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Art. 2479-ter Codice Civile

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51 provvedimenti

Domanda risarcitoria: quando è tempestiva in giudizio
Un creditore agisce contro una società per un'operazione ritenuta lesiva dei suoi diritti su quote pignorate. I giudici di merito dichiarano tardiva la sua domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la domanda risarcitoria non è nuova, e quindi è tempestiva, se i fatti costitutivi della richiesta erano già stati esposti nell'atto di citazione iniziale, anche se la pretesa non era stata formalmente quantificata. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Impugnazione delibera fondo: sì alla tutela reale
Un investitore ha contestato una delibera dell'assemblea di un fondo di investimento che modificava il regolamento. La Corte d'Appello aveva negato il suo diritto di agire, considerandolo un semplice creditore. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'investitore ha piena legittimazione all'impugnazione della delibera del fondo. La Suprema Corte ha stabilito che negare questo diritto svuoterebbe di significato l'esistenza stessa dell'assemblea degli investitori, un organo previsto per legge. Pertanto, l'investitore può chiedere l'annullamento della delibera, esercitando una tutela reale e non solo contrattuale.
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Finanziamento soci: quando il credito è postergato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una S.r.l. che chiedeva la postergazione di un debito verso un socio. Secondo la Corte, per applicare la postergazione del finanziamento soci, è essenziale dimostrare che il finanziamento (anche indiretto, come la mancata riscossione di un credito) sia stato concesso in un momento di squilibrio finanziario. Tuttavia, se il socio creditore ha ripetutamente richiesto il pagamento, non si configura un finanziamento postergabile.
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Abuso di maggioranza: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni soci di minoranza che contestavano una delibera di riduzione e aumento del capitale sociale per un presunto abuso di maggioranza. La decisione si fonda su motivi procedurali, evidenziando come la tardiva produzione di documenti e la mancanza di specificità nei motivi di appello rendano il ricorso inammissibile, senza entrare nel merito della questione.
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Carenza di interesse: appello inammissibile post-accordo
L'ordinanza analizza un caso in cui il ricorso per cassazione presentato da un'amministrazione fiscale contro l'omologazione di un concordato preventivo è stato dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, determinata da un accordo transattivo siglato tra le parti dopo la presentazione del ricorso, che ha risolto integralmente la controversia, rendendo superflua una pronuncia nel merito da parte della Corte.
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Impugnazione delibere fondo: la Cassazione decide
Un investitore in un fondo comune immobiliare ha contestato le delibere dell'assemblea che modificavano il regolamento e sostituivano la società di gestione. Le corti di merito avevano negato la sua legittimazione ad agire. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12474/2025, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'investitore ha pieno diritto all'impugnazione delle delibere del fondo, assimilando la sua tutela a quella prevista per i soci di società di capitali.
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Revoca amministratore società partecipata: il caso
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per la revoca dell'amministratore di una società partecipata. Un amministratore, revocato per giusta causa senza una preventiva contestazione formale degli addebiti prevista dal contratto, si è rivolto al giudice. La Corte di Appello aveva dichiarato la revoca illegittima, riconoscendo un risarcimento. La Cassazione, pur confermando l'illegittimità della revoca per la violazione della clausola contrattuale, ha stabilito che la tutela applicabile non è quella 'reale' (reintegrazione) ma esclusivamente quella 'risarcitoria' (monetaria), rinviando il caso alla Corte d'Appello per la corretta quantificazione del danno.
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Impugnazione bilancio fallimento: domanda inammissibile
Un socio ha impugnato i bilanci di una società per violazione dei principi di chiarezza e veridicità, chiedendo anche l'accertamento di un credito. Durante la causa, la società è stata dichiarata fallita. Il Tribunale ha dichiarato entrambe le domande inammissibili. La prima per carenza di interesse ad agire, poiché l'azione di responsabilità spetta al curatore fallimentare. La seconda perché l'accertamento dei crediti verso un'impresa fallita è di competenza esclusiva del giudice fallimentare. Questa sentenza chiarisce i limiti procedurali per un socio in caso di impugnazione bilancio fallimento.
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Conflitto di interessi socio: annullata delibera
Il Tribunale di Venezia ha annullato una delibera assembleare con cui una S.r.l. aveva concesso una cospicua fideiussione a favore di un'altra società. Le due società, pur avendo la stessa compagine sociale, erano giuridicamente autonome. La decisione è stata motivata dal palese conflitto di interessi del socio di maggioranza, che era anche amministratore di entrambe le entità. Il giudice ha ritenuto che l'operazione trasferisse ingiustificatamente il rischio d'impresa sulla società garante, senza un reale e provato vantaggio per quest'ultima, e violasse lo statuto sociale.
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Responsabilità amministratore: prova e nesso causale
Una società citava in giudizio la sua ex amministratrice per mala gestio, ottenendo in primo grado una condanna al risarcimento di un ingente importo. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la decisione, riducendo la condanna. La sentenza chiarisce due punti cruciali sulla responsabilità amministratore: 1) l'eccezione di nullità della delibera assembleare, sebbene rilevabile d'ufficio, deve fondarsi su fatti già acquisiti al processo, precludendone la proposizione tardiva se richiede nuove prove. 2) La società che agisce ha l'onere di provare non solo la condotta illecita, ma anche il danno concreto e il nesso causale, non potendo la condanna basarsi su pagamenti per cui non è dimostrata la natura lesiva.
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Amministratore di fatto: responsabilità e danni
Un socio cita in giudizio l'altro socio, nominatosi amministratore a seguito di un'assemblea irregolare, per aver venduto l'unico immobile sociale a un prezzo irrisorio. Il Tribunale di Milano dichiara nulla la delibera di nomina per vizio di convocazione, ma rigetta la richiesta di annullare gli atti successivi. Riconosce però la piena responsabilità dell'amministratore di fatto per i danni cagionati alla società, condannandolo a risarcire la differenza tra il valore di mercato dell'immobile e il prezzo di vendita.
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