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Art. 2120 Codice Civile

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296 provvedimenti

Demansionamento: onere della prova a carico del datore
Un lavoratore si è opposto allo stato passivo del fallimento del suo ex datore di lavoro, chiedendo il risarcimento per demansionamento. Il Tribunale aveva respinto la domanda per la mancata produzione del Contratto Collettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di demansionamento, l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Al lavoratore è sufficiente allegare i fatti specifici che costituiscono la dequalificazione professionale, senza dover produrre il CCNL.
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Pagamento TFS dipendenti pubblici: legittimo il ritardo?
Un dipendente pubblico, andato in pensione anticipata, ha contestato il notevole ritardo nel pagamento del suo Trattamento di Fine Servizio (TFS). La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che il differimento del pagamento del TFS per i dipendenti pubblici è un legittimo correttivo per bilanciare il vantaggio della pensione anticipata con le esigenze di finanza pubblica, confermando la costituzionalità della normativa vigente.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: la forma non conta
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sulla riqualificazione del rapporto di lavoro. Un lavoratore con molteplici contratti (collaborazione, tempo determinato) con società collegate ottiene il riconoscimento di un unico rapporto subordinato a tempo indeterminato. La Corte chiarisce che la sostanza della prestazione lavorativa prevale sulla forma giuridica dei singoli contratti, confermando la decisione di merito ma correggendo un errore sul pagamento del TFR, non dovuto in caso di reintegrazione.
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Riduzione retribuzione: nullo l’accordo senza sede protetta
Un dirigente si dimette per giusta causa a seguito di una riduzione della retribuzione e della modifica peggiorativa del benefit dell'auto aziendale. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un accordo di riduzione retribuzione è nullo se non concluso in una sede protetta, come previsto dall'art. 2103 c.c. Questo principio si applica anche in assenza di un mutamento di mansioni, a tutela del lavoratore. Anche la modifica unilaterale di un benefit come l'auto aziendale è illegittima, costituendo, insieme alla decurtazione dello stipendio, giusta causa di dimissioni.
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Prescrizione lavoro domestico: quando decorre?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26236/2024, ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro, confermando che la prescrizione nel lavoro domestico per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto. La Corte ha ribadito che la mancanza di stabilità reale in questo tipo di contratto giustifica il posticipo del termine, a tutela del lavoratore che potrebbe temere ritorsioni.
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TFR socio lavoratore: la Cassazione conferma il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26071/2024, ha stabilito che il diritto al TFR del socio lavoratore di cooperativa deriva direttamente dalla legge e non necessita di una specifica previsione contrattuale. Il caso riguardava un lavoratore che, pur essendo socio di una cooperativa, svolgeva un'attività lavorativa subordinata. La Corte ha rigettato il ricorso della società committente, confermando che la Legge 142/2001 ha esteso le tutele del lavoro subordinato, incluso il TFR, ai soci lavoratori, superando la precedente giurisprudenza che richiedeva un accordo esplicito o un comportamento concludente.
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Pagamento differito TFS: legittimo per esubero
Un ex dipendente pubblico, collocato in prepensionamento a seguito di una dichiarazione di esubero, ha richiesto il pagamento immediato del suo Trattamento di Fine Servizio (TFS). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pagamento differito TFS è legittimo in casi di pensionamento anticipato. La Corte ha distinto questa situazione da quella del pensionamento per raggiunti limiti di età, dove il ritardo è stato ritenuto incostituzionale. La decisione si fonda sulla necessità di bilanciare i diritti del lavoratore con le esigenze di stabilità della finanza pubblica e sulla natura eccezionale e volontaria (come alternativa alla mobilità) del prepensionamento.
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Calcolo TFR: anche le voci non continuative contano
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una società di gestione infrastrutturale, per includere diverse voci retributive variabili nel calcolo del suo Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La Corte d'Appello aveva escluso tali voci, ritenendole non continuative. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per un corretto calcolo TFR il criterio determinante non è la continuità, ma la natura "non occasionale" della retribuzione. Se un compenso, anche variabile, costituisce un corrispettivo ricorrente per la prestazione lavorativa e non deriva da eventi imprevedibili, deve essere computato nella base di calcolo del TFR, a meno che il contratto collettivo non lo escluda in modo esplicito e inequivocabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Litisconsorzio necessario: INPS in causa per i contributi
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e la condanna del datore di lavoro al pagamento del TFR e alla regolarizzazione contributiva. La Cassazione, pur confermando la natura subordinata del rapporto, ha annullato la condanna relativa ai contributi perché l'ente previdenziale non era stato citato in giudizio, configurando un'ipotesi di litisconsorzio necessario.
