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Art. 2195 Codice Civile

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137 provvedimenti

Agevolazioni fiscali: quando un ente le perde?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i requisiti per il mantenimento delle agevolazioni fiscali per gli enti non commerciali. Il caso riguardava un'associazione a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura non commerciale, revocando i benefici fiscali. La Suprema Corte ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per godere delle agevolazioni non basta la forma giuridica, ma è necessario dimostrare concretamente la democraticità interna e l'assenza di logiche commerciali. L'onere della prova di tali requisiti spetta all'ente che invoca il beneficio.
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Ente non commerciale: quando si perdono i benefici?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'associazione perde la qualifica di ente non commerciale, e le relative agevolazioni fiscali, se la sua attività, pur formalmente lecita, è di fatto gestita con logiche imprenditoriali a vantaggio di pochi soci. Nel caso specifico, un'associazione agricola aveva costruito una strada interpoderale, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato la natura non commerciale per assenza di democraticità interna e per il vantaggio economico diretto ottenuto solo da alcuni associati. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, sottolineando che per beneficiare del regime agevolato non basta la forma associativa, ma è necessario dimostrare il rispetto sostanziale dei requisiti di non commercialità e di vita democratica interna.
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Misure protettive: ok del Tribunale per 120 giorni
Il Tribunale di Milano ha concesso la conferma di misure protettive per 120 giorni a una società del settore cine-televisivo in crisi. La decisione si basa sul parere positivo dell'esperto sulla fattibilità del piano di risanamento e sull'assenza di opposizioni da parte dei creditori, ritenendo le misure funzionali al superamento della crisi.
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Esenzione TOSAP: quando spetta agli enti pubblici?
Un ente regionale per l'edilizia sociale si è visto negare l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico destinato a un cantiere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere il beneficio, non è sufficiente la natura pubblicistica dell'ente, ma è necessario che la finalità specifica della singola occupazione rientri tra quelle di assistenza o previdenza previste dalla legge, requisito non soddisfatto in questo caso.
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Esenzione TOSAP: non basta la finalità sociale dell’ente
Un'agenzia regionale per l'edilizia residenziale ha richiesto l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un cantiere. La Corte di Cassazione ha negato il beneficio, chiarendo che non è sufficiente la natura assistenziale generica dell'ente (requisito soggettivo), ma è necessaria una finalità specifica di assistenza anche nell'occupazione concreta del suolo (requisito oggettivo). Poiché il cantiere era finalizzato alla manutenzione di un immobile, un'attività connessa a obblighi contrattuali e di custodia, la Corte ha escluso la diretta finalità assistenziale richiesta per l'esenzione TOSAP, confermando l'avviso di accertamento.
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Esenzione TOSAP per enti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione TOSAP a un'agenzia regionale per l'edilizia pubblica. L'occupazione di suolo pubblico con un ponteggio per la manutenzione di un immobile, sebbene destinato a fini sociali, non è stata ritenuta un'attività con finalità assistenziale diretta. La sentenza sottolinea che per ottenere l'esenzione TOSAP non basta la natura non commerciale dell'ente, ma è necessario che anche la specifica occupazione persegua direttamente uno degli scopi previsti dalla norma, come l'assistenza o la previdenza.
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Esenzione TOSAP: quando non spetta agli enti pubblici?
Un ente per l'edilizia pubblica si è visto negare l'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un cantiere. La Corte di Cassazione ha chiarito che non basta la natura assistenziale dell'ente (requisito soggettivo), ma è necessaria anche una finalità specifica di assistenza per l'occupazione stessa (requisito oggettivo), che in questo caso mancava trattandosi di manutenzione di immobili dati in locazione.
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Fallimento società di fatto: estensione e limiti
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'estensione del fallimento da un imprenditore individuale a una società occulta. Un socio era stato dichiarato fallito per la sua attività individuale, ma successivamente il fallimento è stato esteso a una società di fatto e agli altri soci. Questi hanno contestato la decisione, sostenendo che le attività fossero distinte. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'estensione del **fallimento società di fatto** non è necessaria una perfetta identità tra le imprese, ma è sufficiente una "riferibilità" e una linea di continuità, dove l'attività individuale si rivela essere solo un segmento di quella collettiva.
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Esenzione ICI ateneo straniero: la prova decisiva
Un ateneo straniero ha impugnato un avviso di accertamento per l'ICI 2009, rivendicando l'esenzione per la propria attività didattica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere di provare la natura non commerciale dell'attività grava interamente sul contribuente. Un riconoscimento ministeriale non è considerato prova sufficiente; è necessario dimostrare con dati concreti, come rette e modalità di accesso, l'assenza di scopo di lucro. Questa sentenza chiarisce i rigorosi oneri probatori per l'esenzione ICI per ateneo straniero.
