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Art. 252 Codice Civile

69 provvedimenti

Impugnazione del trasferimento: vecchi contratti e nuove scadenze
Il Lavoratore ha contestato il provvedimento di trasferimento presso un'altra sede, comunicatogli dall'Azienda nell'ottobre 2010. Dopo l'estinzione di un primo giudizio, il dipendente ha avviato una nuova causa. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la domanda per intervenuta decadenza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che le nuove regole sull'impugnazione del trasferimento, introdotte dalla Legge n. 183/2010, si applicano anche ai trasferimenti decisi prima della sua entrata in vigore. Il termine per agire in giudizio, inizialmente differito al 31 dicembre 2011 per evitare pregiudizi, era ormai ampiamente decorso al momento della seconda impugnazione. Di conseguenza, il ricorso del Lavoratore è stato respinto con condanna alle spese.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Alcuni pensionati ex dipendenti Enel hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere tutte le voci retributive variabili. L'INPS ha eccepito la decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione, ritenendo la norma inapplicabile alle pensioni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle pensioni già in corso, decorrendo dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto al ricalcolo della pensione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: limiti temporali per gli arretrati
L'erede di un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione per ottenere un importo maggiore basato su una retribuzione più alta riconosciuta in precedenza. La Corte d'Appello aveva escluso la decadenza triennale poiché la pensione era stata liquidata prima del 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale si applica anche ai trattamenti già in corso prima del 6 luglio 2011. Tuttavia, tale decadenza opera secondo il criterio della decadenza mobile: l'interessato perde solo il diritto ai ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale, mentre conserva intatto il diritto al ricalcolo per il futuro e per le mensilità più recenti.
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Termine di decadenza previdenziale: la Cassazione frena l’INPS
Il Pensionato ha richiesto all'ente previdenziale il pagamento degli interessi legali per il ritardo nella liquidazione della sua pensione. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ritenendola prescritta in base a una nuova legge del 2011 che ha esteso il termine di decadenza previdenziale anche alle prestazioni già liquidate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pensionato, stabilendo che il nuovo termine di decadenza previdenziale introdotto nel 2011 non può applicarsi retroattivamente a situazioni di ritardo anteriori. La legge si applica solo a partire dalla sua entrata in vigore, ovvero dal 6 luglio 2011. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale per una nuova decisione.
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Ricalcolo della pensione: la Cassazione salva i ratei arretrati
Il Pensionato ha chiesto il ricalcolo della pensione per includere alcune indennità nei periodi di contribuzione figurativa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendola interamente prescritta per decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pensionato, stabilendo che la decadenza triennale introdotta nel 2011 non cancella il diritto al ricalcolo della pensione in sé. Essa colpisce esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale (cosiddetta decadenza mobile). Di conseguenza, il diritto a ottenere l'adeguamento della pensione per il futuro rimane intatto, e il Pensionato perde solo le differenze economiche più vecchie di tre anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: la decadenza non cancella il diritto
Un pensionato ha chiesto la riliquidazione della pensione di anzianità per ottenere un ricalcolo favorevole. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che fosse decorso il termine di decadenza di tre anni per l'intera pretesa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza triennale non cancella l'intero diritto al ricalcolo, ma colpisce esclusivamente i singoli ratei arretrati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde 92mila euro
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato un'intimazione di pagamento per oltre 92.000 euro relativi a contributi INPS dovuti da una società di fatto di cui era socio per il periodo 1989-1991. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali era già interamente maturata. Infatti, il primo atto interruttivo (l'insinuazione al passivo fallimentare) era avvenuto nel 1999, quando il termine quinquennale introdotto dalla Legge n. 335/1995 era già decorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha dichiarato non dovuti i contributi richiesti, condannando l'INPS e l'Agente della Riscossione al pagamento delle spese di lite.
