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Art. 2497 Codice Civile

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114 provvedimenti

Simul stabunt simul cadent: uso distorto e revoca
Un amministratore delegato, revocato a seguito delle dimissioni dell'intero cda in base alla clausola `simul stabunt simul cadent`, ha chiesto il risarcimento danni per revoca abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione di merito che aveva escluso un uso distorto della clausola, poiché la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Unico centro di imputazione: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato sulla cessazione di attività di una società, quando in realtà questa costituiva un unico centro di imputazione con un'altra impresa che ha continuato a operare. La frammentazione dell'attività è stata ritenuta artificiosa, riconoscendo un unico rapporto di lavoro e condannando le società al risarcimento del danno in favore del lavoratore.
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Recesso socio spa: sì alla clausola ad nutum statutaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2629/2024, ha stabilito la legittimità della clausola statutaria che consente il recesso socio spa 'ad nutum' (a discrezione) anche in società per azioni costituite a tempo determinato. Il caso riguardava un socio di una S.p.A. farmaceutica che si era visto negare il diritto di recesso previsto dallo statuto, poiché le corti di merito ritenevano tale facoltà limitata alle sole società a tempo indeterminato. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'autonomia statutaria, rafforzata dalla riforma del 2003, permette ai soci di introdurre liberamente ulteriori cause di recesso per bilanciare i propri interessi, a condizione che la società non faccia ricorso al mercato del capitale di rischio.
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Super-società di fatto: fallimento e requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 204/2024, ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che negava l'esistenza di una super-società di fatto tra un imprenditore individuale e le società di capitali da lui controllate. La Corte ha stabilito che l'abuso della personalità giuridica e l'ingerenza gestionale non escludono la configurabilità di un rapporto societario occulto, ma vanno analizzati come possibili modalità operative dello stesso. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che valuti correttamente gli elementi costitutivi della società di fatto, come il fondo comune e la condivisione dei risultati economici, anche in presenza di assetti formali simulati.
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Supersocietà di fatto: la Cassazione e il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 64/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il fallimento di una supersocietà di fatto. La decisione conferma che l'esistenza di tale società può essere provata da elementi indiziari come la gestione coordinata, la commistione patrimoniale e attività complementari tra diverse aziende. Il fallimento della supersocietà di fatto comporta l'estensione automatica dello stesso ai soci illimitatamente responsabili.
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Valore in dogana: commissioni, royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33021/2024, ha stabilito importanti principi sul calcolo del valore in dogana. Ha accolto il ricorso di un'azienda riguardo l'esclusione delle commissioni d'acquisto, rinviando alla corte di merito per una nuova valutazione. Ha inoltre affermato la necessità di applicare il principio di proporzionalità per le sanzioni, anche disapplicando la norma nazionale se in contrasto con il diritto UE. I motivi relativi a costi di assistenza tecnica e royalties sono stati invece rigettati.
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Valore doganale: royalties e sanzioni sproporzionate
La Corte di Cassazione interviene sulla determinazione del valore doganale delle merci importate, chiarendo i criteri per l'inclusione di royalties e commissioni. La sentenza stabilisce che le commissioni d'acquisto sono escluse solo se l'agente rappresenta l'importatore, richiedendo una verifica fattuale. Conferma l'inclusione delle royalties quando vi è un controllo del licenziante sul produttore. Soprattutto, accoglie il ricorso sulla sproporzionalità della sanzione, quasi tripla rispetto al tributo, e rinvia al giudice di merito per una nuova valutazione alla luce del principio di proporzionalità del diritto unionale.
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Intervento volontario: difese sempre possibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che un terzo che effettua un intervento volontario in un processo può sollevare nuove eccezioni, inclusa quella di prescrizione, anche se i termini per le parti originarie sono già scaduti. Il caso riguardava una lunga controversia tra una società, un comune e vari ministeri per un mancato contributo per un impianto di desalinizzazione. La Corte ha chiarito che le preclusioni per l'interveniente riguardano l'attività istruttoria ma non quella assertiva, garantendo così il pieno diritto di difesa. Ha inoltre accolto il ricorso della società sul calcolo degli interessi sui danni riconosciuti.
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Anzianità aziendale: cumulo tra aziende diverse?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento dell'indennità di mobilità sommando i periodi di servizio prestati presso due diverse società dello stesso gruppo. La Corte ha ribadito che il requisito dell'anzianità aziendale, previsto dalla legge, deve essere maturato interamente presso l'unico datore di lavoro che avvia la procedura di licenziamento collettivo, salvo i casi tassativi di trasferimento d'azienda o fusione. Questa regola non è considerata discriminatoria, ma una scelta ragionevole del legislatore.
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Costi infragruppo: prova di inerenza e utilità
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i rigorosi criteri per la deducibilità dei costi infragruppo. Il caso riguardava una società a cui l'Amministrazione Finanziaria contestava la detrazione dell'IVA su servizi forniti da consociate estere. La Corte ha accolto il ricorso dell'Ufficio, cassando la sentenza di merito e affermando che non è sufficiente produrre i contratti, ma è necessario che la società contribuente fornisca la prova puntuale dell'effettiva utilità e del vantaggio concreto ricevuto da tali servizi.