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Fiscalizzazione oneri sociali: esclusa per imprese edili
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile che richiedeva il beneficio della fiscalizzazione oneri sociali per gli anni dal 1992 al 1998. La Corte ha stabilito che la normativa di riferimento (L. n. 92/1979) esclude espressamente e inequivocabilmente le 'imprese edili ed affini' da tale agevolazione, a prescindere dalla natura intrinsecamente manifatturiera dell'attività svolta.
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Insolvenza dinamica: il criterio per società operative
La Cassazione chiarisce che per una società estera, ancora operativa in Italia nonostante la Brexit, si applica il criterio dell'insolvenza dinamica, basato sulla capacità di adempiere alle obbligazioni, e non quello statico. Il fallimento è confermato.
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Accettazione tacita eredità: quando non si configura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il pagamento di un debito retributivo al figlio della sua ex datrice di lavoro defunta. La Corte ha confermato che non vi è stata accettazione tacita eredità, poiché gli atti compiuti dal figlio, che aveva formalmente rinunciato all'eredità, riguardavano beni di sua proprietà e non beni provenienti dall'asse ereditario.
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Fallimento in estensione: identità d’impresa è cruciale
Il fallimento di un imprenditore individuale è stato esteso ai suoi presunti soci di fatto. Questi hanno presentato ricorso, sostenendo che l'attività dell'impresa individuale (costruzioni) fosse diversa da quella della società di fatto (holding). La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso il caso ma, riconoscendo la crucialità del tema del fallimento in estensione, ha rimesso la questione a una pubblica udienza per definire se, ai fini dell'estensione, le attività dell'individuo e della società debbano essere identiche.
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Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Prova Insolvenza
Una società creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società debitrice per un credito insoluto. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando lo stato di insolvenza della debitrice. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte della debitrice, di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge, oltre che sulla presenza di ingenti debiti tributari e sull'incapacità strutturale di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Contratti tempo determinato: Cassazione e nullità
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la nullità di alcuni contratti tempo determinato per mancanza di forma scritta e di causale giustificativa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio, confermando la conversione dei rapporti in tempo indeterminato, la reintegrazione dei lavoratori e il loro diritto a un'indennità risarcitoria. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione, ribadendo che non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti, e sottolinea l'onere della prova a carico del datore di lavoro per dimostrare l'esistenza di condizioni speciali che giustifichino deroghe alla disciplina generale.
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Attività commerciale ente non profit: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25416/2024, ha rigettato il ricorso di un circolo ricreativo, confermando la natura di attività commerciale ente non profit del suo servizio di bar e ristorazione. La Corte ha stabilito che la somministrazione di alimenti e bevande a fronte di corrispettivi, specialmente se accessibile anche a non soci e a prezzi di poco inferiori a quelli di mercato, qualifica l'intera attività come commerciale ai fini fiscali (IVA e imposte sui redditi), indipendentemente dalla finalità istituzionale dell'ente. L'onere di provare l'esclusività del servizio ai soli soci ricade sull'associazione.
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Agevolazioni fiscali ASD: requisiti formali e reali
Un'associazione sportiva dilettantistica si è vista negare le agevolazioni fiscali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25402/2024, ha respinto il suo ricorso, stabilendo che per ottenere i benefici fiscali non è sufficiente la conformità formale dello statuto alle norme di legge. È indispensabile dimostrare in concreto l'effettiva operatività non commerciale e la vita democratica dell'ente, con l'onere della prova che ricade interamente sull'associazione stessa.
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Agevolazioni fiscali: quando un ente non profit le perde?
Un'associazione per disabili e anziani ha perso le agevolazioni fiscali dopo un accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'attività dell'ente era di natura prevalentemente commerciale e mancava di una reale vita associativa. La sentenza sottolinea che la prova dei requisiti per beneficiare dei vantaggi fiscali spetta all'ente stesso, e la mera conformità formale dello statuto non è sufficiente.
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Interessi moratori D.Lgs. 231/2002: sì a factoring
Una società di factoring, cessionaria di crediti per forniture sanitarie verso un'azienda ospedaliera pubblica, ha richiesto il pagamento degli interessi di mora secondo il D.Lgs. 231/2002. L'azienda sanitaria si opponeva, sostenendo che la cessione del credito avesse natura finanziaria e non commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la natura del debito è determinata dall'operazione originaria (la fornitura) e non dalla successiva cessione. Di conseguenza, alla società di factoring spettano gli interessi moratori D.Lgs. 231/2002, poiché acquisisce tutti i diritti del creditore originario.
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Condono canoni demaniali: la Cassazione chiarisce
Una società balneare si opponeva al calcolo del canone demaniale per il 2013. Dopo aver versato una parte della somma, aderiva al condono previsto dalla L. 147/2013. La Corte d'Appello aveva stabilito che il condono si dovesse calcolare solo sulla somma residua contestata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22006/2024, ha cassato tale decisione, affermando che per il perfezionamento del condono canoni demaniali si deve considerare il 30% delle 'somme dovute' totali richieste dall'amministrazione, tenendo conto anche dei pagamenti già effettuati.
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