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Trattamento di fine servizio: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, riammesso in servizio presso la stessa amministrazione dopo un'interruzione, ha contestato il calcolo separato del suo TFR per i due periodi lavorativi. La Corte di Cassazione ha confermato che il rapporto di lavoro deve essere considerato unitario e, di conseguenza, il trattamento di fine servizio non può essere frazionato, ma va calcolato sull'intera anzianità di servizio maturata.
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Fondo Garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto maturato con un'azienda cedente, se quest'ultima diventa insolvente ma il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con la nuova società acquirente. Il diritto al TFR, e la conseguente tutela del Fondo, scattano solo al momento della cessazione definitiva del rapporto di lavoro, e l'obbligato principale è il datore di lavoro in quel momento.
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Fondo di Garanzia INPS: No alla doppia ritenuta sul TFR
Un lavoratore, dopo l'insolvenza del datore di lavoro, ha richiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento del TFR basandosi su un'ingiunzione per un importo già al netto delle imposte. L'istituto ha erroneamente trattato tale somma come lorda, applicando una seconda trattenuta fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che è illegittima la doppia imposizione. Quando la richiesta riguarda un importo netto, l'istituto deve effettuare una 'conversione al lordo' per i suoi adempimenti fiscali, ma deve liquidare al lavoratore l'esatta somma netta spettante.
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Fondo Garanzia TFR: no alla doppia tassazione INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'INPS, in qualità di gestore del Fondo Garanzia TFR, non può applicare una seconda ritenuta fiscale su una somma già determinata al netto in un decreto ingiuntivo. L'ente deve invece calcolare il lordo corrispondente (procedimento di 'gross-up') per versare al lavoratore la somma netta corretta, evitando così una illegittima doppia imposizione. Il ricorso dell'Istituto è stato quindi rigettato.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Un lavoratore ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il TFR maturato con un'azienda fallita, il cui ramo d'azienda era stato ceduto a una nuova società. La Cassazione ha negato l'intervento del Fondo, poiché il rapporto di lavoro è proseguito senza interruzioni con la nuova azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., rendendo il credito per TFR non ancora esigibile.
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Fondo Garanzia TFR: l’INPS può opporsi al pagamento
Una lavoratrice di un'azienda fallita ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'istituto può rifiutare il pagamento se dimostra che il rapporto di lavoro non è cessato, ma è proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. La Corte ha sottolineato che il diritto alla prestazione del Fondo è autonomo e richiede come presupposto l'effettiva cessazione del rapporto di lavoro.
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Indennità TFR dirigente: fringe benefit e calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20938/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che l'indennità TFR dirigente deve includere il valore reale dei fringe benefit, come l'auto aziendale, e non solo l'importo forfettario in busta paga. La Corte ha inoltre stabilito che l'inadempimento del datore di lavoro, come il mancato pagamento di premi assicurativi, non può ridurre la base di calcolo del TFR. Il caso riguardava un dirigente dimessosi a seguito di un demansionamento, il cui diritto a un'indennità sostitutiva del preavviso è stato confermato.
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Licenziamento lavoratrice madre: quando è nullo?
Una società licenzia una dipendente entro il primo anno di vita del figlio, adducendo come motivazione la chiusura del reparto in cui operava. La Corte d'Appello conferma la nullità del licenziamento lavoratrice madre, chiarendo che le eccezioni al divieto di recesso sono tassative e non includono la chiusura di una singola unità produttiva, ma solo la cessazione dell'intera attività aziendale o la scadenza di un contratto a termine, ipotesi non verificatesi nel caso di specie.
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Credito TFR fallimento: ammesso anche senza versamenti
Una lavoratrice si opponeva al rigetto parziale della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare della sua ex società. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16928/2024, ha accolto il suo ricorso, affermando che il credito TFR nel fallimento deve essere ammesso per intero, indipendentemente dal fatto che il datore di lavoro abbia versato o meno le quote al Fondo di Tesoreria INPS. Il diritto del lavoratore a insinuarsi nel passivo per il proprio TFR è incondizionato.
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Calcolo TFR: indennità estero, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un ex dipendente di banca riguardo al calcolo TFR per il periodo di lavoro svolto all'estero. La Corte cassa con rinvio la sentenza di secondo grado, accogliendo un motivo di ricorso della banca per difetto di motivazione e un motivo del lavoratore sull'inclusione del 'contributo alloggio' nella base di calcolo TFR. Viene ribadita la distinzione tra base imponibile fiscale e previdenziale per i redditi esteri.
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Deducibilità costi: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione (sent. 15966/2024) interviene sulla deducibilità costi aziendali. Stabilisce che le liberalità sono deducibili solo se l'ente beneficiario svolge concretamente l'attività sociale. Accoglie la deducibilità del TFM senza i limiti del TFR e delle spese su immobili di terzi se inerenti all'attività. Annulla la ripresa per presunte cessioni in nero di imballaggi, specificando le corrette regole probatorie sulla presunzione di cessione.
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