LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2126 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 3 di 8

145 provvedimenti

Altri anni per Art. 2126 Codice Civile

Onere della prova LSU: chi deve dimostrare i fatti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22381/2025, ha chiarito che l'onere della prova in una causa promossa da un Lavoratore Socialmente Utile (LSU) per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato spetta al lavoratore stesso. Questi deve dimostrare che le mansioni svolte erano diverse da quelle previste dal progetto LSU e tipiche della subordinazione. La Corte ha inoltre ribadito che la contumacia del datore di lavoro nel primo grado di giudizio non equivale a un'ammissione dei fatti affermati dal lavoratore.
Continua »
Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha ricevuto uno stipendio maggiorato a seguito di una promozione economica successivamente revocata. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto e dovere della Pubblica Amministrazione di procedere alla ripetizione indebito, ossia di richiedere la restituzione delle somme versate in eccesso. La Corte ha stabilito che né la buona fede del dipendente né il principio del lavoro di fatto possono impedire il recupero di pagamenti effettuati senza una valida base legale (sine titulo).
Continua »
Ripetizione indebito pubblico impiego: la PA può chiedere?
Una dipendente pubblica ottiene una progressione economica poi rivelatasi illegittima. L'Amministrazione agisce per la restituzione delle maggiori somme versate. La Cassazione conferma il diritto alla ripetizione indebito pubblico impiego, affermando che la P.A. è tenuta a ripristinare la legalità violata e che la buona fede del dipendente non è sufficiente a bloccare la restituzione di somme corrisposte senza un valido titolo giuridico (sine titulo).
Continua »
Lavoro straordinario: quando va pagato senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente pubblico al pagamento del lavoro straordinario, anche in assenza di un'autorizzazione formale. La sentenza stabilisce che l'inserimento del lavoratore in turni obbligatori che superano l'orario contrattuale costituisce un'autorizzazione implicita, rendendo dovuta la retribuzione per le ore eccedenti.
Continua »
Autorizzazione implicita: straordinario va pagato
Un dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di ore di straordinario svolte per anni. I tribunali di primo e secondo grado avevano negato il compenso per mancanza di un'autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio dell'autorizzazione implicita: se il datore di lavoro è consapevole e accetta la prestazione extra, lo straordinario deve essere retribuito, anche senza un ordine scritto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Conversione rapporto di lavoro: risarcimento e limiti
La Corte di Cassazione conferma che un rapporto di collaborazione continuativa con la Pubblica Amministrazione, sebbene riconosciuto come subordinato, non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato. Tuttavia, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'abuso contrattuale e alle differenze retributive. L'ordinanza chiarisce anche che la regolarizzazione contributiva richiede la partecipazione dell'ente previdenziale al giudizio e stabilisce principi sulla liquidazione delle spese legali in caso di riforma della sentenza d'appello.
Continua »
Contrattazione collettiva pubblico impiego: quale si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i dipendenti di un ente pubblico, come un consorzio autostradale, si applica esclusivamente la contrattazione collettiva pubblico impiego prevista dalla legge, anche se l'ente ha di fatto applicato per anni un contratto collettivo del settore privato. L'applicazione di un contratto errato non genera diritti acquisiti per i lavoratori, i quali non possono pretendere aumenti retributivi basati su tale contratto inapplicabile.
Continua »
Lavoro straordinario pubblico impiego: serve l’ok?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13052/2025, ha ribadito che nel lavoro straordinario pubblico impiego è indispensabile l'autorizzazione preventiva del datore di lavoro per avere diritto al compenso. Il caso riguardava un dipendente della Protezione Civile che chiedeva il pagamento di ore extra. La Corte ha respinto il ricorso, specificando che l'autorizzazione implicita o successiva è ammessa solo in casi eccezionali e rigorosamente provati, non essendo sufficiente la natura essenziale del servizio svolto.
Continua »
Contratti a progetto: no a paga da convenzionato
Un veterinario ha lavorato per anni per un'Azienda Sanitaria Provinciale con contratti a progetto, usati per coprire carenze strutturali di personale. La Corte d'Appello gli aveva riconosciuto il diritto alla retribuzione prevista per i medici convenzionati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, nonostante l'illegittimità dei contratti a progetto, non è possibile applicare automaticamente il trattamento economico di un'altra tipologia contrattuale, come quella del rapporto convenzionato, in assenza di un contratto formale. La richiesta di differenze retributive del professionista è stata quindi respinta.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha continuato a lavorare e percepire uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato dalla sentenza, e uno 'de facto' con il cessionario. Pertanto, la retribuzione percepita non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, che si trova in mora credendi per non aver accettato la prestazione lavorativa offerta dal dipendente.
