Un'Azienda, custode di beni sequestrati in un procedimento penale, ha contestato il compenso iniziale di 2.554,80 euro, ritenuto troppo basso. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, aumentando la liquidazione del compenso custode giudiziario a 23.920,00 euro, basandosi su criteri di equità e usi locali. L'Azienda ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale avesse applicato erroneamente i criteri di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso non può essere determinato solo per equità, ma deve seguire le tariffe e, in via residuale, gli usi locali, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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