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Prescrizione e bancarotta: annullamento senza rinvio
In un complesso caso di bancarotta fraudolenta, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna emessa in appello, che aveva ribaltato una precedente assoluzione. La decisione si fonda sull'intervenuta prescrizione dei reati. La Corte ha stabilito che, non essendo i ricorsi manifestamente infondati, era obbligatorio dichiarare l'estinzione del reato per decorrenza dei termini, annullando la sentenza impugnata senza rinvio al giudice inferiore.
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Responsabilità fondatore unico: Cassazione nega analogia
Una banca ha citato in giudizio l'ente fondatore unico (un Comune) di una fondazione insolvente, cercando di ritenerlo responsabile per i debiti dell'ente per analogia con le norme sulle società per azioni unipersonali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la norma sulla responsabilità illimitata del socio unico (vecchio art. 2362 c.c.) è eccezionale e non può essere estesa alle fondazioni. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione delle azioni risarcitorie.
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Costi infragruppo: prova e deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9132/2025, ha stabilito principi rigorosi sulla deducibilità dei costi infragruppo. Il caso riguardava una società controllata italiana che si era vista contestare dall'Agenzia Fiscale la deduzione di costi per servizi forniti dalla capogruppo estera. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la decisione favorevole al contribuente. Il principio chiave è che, per dedurre i costi infragruppo, non è sufficiente esibire contratti o fatture, ma è indispensabile fornire la prova concreta, dettagliata e specifica di un vantaggio reale, effettivo e quantificabile ottenuto dalla società controllata.
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Domande nuove nel processo: i limiti alla modifica
Un socio fiduciante ha citato in giudizio l'amministratore e altri due soci per inadempimento e condotte illecite. Durante la causa, ha introdotto ulteriori "domande nuove" per nullità di una delibera e mala gestio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tali domande, in quanto non erano una semplice modifica di quelle originarie né una reazione alle difese avversarie, ma azioni aggiuntive e tardive.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è colpa tua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una creditrice che aveva presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare. La Corte ha stabilito che il ritardo era imputabile alla creditrice stessa, poiché era a conoscenza del fallimento da oltre due anni prima di presentare l'istanza. L'attesa della conclusione di un altro giudizio non è stata considerata una giustificazione valida per il ritardo, consolidando il principio che il creditore deve attivarsi in un tempo ragionevole.
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Postergazione finanziamento soci: fornitura è prestito?
La Corte di Cassazione ha confermato che una fornitura di beni da parte di un socio di maggioranza a una società controllata in crisi finanziaria può essere riqualificata come un finanziamento. Di conseguenza, il credito derivante da tale fornitura è soggetto a postergazione finanziamento soci, ovvero viene rimborsato solo dopo tutti gli altri creditori. La Corte ha ritenuto che continuare a fornire merci senza richiedere il pagamento di debiti pregressi significativi equivale a sostenere finanziariamente la società, alterando la natura commerciale del rapporto.
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Postergazione finanziamenti soci: quando si applica?
Una società creditrice, cessionaria di un finanziamento erogato da una capogruppo alla sua controllata poi fallita, ha contestato la subordinazione del proprio credito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la postergazione finanziamenti soci si applica a ogni forma di finanziamento proveniente da chi esercita direzione e coordinamento e che, per beneficiare delle deroghe temporanee, è necessaria una prova con data certa, non essendo sufficienti le date valuta degli estratti conto.
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Codatorialità: la guida della Cassazione per il lavoro
Una lavoratrice, formalmente impiegata da una società di call center, ha sostenuto che il suo vero datore di lavoro fosse una grande azienda di logistica per cui lavorava esclusivamente. La Corte di Cassazione ha affermato il principio di codatorialità, secondo cui più aziende di un gruppo sono considerate un unico datore di lavoro se condividono la gestione, integrano le attività e utilizzano in modo promiscuo la prestazione del dipendente. Questo rende tutte le società solidalmente responsabili, anche in assenza di uno schema fraudolento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità solidale consorzio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di un consorzio, partecipante a una gara d'appalto in Associazione Temporanea di Imprese (ATI), per i debiti contratti da una sua cooperativa consorziata verso un'impresa subappaltatrice. La decisione si fonda sull'applicazione della normativa speciale in materia di appalti pubblici (art. 37, D.Lgs. 163/2006), che istituisce un regime di tutela rafforzata per i subappaltatori, derogando ai principi generali del codice civile. Secondo la Corte, la partecipazione congiunta alla gara tramite ATI è l'elemento che estende la responsabilità all'intera compagine, consorzio incluso.
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Responsabilità solidale appalti: la consorziata paga?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di una società cooperativa, membro di un consorzio partecipante a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI), per i debiti contratti da una società consortile esecutrice verso un subappaltatore. La decisione si fonda sulla normativa speciale in materia di appalti pubblici (L. 109/1994), che prevale sulla disciplina generale del codice civile. La Corte ha stabilito che la partecipazione a una gara d'appalto in forma associata estende la responsabilità solidale appalti a tutte le imprese coinvolte per tutelare i terzi creditori, come i subappaltatori.
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