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Art. 2558 Codice Civile

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180 provvedimenti

Cessione d’azienda e fideiussione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che in una cessione d'azienda, il contratto di fideiussione non si trasferisce automaticamente all'acquirente. La sentenza chiarisce che la norma sulla successione dei contratti (art. 2558 c.c.) si applica solo ai contratti a prestazioni corrispettive, escludendo quindi la fideiussione, che è un contratto con obbligazioni a carico di una sola parte. Questa decisione sottolinea l'importanza di analizzare la natura di ogni singolo contratto nell'ambito di operazioni di cessione d'azienda e fideiussione.
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Responsabilità solidale: conferimento d’azienda
La Corte di Cassazione stabilisce che la responsabilità solidale per i debiti fiscali si applica anche al conferimento d'azienda, equiparandolo alla cessione, persino per operazioni antecedenti alla modifica legislativa del 2016. La Corte ha ritenuto che la norma del 2016 avesse natura meramente interpretativa e non innovativa, cassando la decisione di merito che aveva escluso tale responsabilità per una società che aveva ricevuto un'azienda tramite conferimento.
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Fideiussione Antitrust: la Cassazione decide
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sul tema della fideiussione antitrust. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la tardiva produzione di prove essenziali e per la formazione del giudicato su un'eccezione preliminare, precludendo l'esame della nullità.
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Recesso cessione d’azienda: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di cessione d'azienda. In un caso riguardante un trasferimento aziendale con efficacia differita, la Corte ha stabilito che il termine di tre mesi per l'esercizio del diritto di recesso da parte del terzo contraente (nel caso di specie, un istituto di credito) decorre non dalla comunicazione dell'accordo di cessione, ma dal momento in cui il trasferimento diventa effettivamente operativo. Questa interpretazione dell'art. 2558 c.c. tutela il contraente ceduto, permettendogli di valutare la nuova controparte al momento del suo effettivo subentro. La sentenza, pur confermando questo principio, è stata cassata con rinvio per un vizio di motivazione su un altro aspetto della controversia.
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Retrocessione d’azienda: chi paga i debiti?
Una società, in amministrazione straordinaria, aveva trasferito la propria azienda a un'altra entità che successivamente è fallita, portando alla risoluzione del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione di chi fosse responsabile per i canoni di locazione maturati nel periodo tra la risoluzione del contratto e la restituzione fisica dei beni. La Corte ha stabilito che la retrocessione d'azienda comporta il trasferimento automatico e immediato delle obbligazioni contrattuali all'originario proprietario al momento della risoluzione, indipendentemente dalla riconsegna materiale dei beni. Di conseguenza, la società originaria è stata ritenuta responsabile per i pagamenti.
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Cessione ramo d’azienda: debiti e contratti
In una cessione di ramo d'azienda, sorge una controversia su un finanziamento bancario: è un contratto che si trasferisce con l'azienda (art. 2558 c.c.) o un debito che resta in capo al cedente (art. 2560 c.c.)? La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, qualificandolo come debito pregresso. Il ricorso della società cedente è dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, ribadendo la distinzione fondamentale in materia di cessione ramo d'azienda.
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Onere della prova: la continuità tra conti correnti
La Corte d'Appello di Roma ha confermato una sentenza di primo grado, rigettando l'appello di una società che contestava la mancata continuità tra due rapporti di conto corrente. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava sulla parte che afferma un fatto. In questo caso, l'appellante non ha fornito tempestivamente la documentazione necessaria a dimostrare il collegamento tra i conti, presentando le prove solo dopo la scadenza dei termini processuali, rendendole inammissibili. La Corte ha ribadito che la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) non può sopperire alle carenze probatorie delle parti.
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Successione contratto locazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che, dopo aver acquistato un'azienda, aveva erroneamente chiesto di subentrare in un contratto di locazione stipulato dal precedente affittuario dell'azienda, anziché in quello originario del cedente. La Corte ha chiarito che la successione contratto locazione avviene automaticamente nel contratto originario al momento della cessione d'azienda, rendendo infondata la pretesa di subentrare in un contratto diverso e successivo.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione azienda bancaria regolata da leggi speciali, l'istituto acquirente non risponde dei debiti verso gli azionisti della banca in crisi se questi sono esplicitamente esclusi dal perimetro della cessione. La decisione sottolinea come la finalità di stabilità finanziaria giustifichi questa deroga, allocando il rischio d'impresa sugli azionisti e confermando la legittimità della normativa di settore.
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Occupazione sine titulo: quando il contratto non basta
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'occupazione sine titulo di alcuni immobili di proprietà demaniale da parte di un privato. La decisione si fonda su due punti chiave: la cessione del contratto di locazione commerciale, avvenuta tramite cessione di ramo d'azienda, è stata ritenuta inopponibile all'ente proprietario a causa di un divieto di cessione nel contratto originale; il contratto di locazione abitativo è stato dichiarato nullo per mancata registrazione. Di conseguenza, il Tribunale ha ordinato il rilascio immediato degli immobili.
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Occupazione sine titulo: la sentenza del Tribunale
Un'Amministrazione demaniale ha citato in giudizio un privato per l'occupazione sine titulo di un'unità commerciale e una residenziale. L'occupante sosteneva di avere un titolo valido derivante da un subentro in un contratto di locazione a seguito di acquisto di ramo d'azienda. Il Tribunale ha accolto la domanda dell'Amministrazione, ordinando il rilascio degli immobili. La decisione si fonda su due punti chiave: l'inopponibilità della cessione del contratto commerciale a causa di un esplicito divieto nel contratto originale e la nullità del contratto abitativo per mancata registrazione.