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Prescrizione biennale bollette: la Cassazione salva il gestore
Un'utente ha contestato le fatture del servizio idrico per consumi degli anni 2015, 2016 e 2017 emesse dall'Ente Fornitore, eccependo la prescrizione biennale bollette introdotta dalla Legge di Bilancio 2018. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'utente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Fornitore. La Suprema Corte ha chiarito che per i consumi anteriori al 2020, sebbene la fattura scada successivamente, si applica la regola transitoria dell'articolo 252 delle disposizioni di attuazione del codice civile. Di conseguenza, il nuovo termine ridotto non può estendere il termine originario quinquennale. Poiché la contestazione è avvenuta a novembre 2020, i crediti per i consumi pregressi non erano ancora prescritti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione la applica anche ai vecchi diritti
Un pensionato, titolare di un trattamento maturato prima del 2011, aveva chiesto il ricalcolo del suo assegno. L'Ente Previdenziale si era opposto, invocando il termine di tre anni introdotto da una legge del 2011. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: la decadenza ricalcolo pensione si applica anche ai trattamenti pensionistici sorti prima dell'entrata in vigore della norma. Il termine di tre anni, però, non cancella il diritto in sé, ma limita la possibilità di recuperare gli arretrati ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente che favoriva il pensionato.
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Decadenza ricalcolo pensione: diritto salvo ma arretrati persi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo di una pensione con decorrenza dal 1997. L'Istituto Previdenziale si è opposto, invocando la perdita del diritto per il decorso di un termine. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza ricalcolo pensione. Ha chiarito che il termine di decadenza triennale, introdotto nel 2011, si applica anche alle pensioni nate prima di tale data. Tuttavia, questa decadenza non estingue completamente il diritto al ricalcolo. Il suo effetto si limita a impedire il recupero degli arretrati maturati oltre tre anni prima della domanda giudiziale. Il diritto a una pensione ricalcolata correttamente per il futuro e per l'ultimo triennio è salvo.
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Cessione Ramo d’Azienda: la Decadenza non è Retroattiva
Una lavoratrice ha contestato la cessione del suo contratto di lavoro, avvenuta nel 2007. L'azienda si è difesa sostenendo che l'azione legale fosse tardiva, applicando un termine introdotto da una legge del 2010. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: la decadenza per l'impugnazione della cessione di ramo d'azienda non è retroattiva. Il termine di legge si applica solo alle cessioni avvenute dopo l'entrata in vigore della nuova norma. Pertanto, la lavoratrice non aveva perso il suo diritto di agire in giudizio.
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Cessione contratto: la decadenza non è retroattiva, vince la lavoratrice
Una lavoratrice impugna la cessione del suo contratto di lavoro, avvenuta nel 2007. Le corti di merito respingono la sua domanda, ritenendola tardiva sulla base di una legge del 2010 che ha introdotto nuovi termini. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando un principio fondamentale: la nuova norma sulla decadenza per l'impugnazione della cessione del contratto non è retroattiva. Non può quindi applicarsi a trasferimenti avvenuti prima della sua entrata in vigore. La lavoratrice vince e il suo caso dovrà essere riesaminato, poiché il suo diritto di agire in giudizio non era affatto scaduto.
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Cessione ramo d’azienda: la decadenza non vale per il passato
Un gruppo di lavoratori impugna una cessione di ramo d'azienda avvenuta nel maggio 2010, sostenendo fosse fittizia. Una legge successiva, entrata in vigore nel novembre 2010, introduce un termine perentorio per tali contestazioni. La Corte d'Appello dichiara la domanda inammissibile per scadenza dei termini. La Cassazione ribalta la decisione, affermando un principio fondamentale: la nuova norma sulla **decadenza impugnazione cessione ramo d'azienda** non è retroattiva. Essa si applica solo alle cessioni perfezionate dopo la sua entrata in vigore. Di conseguenza, i lavoratori vincono il ricorso e il loro caso dovrà essere riesaminato nel merito.
