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art. 23, commi 8 e 9, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137

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27 provvedimenti

Associazione per delinquere: la durata non conta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, rigettando il ricorso di un imputato che lamentava la brevità del suo coinvolgimento. La sentenza ribadisce che per configurare il reato di associazione per delinquere è sufficiente l'adesione consapevole a una struttura criminale organizzata, rendendo irrilevante la durata del contributo fornito dal singolo associato.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato a causa della sopravvenuta carenza di interesse. Durante il giudizio di legittimità, la misura cautelare oggetto dell'impugnazione è stata revocata, rendendo priva di effetti pratici un'eventuale decisione favorevole. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza condanna alle spese per l'imputato.
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Arresti domiciliari: no al trasferimento vicino al clan
Un soggetto agli arresti domiciliari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto di trasferire la misura dalla località imposta (Napoli) alla sua città di origine (Catania), sede del clan di appartenenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il supremo collegio ha ritenuto che il concreto e attuale pericolo di recidiva, derivante dalla possibilità di riallacciare i contatti con l'ambiente criminale, prevalesse sulle esigenze familiari addotte dal ricorrente, rendendo la misura degli arresti domiciliari incompatibile con il ritorno nel territorio di operatività del clan.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione annulla la custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un indagato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione di un attuale e concreto pericolo di recidiva, dato che i fatti contestati risalivano a sei anni prima e l'indagato aveva nel frattempo intrapreso un'attività lavorativa regolare. La Corte ha ribadito che il solo decorso del tempo, se significativo, impone al giudice una motivazione rafforzata sulla persistenza delle esigenze cautelari, non potendosi basare unicamente sulla gravità del reato.
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Prescrizione reato 316-ter: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato per prescrizione del reato la condanna di un amministratore per indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). La Corte ha stabilito che, in caso di pagamenti rateali, il reato ha una consumazione prolungata che termina con l'ultimo versamento, data da cui decorre la prescrizione. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio al giudice civile per la rideterminazione del danno, poiché la Corte d'Appello non aveva considerato che l'imputato aveva cessato la sua carica prima della fine delle erogazioni.
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Ruolo di cofinanziatore: la Cassazione chiede prove
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per narcotraffico internazionale. L'accusa si basava sul ruolo di cofinanziatore dell'indagato. La Corte ha ritenuto che la sola presenza a incontri e generici riferimenti a 'proprietari del denaro' non fossero sufficienti a provare un contributo concreto, richiedendo una motivazione più specifica e dettagliata per giustificare una misura così grave.
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Associazione di tipo mafioso: non basta il narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando la decisione di un Tribunale del riesame che aveva annullato una misura cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso. La Corte ha ribadito che, per configurare tale grave reato, non è sufficiente provare l'esistenza di un'organizzazione dedita al narcotraffico, anche se utilizza metodi violenti e intimidatori. È necessario dimostrare che il gruppo persegue finalità più ampie di controllo egemonico del territorio, come l'infiltrazione nelle attività economiche, negli appalti o nel processo elettorale, finalità non riscontrate nel caso di specie.
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