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Cessione ramo d’azienda: debiti esclusi e limiti
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del trasferimento di passività in una cessione di ramo d'azienda bancario. Un cliente aveva citato in giudizio un istituto di credito per somme indebitamente trattenute da una banca poi posta in liquidazione, il cui ramo d'azienda era stato acquisito dal nuovo istituto. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che i debiti relativi a rapporti estinti anni prima della cessione non si trasferiscono all'acquirente, anche se oggetto di una causa pendente. Il criterio decisivo non è la pendenza della lite, ma l'effettiva 'inerenza e funzionalità' del rapporto all'esercizio dell'impresa bancaria ceduta, requisito che un rapporto esaurito non può soddisfare.
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Successione nei contratti: l’accordo collettivo vale
Una società che acquista un ramo d'azienda nel settore carburanti è tenuta a rispettare gli accordi collettivi stipulati dalla precedente proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato il principio della successione nei contratti, stabilendo che, in assenza di un nuovo accordo, quello esistente si trasferisce automaticamente al cessionario, obbligandolo a corrispondere i benefici economici previsti per i gestori.
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Cessione di azienda: successione nei contratti
Una società che acquisisce un ramo d'azienda nel settore della distribuzione di carburanti è tenuta a rispettare un preesistente accordo collettivo che ne regola le condizioni economiche. La Corte di Cassazione ha confermato che il principio della successione automatica nei contratti, elemento cardine della cessione di azienda, si applica a meno che non sia previsto diversamente da norme specifiche. La decisione sottolinea che l'acquirente subentra nella posizione contrattuale del cedente, ereditando anche i collegamenti negoziali esistenti.
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Cessione azienda bancaria: i debiti da rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21821/2025, ha chiarito un punto cruciale nella cessione di azienda bancaria. Ha stabilito che la semplice pendenza di una causa non è sufficiente a trasferire un debito dalla banca cedente a quella cessionaria. Il criterio decisivo è la natura del rapporto sottostante: se il rapporto era già estinto al momento della cessione, la relativa passività, anche se oggetto di contenzioso, non viene trasferita perché non è più 'inerente e funzionale' all'esercizio dell'impresa della banca acquirente. Di conseguenza, la legittimazione passiva rimane in capo alla procedura di liquidazione della banca cedente.
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Cessione banche venete: quando la lite non passa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto della cessione banche venete, le passività derivanti da contenziosi su rapporti bancari già estinti prima della data di cessione non si trasferiscono alla banca acquirente. La Corte ha ritenuto che un rapporto chiuso non possa considerarsi 'inerente e funzionale all'esercizio dell'impresa bancaria' della cessionaria, criterio fondamentale per l'inclusione nel perimetro della cessione. Pertanto, la semplice pendenza di una lite al momento della cessione non è sufficiente a trasferire l'obbligazione, e la banca acquirente è stata dichiarata priva di legittimazione passiva.
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Cessione ramo d’azienda: subentro automatico nel leasing
Una società che acquisisce un ramo d'azienda viene condannata a pagare i canoni di locazione dell'immobile in cui l'attività era esercitata. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile, chiarendo che il pagamento dei canoni per un certo periodo da parte del cessionario costituisce una prova del subentro nel contratto, rendendo la cessione efficace nei confronti del locatore, anche in assenza di una comunicazione formale.
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Cessione d’azienda e debiti: chi risponde?
Una recente sentenza della Corte d'Appello chiarisce la responsabilità dell'imprenditore a seguito di una cessione d'azienda. Il caso riguardava un contratto di associazione in partecipazione per un progetto immobiliare. L'imprenditore individuale ha poi conferito la sua azienda in una nuova società. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, per i contratti non ancora esauriti si applica l'art. 2558 c.c., che prevede la successione automatica del cessionario nel contratto, liberando così il cedente da responsabilità personali per le obbligazioni future. La responsabilità del cedente per debiti pregressi (art. 2560 c.c.) si applica solo a debiti già consolidati al momento della cessione.
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Diritto fornitura gratuita: no a diritti senza concessione
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. Un., n. 34469 del 27/12/2019, la Corte Suprema ha stabilito che un presunto diritto fornitura gratuita di energia, derivante da antichi diritti di derivazione d'acqua, non può essere opposto alle attuali società energetiche. La Corte ha chiarito che, dopo l'entrata in vigore del Testo Unico sulle Acque del 1933, qualsiasi diritto sull'uso delle acque pubbliche deve fondarsi su un provvedimento di concessione amministrativa. Gli accordi tra privati, anche se transattivi, non sono sufficienti a creare un diritto reale opponibile a terzi, e il ricorrente non ha provato di aver mai ottenuto tale riconoscimento formale.
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Compenso avvocato forma scritta: la mail non basta
Una cliente ha impugnato una sentenza che la condannava a pagare le parcelle del proprio legale, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale per un importo inferiore, provato da scambi di email. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, riaffermando il principio secondo cui per il compenso dell'avvocato la forma scritta è un requisito essenziale per la validità dell'accordo (ad substantiam), come previsto dall'art. 2233 c.c. Di conseguenza, le comunicazioni informali come le email non possono sostituire un contratto formale, e in sua assenza si applicano le tariffe professionali standard.
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