LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2355 Codice Civile

11 provvedimenti

Fisco e motivazione apparente: la Cassazione annulla la sentenza
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deducibilità di una minusvalenza miliardaria derivante dalla cessione di azioni, ritenendo l'operazione antieconomica. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato l'atto impositivo limitandosi a richiamare la decisione di primo grado in modo acritico e formale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, sancendo la nullità della decisione d'appello per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che il rinvio alle motivazioni di primo grado è nullo se il giudice non illustra, anche sinteticamente, le ragioni del proprio convincimento in rapporto ai motivi di appello proposti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Buona fede acquisto azioni: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di privatizzazione societaria. La sentenza analizza i requisiti per l'acquisto di azioni da un non proprietario, focalizzandosi sul concetto di buona fede. Viene chiarito che la controllata di una società non può invocare la buona fede se era a conoscenza dei vizi del contratto originario. Tuttavia, per un successivo acquirente, la mera notizia di un contenzioso pendente non basta a escludere la buona fede. Infine, la Corte stabilisce che i dividendi non sono frutti civili e la loro restituzione segue regole specifiche.
Continua »
Cessione crediti bancari: il contenzioso passa?
Una società fa causa a una banca per addebiti illegittimi. La banca viene posta in liquidazione e cede parte delle sue attività a un altro istituto di credito. La Corte d'Appello esclude che il contenzioso sia stato trasferito alla banca cessionaria. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, riconosce la complessità della questione legata alla cessione dei crediti bancari delle ex banche venete e rinvia la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con altri casi analoghi.
Continua »
Cessione crediti banche: chi risponde dei debiti?
Una società fa causa a una banca per oneri illegittimi. La banca viene posta in liquidazione e cede le sue attività a un altro istituto. La Corte d'Appello stabilisce che la banca acquirente non è responsabile per il debito, in quanto escluso dal contratto di cessione. La Cassazione, vista la complessità del tema della cessione crediti banche e la presenza di casi simili, rinvia la decisione per una trattazione congiunta, senza risolvere la questione nel merito.
Continua »
Pegno su quote societarie: come si calcola l’imposta
La Cassazione chiarisce il calcolo dell'imposta di registro per il pegno su quote societarie. La base imponibile è la somma garantita, poiché le quote di S.r.l. non sono equiparabili a 'titoli' o denaro. La sentenza riforma la decisione d'appello e accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
Continua »
Promessa di pagamento: validità e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8213/2024, ha stabilito che una scrittura privata contenente una promessa di pagamento può validamente costituire una rendita vitalizia, invertendo l'onere della prova sul rapporto causale. Il caso riguardava una complessa disputa ereditaria in cui i giudici di merito avevano erroneamente negato valore legale a un accordo del 1970. La Corte ha cassato la sentenza per non aver correttamente qualificato l'atto come promessa di pagamento e per vizi procedurali legati alla mancata integrazione del contraddittorio.
Continua »
Querela di falso su fotocopia: La Cassazione chiarisce
Un azionista proponeva una querela di falso contestando la propria firma su un atto di trasferimento di azioni, di cui era disponibile solo una fotocopia. Dopo aver perso in primo e secondo grado, e vista respinta l'impugnazione in Cassazione, tentava la via della revocazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile, ribadendo che tale rimedio non può essere utilizzato per rimettere in discussione la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito. La decisione chiarisce che il procedimento di querela di falso può svolgersi anche su una copia, la cui efficacia probatoria è liberamente apprezzata dal giudice.
Continua »
Impugnazione delibera assembleare: i termini decadenza
Un azionista ha citato in giudizio una società per i danni derivanti da un'operazione di aumento di capitale ritenuta 'iperdiluitiva'. La sua richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il motivo principale del rigetto è la tardività dell'azione: la domanda di risarcimento danni, legata all'impugnazione della delibera assembleare, deve essere proposta entro il termine di decadenza di 90 giorni previsto dalla legge, termine non rispettato in questo caso.
Continua »
Spese di gestione: l’obbligo del socio non cessa
La Corte di Cassazione ha stabilito che un socio di una società di gestione portuale non può sottrarsi all'obbligo di pagare le spese di gestione semplicemente rinunciando all'utilizzo del posto barca. L'obbligazione deriva dallo status di socio e dalla titolarità del diritto all'uso, non dall'effettivo godimento del bene. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso, confermando che l'unico modo per estinguere tale obbligo è cedere la propria partecipazione societaria.
Continua »
Esecuzione in forma specifica: il momento decisivo
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. di un contratto preliminare di vendita di azioni. A seguito del fallimento della società le cui azioni erano oggetto del contratto, la Corte ha stabilito che la possibilità di trasferire il bene deve essere valutata al momento della decisione giudiziale e non al momento della proposizione della domanda. Se l'oggetto è divenuto impossibile da trasferire (come le azioni di una società fallita), l'azione non può essere accolta. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
Continua »
Saldo rettificato: la Cassazione chiarisce i calcoli
In una controversia su un conto corrente, la Corte di Cassazione ha stabilito due principi fondamentali. Primo, per calcolare la prescrizione del diritto alla restituzione di somme indebite, si deve utilizzare il cosiddetto 'saldo rettificato', ovvero il saldo del conto depurato da tutte le voci illegittimamente addebitate dalla banca, e non il saldo contabile originale. Secondo, in caso di cessione di una banca in crisi, la banca acquirente non risponde dei debiti derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione, poiché tali passività non sono considerate funzionali all'esercizio della nuova impresa bancaria. La Corte ha quindi accolto il primo motivo del ricorso del correntista e respinto il secondo, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato sul corretto principio del saldo rettificato.
Continua »