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Buona fede acquisto azioni: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di privatizzazione societaria. La sentenza analizza i requisiti per l’acquisto di azioni da un non proprietario, focalizzandosi sul concetto di buona fede. Viene chiarito che la controllata di una società non può invocare la buona fede se era a conoscenza dei vizi del contratto originario. Tuttavia, per un successivo acquirente, la mera notizia di un contenzioso pendente non basta a escludere la buona fede. Infine, la Corte stabilisce che i dividendi non sono frutti civili e la loro restituzione segue regole specifiche.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 34221 Anno 2025
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Buona fede acquisto azioni: la Cassazione decide

L’acquisto di partecipazioni societarie è un’operazione complessa che richiede massima attenzione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti sui requisiti della buona fede nell’acquisto di azioni, specialmente quando l’operazione avviene in un contesto di pregressa illegittimità. La decisione analizza in dettaglio quando un acquirente può essere considerato in ‘buona fede’ e quando, invece, la sua ignoranza non è scusabile. Il caso, nato dalla privatizzazione di un’azienda pubblica, ha visto una catena di trasferimenti azionari culminata in un lungo contenzioso sulla titolarità delle quote.

I Fatti: La Complessa Vicenda della Privatizzazione

La controversia trae origine dalla privatizzazione di un’azienda comunale produttrice di latte. Il Comune, dopo aver trasformato l’azienda in società per azioni, cede il pacchetto di maggioranza a una prima società acquirente. Questo contratto di vendita, tuttavia, viene successivamente dichiarato nullo dalla giustizia amministrativa a seguito del ricorso di un’azienda concorrente esclusa dalla gara.

Nel frattempo, le azioni passano di mano più volte:

  1. La prima acquirente le conferisce in una sua società controllata.
  2. Successivamente, l’intero pacchetto viene trasferito a una società veicolo, parte di un noto gruppo alimentare.
  3. Infine, a seguito del crack finanziario di tale gruppo, le azioni vengono trasferite alla nuova società risultante dal concordato preventivo.

Una volta ottenuta la dichiarazione di nullità della vendita originaria, il Comune rivendica la proprietà delle azioni, chiedendone la restituzione all’ultimo possessore. Quest’ultimo, però, si oppone, sostenendo di averle acquistate legittimamente in base al principio dell'”acquisto a non domino” (art. 1153 c.c.), fondato sulla propria buona fede al momento dell’acquisizione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, ha emesso una decisione articolata, distinguendo nettamente le varie fasi del trasferimento azionario e i diversi soggetti coinvolti. I punti salienti sono:

  • Rigetto del ricorso incidentale: L’intervento nel giudizio della società concorrente che aveva dato inizio al contenzioso amministrativo è stato dichiarato inammissibile.
  • Accoglimento parziale del ricorso principale: La Corte ha accolto alcuni motivi del ricorso della società detentrice delle azioni, cassando con rinvio la sentenza d’appello.
  • Buona fede: La Corte ha stabilito che la valutazione della buona fede deve essere condotta in modo specifico per ogni passaggio di proprietà. Ha ritenuto errata la decisione della Corte d’Appello che aveva escluso la buona fede dell’ultimo acquirente basandosi unicamente sulla conoscenza di un contenzioso pendente.
  • Natura dei dividendi: La Cassazione ha chiarito che i dividendi azionari non possono essere qualificati come “frutti civili” e, pertanto, la loro restituzione non segue la regola generale prevista per questi ultimi.

Le Motivazioni: Analisi sulla Buona Fede e i Dividendi

La valutazione sulla buona fede nell’acquisto di azioni

Il fulcro della sentenza risiede nell’analisi dell’art. 1153 c.c., che consente di diventare proprietari di un bene mobile (come le azioni) anche se acquistato da chi non ne era il legittimo proprietario, a condizione che l’acquirente sia in buona fede e vi sia un titolo idoneo. La Corte d’Appello aveva negato la buona fede a tutti gli acquirenti successivi al primo. La Cassazione, invece, opera una distinzione cruciale. Per il primo trasferimento, dalla società acquirente originaria alla sua controllata, la buona fede è esclusa. Essendo quest’ultima un'”alter ego” della controllante, non poteva non essere a conoscenza dei vizi che inficiavano il contratto iniziale. La stretta relazione tra le due società impediva di configurare un’ignoranza incolpevole.

