiscale a una società automobilistica in seguito a un contratto di affitto d'azienda. I giudici di legittimità hanno riscontrato gravi contraddizioni e illogicità nel ragionamento della sentenza impugnata, che non spiegava in modo comprensibile perché le operazioni fossero elusive. La causa è stata rinviata a un nuovo giudice per un riesame completo.
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Affitto d’azienda e debiti: la garanzia del locatore
Il nuovo proprietario di un hotel contesta una sentenza che lo ritiene responsabile per i debiti di ristrutturazione non pagati da un precedente affittuario. La Corte d'Appello, pur riformando la base giuridica della decisione e escludendo l'applicabilità dell'art. 2560 c.c. all'affitto d'azienda, conferma la condanna al pagamento. La responsabilità del proprietario viene infatti ravvisata in una garanzia verbale prestata a favore dei fornitori, obbligazione poi trasferita alla nuova società a seguito di una scissione.
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Titolarità del diritto: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società acquirente in una lunga controversia per la fornitura di beni difettosi. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della titolarità del diritto da parte della società, che non ha fornito prove sufficienti a dimostrare di essere la legittima successora della ditta individuale originaria che stipulò il contratto. La sentenza sottolinea come l'onere della prova su questo punto spetti a chi agisce in giudizio e come la sua assenza possa portare al rigetto della domanda, a prescindere dal merito della questione.
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Conferimento ramo d’azienda: chi detrae l’IVA?
Una società farmaceutica esegue un conferimento ramo d'azienda a una sua controllata. Successivamente, riceve una fattura per servizi di ricerca anteriori al conferimento e ne detrae l'IVA. L'Agenzia delle Entrate contesta la detrazione, sostenendo che spetti alla società conferitaria. La Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che per decidere a chi spetta la detrazione IVA, è necessario interpretare l'intero contratto di conferimento e non basarsi su singole clausole isolate, poiché le parti possono escludere specifici debiti o crediti dal trasferimento.
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Cessione di azienda: quali contratti si trasferiscono?
Una società, successore in seguito a una cessione di azienda, ha agito contro il venditore originario di alcuni terreni per evizione parziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i contratti di compravendita immobiliare non si trasferiscono automaticamente con la cessione di azienda ai sensi dell'art. 2558 c.c., a differenza dei contratti funzionali all'esercizio dell'impresa. La garanzia per evizione non è stata quindi trasferita al successore.
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Tariffa depurazione acque: quando è dovuta?
Una società fornitrice di servizi idrici ha rinunciato al ricorso in Cassazione in una causa per la restituzione della tariffa depurazione acque. La rinuncia è seguita a recenti sentenze che hanno stabilito che tale tariffa non è dovuta in assenza del servizio, che la richiesta di rimborso va fatta all'attuale gestore e che la prescrizione è decennale. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Prova danno concorrenza sleale: la Cassazione decide
In un caso di sviamento di clientela tra due società di gestione di sale bingo, la Corte di Cassazione ha confermato l'illecito concorrenziale ma ha riformato la decisione sul risarcimento. La Corte ha stabilito un principio chiave sulla prova del danno da concorrenza sleale, affermando che un calo di fatturato documentato, in concomitanza con la condotta illecita, costituisce una presunzione sufficiente per provare il danno, senza la necessità di depositare i bilanci societari.
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