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Pensione e Amianto: Arretrati Salvi dalla Prescrizione Decennale
Una pensionata, vedova di un lavoratore esposto ad amianto, si è vista negare parte degli arretrati derivanti dal ricalcolo della sua pensione di reversibilità. L'Ente Previdenziale sosteneva che il diritto a tali somme fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione dei ratei pensione. Ha stabilito che il diritto al ricalcolo per i benefici amianto (prescrizione decennale) è distinto dal diritto ai singoli ratei arretrati. Per questi ultimi, la prescrizione è quinquennale e decorre dalla scadenza di ogni singola mensilità, non dalla data di inizio della pensione. La Corte ha quindi dato ragione alla pensionata, annullando la decisione precedente.
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Neutralizzazione contributiva: limiti al ricalcolo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale in merito alla richiesta di ricalcolo di una pensione di anzianità. La controversia verte sulla neutralizzazione contributiva di periodi di lavoro domestico meno favorevoli. I giudici hanno chiarito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle domande di riliquidazione di trattamenti già in essere. Inoltre, è stato ribadito che il principio di neutralizzazione non può essere esteso oltre l'ultimo quinquennio antecedente il pensionamento, specialmente sotto il regime normativo che mira a riflettere l'intera vita lavorativa del beneficiario.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi
La Corte di Cassazione ha analizzato il diritto al risarcimento dei medici per la tardiva attuazione delle direttive europee sulle specializzazioni. Il punto centrale riguarda la **Prescrizione** del diritto. La Corte ha stabilito che il termine quinquennale introdotto dalla Legge di Stabilità 2012 si applica anche ai diritti sorti precedentemente, purché non ancora estinti, secondo le regole di successione delle leggi. È stato inoltre confermato che l'intervento di più medici nello stesso processo è legittimo se basato sul medesimo titolo, ma resta rigoroso l'onere di provare l'equipollenza dei titoli di studio non esplicitamente elencati nelle norme comunitarie.
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Prescrizione medici specializzandi: i nuovi termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione medici specializzandi per il risarcimento da mancata attuazione di direttive UE è di cinque anni. Tale termine, introdotto dalla Legge 183/2011, decorre dal 1° gennaio 2012 per i crediti il cui termine decennale residuo era superiore a cinque anni. Nel caso di specie, il diritto è stato dichiarato estinto poiché l'atto interruttivo è stato notificato oltre il quinquennio previsto dalla riforma, portando al rigetto delle domande risarcitorie.
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Negoziazione assistita e prescrizione: la guida
Un medico ha citato in giudizio la Presidenza del Consiglio per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata remunerazione durante gli anni di specializzazione, in violazione delle direttive europee. Mentre il Tribunale aveva accolto la domanda, la Corte d'Appello l'aveva rigettata ritenendo il diritto prescritto. La Cassazione ha però ribaltato tale esito, evidenziando che l'invito alla negoziazione assistita inviato dal medico nel 2016 costituiva un valido atto interruttivo della prescrizione. Poiché tale documento era già presente agli atti, il giudice avrebbe dovuto rilevarne l'efficacia d'ufficio, evitando la decadenza del diritto risarcitorio.
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Prescrizione: le regole per i medici specializzandi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **Prescrizione** del diritto al risarcimento per i medici specializzandi, derivante dalla mancata attuazione di direttive europee, segue regole temporali precise. Con l'entrata in vigore della Legge di Stabilità 2012, il termine è passato da dieci a cinque anni. Tale riduzione si applica dal 1° gennaio 2012 se il termine residuo decennale era superiore a cinque anni. Nel caso analizzato, il diritto è stato dichiarato estinto poiché l'azione legale è stata avviata oltre il quinquennio dall'entrata in vigore della norma, in assenza di nuovi atti interruttivi.
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Decadenza riliquidazione pensioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affermato l'applicabilità della decadenza triennale alle domande di riliquidazione delle pensioni. Con l'ordinanza n. 33829/2023, ha chiarito che, anche per i trattamenti sorti prima della legge del 2011, il termine di tre anni per agire decorre dal 6 luglio 2011. La decadenza non estingue il diritto, ma limita il recupero degli arretrati a quelli maturati nei tre anni precedenti la domanda giudiziale.
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