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Art. 2497 Codice Civile

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114 provvedimenti

Termine lungo impugnazione: quando scatta la decadenza
Una società operante nel settore ippico ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ribadendo un principio fondamentale: il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria) e non dalla sua successiva comunicazione alle parti. La mancata vigilanza da parte del difensore sullo stato del procedimento non costituisce una scusante.
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Supersocietà di fatto: la Cassazione e il fallimento
La Cassazione conferma il fallimento esteso al socio di una Srl, ritenendo provata l'esistenza di una supersocietà di fatto sulla base di nuovi elementi. Viene escluso il principio del ne bis in idem rispetto a una precedente decisione di revoca, poiché il rigetto di un'istanza di fallimento non crea un giudicato tombale.
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Scissione societaria: la responsabilità ambientale
Una società beneficiaria di una scissione è ritenuta solidalmente responsabile per il danno ambientale causato dalla società scissa prima dell'operazione. La Cassazione, applicando l'art. 2506-bis c.c. e il diritto UE, conferma che la responsabilità ambientale si estende anche a passività non ancora quantificate al momento della scissione, pur essendo limitata al valore del patrimonio netto trasferito. Tuttavia, censura l'uso di un 'deposito fruttifero' come metodo di liquidazione del danno, rinviando la causa per una nuova quantificazione.
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Supersocietà di fatto: l’abuso non esclude il fallimento
Un tribunale dichiara il fallimento di una supersocietà di fatto tra due società e alcuni soci. La Corte d'Appello revoca la decisione, ritenendola un caso di abuso da parte di una holding di fatto. La Cassazione cassa la sentenza d'appello, stabilendo che l'abuso di una società a vantaggio di un'altra non esclude a priori l'esistenza di una supersocietà di fatto, se c'è un'attività economica comune. Il caso è rinviato per una nuova valutazione.
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Postergazione finanziamenti: stop dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che confermava la postergazione finanziamenti erogati da società 'sorelle' a un'altra poi fallita. Il Tribunale aveva erroneamente considerato 'domanda nuova' l'invocazione della norma emergenziale Covid (Decreto Liquidità) che sospendeva tale subordinazione. La Cassazione ha chiarito che il giudice deve applicare d'ufficio la legge vigente (principio 'iura novit curia'), rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Bancarotta fraudolenta: no ai vantaggi compensativi
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico degli amministratori di una società che avevano ridotto retroattivamente il canone di affitto d'azienda dovuto da un'altra società del gruppo, anch'essa in difficoltà. La Corte ha rigettato la tesi difensiva basata sui "vantaggi compensativi", sottolineando che l'operazione ha causato un ingiustificato depauperamento del patrimonio sociale senza alcuna concreta contropartita, configurando così un'ipotesi di distrazione a danno dei creditori.
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Bancarotta fraudolenta: la responsabilità dell’amm.
La Corte di Cassazione conferma le condanne per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore di fatto e di una consigliera di amministrazione, ritenendo i loro ricorsi inammissibili. La sentenza chiarisce che non si può contestare la valutazione dei fatti in sede di legittimità e definisce i limiti della responsabilità penale dell'amministratore "prestanome". Viene invece annullata con rinvio la decisione sull'aggravante della recidiva per un'altra imputata, a causa di una motivazione carente e contraddittoria.
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Codatorialità: la guida completa della Cassazione
Un dirigente agiva contro tre società di un gruppo, sostenendo l'esistenza di un unico rapporto di lavoro (codatorialità). La Corte d'Appello aveva riconosciuto questa situazione. La Corte di Cassazione, pur confermando il principio di codatorialità, ha accolto il ricorso delle aziende, chiarendo che essa comporta un'obbligazione solidale e non un cumulo di retribuzioni o tutele. La sentenza impugnata è stata cassata perché aveva erroneamente derivato un'obbligazione autonoma a carico di una delle società, invece di applicare correttamente il principio della solidarietà passiva tra i co-datori di lavoro.
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Codatorialità: la guida completa della Cassazione
Un dirigente, formalmente assunto da una società ma di fatto operante per l'intero gruppo aziendale, ha visto riconosciuta la situazione di codatorialità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che la codatorialità implica un unico rapporto di lavoro con una pluralità di datori, i quali sono responsabili in solido per le obbligazioni. Tuttavia, ciò non dà diritto al lavoratore di ricevere più retribuzioni. Inoltre, il licenziamento intimato dal solo datore di lavoro formale è stato ritenuto efficace per l'intero rapporto, in assenza di un'impugnazione rivolta a tutti i co-datori. La Corte ha quindi respinto le richieste del lavoratore di una retribuzione aggiuntiva e di prosecuzione del rapporto con le altre società del gruppo.
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Concorrenza sleale: risarcimento per asta annullata
Una società vince un'asta per l'acquisto di rottami di vetro, ma l'azienda fornitrice, parte di un gruppo concorrente, orchestra la revoca dei mandati di fornitura per deviare il materiale a una consociata. Il tribunale qualifica questa manovra come concorrenza sleale, condannando l'intero gruppo a risarcire il danno subito dall'aggiudicatario, consistente nel maggior costo sostenuto per reperire altrove il materiale.
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Abuso di direzione: onere della prova e controllo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare per un presunto abuso di direzione e coordinamento. La sentenza chiarisce che spetta a chi agisce in giudizio dimostrare i presupposti del controllo societario per poter invocare la responsabilità della capogruppo, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda per mancanza di prove.
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Abuso di dipendenza economica: quando è infondato
Una società di ristorazione, operante all'interno di un parco termale tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda, ha citato in giudizio la società concedente, lamentando un presunto abuso di dipendenza economica, un'attività di direzione e coordinamento e un'ingerenza tale da configurare un'amministrazione di fatto. Il Tribunale ha rigettato tutte le domande, stabilendo che le direttive impartite dalla società del parco rientravano in una legittima logica di coordinamento necessaria per garantire un'immagine e un servizio omogenei all'interno della struttura complessa. Non è stata fornita la prova di un reale abuso né dell'impossibilità per l'attrice di trovare alternative sul mercato.
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Responsabilità solidale: prescrizione e titoli diversi
In un caso di responsabilità solidale per la sottrazione di beni in deposito, la Corte di Cassazione ha stabilito che a ciascun coobbligato si applica il proprio termine di prescrizione, a seconda che la sua responsabilità sia di natura contrattuale (decennale) o extracontrattuale (quinquennale). La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente applicato a entrambi i responsabili l'unico termine previsto per l'illecito penale. Resta fermo che gli atti interruttivi della prescrizione verso uno dei debitori hanno effetto su tutti.
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Responsabilità liquidatore: quando non risponde dei debiti
Un'analisi della sentenza del Tribunale di Roma che chiarisce i limiti della responsabilità del liquidatore di una società cancellata. Il Tribunale ha annullato le ingiunzioni di pagamento contro liquidatore e socio unico, stabilendo che la colpa del liquidatore deve essere provata dal creditore e non può essere presunta, specialmente in un contesto di liquidazione giudiziale con patrimonio negativo.
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