La buona fede dell’acquirente finale

Diversa è la valutazione per l’ultimo acquirente, subentrato tramite concordato. La Corte d’Appello aveva desunto la sua malafede dal solo fatto che un prospetto informativo menzionasse l’esistenza di un contenzioso promosso da un concorrente. Secondo la Cassazione, questo elemento non è sufficiente. La mera conoscenza di una lite pendente non equivale a consapevolezza della sicura illegittimità del titolo del venditore, né configura automaticamente una colpa grave. L’esito di un giudizio è per sua natura incerto. Pertanto, basare un giudizio di malafede solo su questa informazione è un errore di diritto. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d’Appello per una nuova e più approfondita valutazione su questo punto.

La Natura Giuridica dei Dividendi: Non Sono Frutti Civili

Un altro punto qualificante della sentenza riguarda la restituzione dei dividendi percepiti. La Corte ha accolto il motivo di ricorso che contestava la loro qualificazione come “frutti civili”. I frutti civili, come i canoni di locazione, maturano giorno per giorno come corrispettivo del godimento di un bene. I dividendi, invece, non hanno questa caratteristica. Essi rappresentano una parte degli utili d’impresa e la loro esistenza dipende da una specifica delibera dell’assemblea dei soci che ne decide la distribuzione. Non sono una conseguenza automatica del possesso delle azioni, ma il risultato dell’attività economica della società. Di conseguenza, la loro restituzione non può essere regolata dall’art. 1148 c.c., ma da principi diversi.

Le Conclusioni

Questa sentenza offre due principi di diritto di notevole importanza pratica. In primo luogo, ribadisce che la valutazione della buona fede nell’acquisto di azioni deve essere rigorosa e basata su elementi concreti, non su mere presunzioni. La semplice notizia di una causa pendente non è, da sola, sufficiente a macchiare la posizione dell’acquirente. In secondo luogo, la Corte traccia una linea netta tra dividendi e frutti civili, una distinzione con rilevanti conseguenze in tutti i casi di azioni rivendicatorie e obblighi di restituzione. Per le imprese che operano in M&A, questa decisione sottolinea l’importanza di una due diligence approfondita che non si fermi alla superficie, ma analizzi la sostanza dei rapporti giuridici sottostanti.

Quando è esclusa la buona fede di una società che acquista azioni da una sua controllante?
La buona fede è esclusa quando, a causa dello stretto legame di controllo, la società acquirente non può essere considerata un terzo ignaro dei vizi che affliggono il titolo della sua controllante. La giurisprudenza la considera quasi un “alter ego”, pertanto era a conoscenza di tutte le operazioni contrattuali e delle relative criticità.

La semplice conoscenza di una causa legale pendente è sufficiente a dimostrare la malafede di chi acquista azioni?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la mera informazione sull’esistenza di un contenzioso, data l’incertezza del suo esito, non è un elemento sufficiente a provare la malafede o la colpa grave dell’acquirente. È necessario un quadro probatorio più solido che dimostri la consapevolezza dell’illegittimità del titolo.

I dividendi societari sono considerati ‘frutti civili’ ai fini della restituzione?
No. La Corte ha stabilito che i dividendi non sono frutti civili. A differenza di questi ultimi (es. canoni di affitto), i dividendi non maturano giorno per giorno, ma derivano dall’attività d’impresa e la loro distribuzione dipende da una specifica delibera assembleare. Rappresentano il risultato dell’attività economica e non il semplice corrispettivo per il godimento del bene (le azioni).

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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