Continua »
Inquadramento dirigenziale: no a sanatorie illegittime
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano il riconoscimento del loro inquadramento dirigenziale e il relativo risarcimento danni. La loro promozione era avvenuta sulla base di un regolamento regionale poi annullato dal giudice amministrativo e di una successiva legge di sanatoria dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che la retrocessione alla posizione precedente era un atto dovuto dall'amministrazione e che non sussisteva alcun diritto all'inquadramento, poiché la norma originaria invocata aveva un valore meramente programmatico e non creava diritti soggettivi. Di conseguenza, è stata respinta anche la domanda di risarcimento.
Continua »
Restituzione somme: l’ordinanza cautelare non salva
Un dipendente pubblico, che aveva percepito somme maggiori in base a un'ordinanza cautelare, si è visto chiedere la restituzione dopo la sentenza definitiva a lui sfavorevole. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione somme, chiarendo che i provvedimenti cautelari hanno natura provvisoria e perdono efficacia retroattivamente se la pretesa di merito viene respinta. Il ricorso del dipendente è stato rigettato su tutti i fronti, inclusa l'eccezione sulla composizione del collegio giudicante.
Continua »
Principio di sintesi: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcune lavoratrici che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio di forma: il ricorso violava il principio di sintesi, essendo l'esposizione dei fatti lunga oltre 90 pagine e consistente in una mera riproduzione degli atti precedenti. La Corte ha ribadito che la chiarezza e la concisione sono requisiti essenziali per l'ammissibilità del ricorso.
Continua »
Autorizzazione implicita straordinario: la Cassazione decide
Un dipendente del Ministero della Cultura chiedeva il pagamento dello straordinario festivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il diritto alla retribuzione è sufficiente un'autorizzazione implicita straordinario, desumibile dall'organizzazione del lavoro, senza necessità di un atto formale. La sentenza d'appello, che negava il pagamento per mancanza di autorizzazione formale e per motivazione contraddittoria, è stata annullata con rinvio.
Continua »
Straordinario festivo: basta l’ok implicito del datore
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il Ministero per il mancato pagamento di ore di straordinario festivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che per il diritto al compenso non è necessaria un'autorizzazione scritta e formale, ma è sufficiente un consenso implicito del datore di lavoro, desumibile dall'organizzazione del lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Lavoro straordinario: basta il consenso implicito
Un dipendente del Ministero della Cultura ha richiesto il pagamento per lavoro straordinario svolto nei giorni festivi. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, ha stabilito che per il pagamento dello straordinario non è necessaria un'autorizzazione formale esplicita, ma è sufficiente un'autorizzazione implicita, desumibile dall'organizzazione del lavoro imposta dal datore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Obbligazione contributiva: la prova e la prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro due cartelle esattoriali per contributi non versati. La Corte ha ribadito il principio di indisponibilità dell'obbligazione contributiva, affermando che l'ente previdenziale non può rinunciare a un credito, anche se erroneamente lo ha ritenuto prescritto. Inoltre, ha chiarito le regole sulla ripartizione dell'onere della prova e sul valore probatorio dei verbali ispettivi.
Continua »
Cessazione materia del contendere: accordo e spese
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in Appello il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un Ente Locale, si è vista impugnare la decisione in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Suprema Corte, prendendo atto dell'intesa, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, sancendo così la cessazione materia del contendere. Le spese legali sono state compensate tra le parti, escludendo l'applicazione della sanzione del doppio contributo unificato.
Continua »
Cessazione materia contendere: quando è inammissibile?
Un ente locale ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro di fatto con una lavoratrice. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, chiarendo la differenza rispetto a una formale declaratoria di cessazione materia contendere e compensando le spese legali.
Continua »
Nullità del contratto: dovere del giudice in appello
Una lavoratrice ottiene in appello il riconoscimento di differenze retributive da un ente pubblico. L'ente, nel suo appello incidentale, aveva eccepito la nullità del contratto, ma la Corte d'Appello aveva ritenuto la domanda inammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo il principio per cui il giudice ha il potere-dovere di rilevare d'ufficio la nullità del contratto, anche se sollevata in appello come domanda nuova, convertendola in eccezione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »