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Art. 2104 Codice Civile

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230 provvedimenti

Lavoro subordinato: come riconoscerlo in concreto
Una psichiatra, formalmente legata da un contratto di collaborazione, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Cassazione ha confermato che le modalità effettive di svolgimento della prestazione, come il rispetto di turni e direttive, prevalgono sul nome del contratto. Tuttavia, ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per errori nel calcolo del risarcimento e per non aver considerato i guadagni percepiti dalla lavoratrice dopo il licenziamento (aliunde perceptum).
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Licenziamento disciplinare: Telepass come prova?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di una società autostradale. La sua prolungata inattività durante un turno di lavoro è stata provata tramite i dati del Telepass installato sul veicolo aziendale. La Corte ha stabilito che l'uso di tali dati non viola le norme sul controllo a distanza dei lavoratori, poiché il Telepass è primariamente uno strumento per il pagamento del pedaggio e non un dispositivo installato per la sorveglianza.
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Controllo investigativo dipendenti: i limiti del datore
Un lavoratore è stato licenziato dopo un'indagine privata. La Cassazione ha stabilito che il controllo investigativo dipendenti non può riguardare l'adempimento della prestazione lavorativa, ma solo la scoperta di illeciti. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Valutazione complessiva addebiti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16065/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria che aveva licenziato una dipendente per una serie di condotte disciplinari. La Corte ha stabilito che la valutazione complessiva degli addebiti, richiesta dal datore di lavoro, presuppone che ogni singolo fatto sia stato prima provato e giudicato disciplinarmente rilevante. Poiché i giudici di merito avevano escluso la sussistenza o la rilevanza delle singole contestazioni (insubordinazione, sottrazione di un farmaco, induzione a falsa testimonianza), non era possibile procedere a una valutazione unitaria che giustificasse il licenziamento, confermando così l'illegittimità del recesso.
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Potere datoriale del preside: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente scolastico esercita legittimamente il proprio potere datoriale anche senza un accordo con le organizzazioni sindacali, qualora le trattative, pur avviate, si arenino per l'intransigenza sindacale. In caso di "mancato accordo", il dirigente può adottare provvedimenti sostitutivi e provvisori per garantire il funzionamento dell'istituto, a condizione di aver rispettato gli obblighi di informazione e di esame congiunto. La Corte ha respinto il ricorso di un sindacato che denunciava una condotta antisindacale, confermando che il potere organizzativo del dirigente non è subordinato al consenso sindacale.
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Licenziamento per giusta causa: furto e fiducia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a un lavoratore addetto allo smistamento postale che si era appropriato di un portafoglio rinvenuto sul nastro trasportatore. La Corte ha stabilito che la violazione del rapporto di fiducia e del "minimum etico" del dipendente è sufficiente a giustificare il recesso, indipendentemente dal valore del bene sottratto e dalla mancanza di una specifica procedura aziendale per la gestione degli oggetti smarriti.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione decide
Una cassiera di banca viene licenziata per gravi irregolarità in operazioni bancarie, incluse violazioni della normativa antiriciclaggio e transazioni non autorizzate su conti di clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, respingendo il ricorso della lavoratrice. La Corte ha chiarito che i principi di tempestività e specificità della contestazione sono stati rispettati, dato il tempo necessario per le indagini, e ha ribadito la propria impossibilità di riesaminare i fatti già accertati dai tribunali di merito.
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Indennità ferie non godute: onere del datore di lavoro
Un dirigente con contratti a termine successivi ha diritto all'indennità per ferie non godute se il datore di lavoro non prova di averlo invitato formalmente a goderne. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'onere della prova grava sul datore, anche in presenza di un lavoratore con autonomia organizzativa, sottolineando come la precarietà dei contratti a breve termine renda difficile la programmazione delle ferie.
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Licenziamento dirigente: quando è giustificato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26609/2025, ha confermato la legittimità del licenziamento di un dirigente ritenendolo 'giustificato' pur in assenza di 'giusta causa'. Il caso riguardava un direttore generale licenziato per inadeguato coordinamento in un appalto internazionale. La Corte ha chiarito che per il licenziamento dirigente è sufficiente una condotta che mini il rapporto fiduciario, anche se non così grave da impedire la prosecuzione temporanea del rapporto. Di conseguenza, al dirigente spetta l'indennità di preavviso ma non l'indennità supplementare prevista dalla contrattazione collettiva.
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Responsabilità datore di lavoro: il caso del furto
Una cassiera di banca è stata ritenuta responsabile per un ammanco di cassa causato da un furto commesso da un collega. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la negligenza della dipendente, ha stabilito che va valutata anche la responsabilità del datore di lavoro (la banca) per non aver informato la dipendente dei precedenti penali del collega, configurando un concorso di colpa che può ridurre il risarcimento dovuto. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Concorrenza sleale del dipendente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dipendente di una società di vigilanza, confermando la sua condanna al risarcimento dei danni per concorrenza sleale. Il lavoratore, tramite una società di comodo, aveva ottenuto un subappalto dalla propria datrice di lavoro a prezzi gonfiati, violando il dovere di fedeltà. La Corte ha ritenuto provata la condotta illecita e ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, sottolineando l'inviolabilità del principio di lealtà nel rapporto di lavoro.
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Licenziamento falsa attestazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico contro il licenziamento per falsa attestazione della presenza. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto provata la condotta e proporzionata la sanzione espulsiva.
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Licenziamento falsa timbratura: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico contro il licenziamento per falsa timbratura. Il lavoratore era stato licenziato per essersi allontanato dal servizio in più occasioni senza registrare l'uscita. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando così la validità del licenziamento deciso nei gradi di merito.
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Licenziamento dipendente pubblico: Cassazione e limiti
Un dipendente pubblico è stato licenziato per essersi allontanato ripetutamente dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare nel merito i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. La decisione sul licenziamento dipendente pubblico è quindi divenuta definitiva.
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Licenziamento condanna penale: non è giusta causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8899/2024, ha stabilito l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa basato su una condanna penale del lavoratore per fatti commessi molti anni prima dell'inizio del rapporto di lavoro. Secondo la Corte, per giustificare il recesso, non è sufficiente la mera esistenza di una vecchia condanna, ma il datore di lavoro deve dimostrare l'incidenza negativa attuale e concreta di quei fatti sul vincolo fiduciario e sulla funzionalità del rapporto. In assenza di tale prova, il fatto contestato è considerato insussistente ai fini disciplinari e al lavoratore spetta la tutela reintegratoria.
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Licenziamento disciplinare: limiti del ricorso Cassazione
Un dipendente pubblico impugna un licenziamento disciplinare per assenze ingiustificate. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che la Corte non può riesaminare i fatti già valutati nei gradi di merito, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Pausa retribuita: a chi spetta l’onere della prova?
Una guardia giurata ha citato in giudizio la propria azienda per il mancato godimento della pausa di dieci minuti prevista per turni superiori alle sei ore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8626/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova. Spetta al lavoratore dimostrare di aver lavorato oltre sei ore consecutive senza fruire della pausa retribuita. Spetta invece al datore di lavoro, che si difende sostenendo di aver concesso un riposo compensativo alternativo, fornire la prova di tale concessione. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato l'intero onere probatorio sul lavoratore.
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Improcedibilità ricorso: conseguenze mancato deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di un'ex dipendente condannata a restituire oltre 1,3 milioni di euro all'azienda. La causa dell'improcedibilità del ricorso è il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata nei termini di legge. La Suprema Corte ha respinto la tesi del malfunzionamento informatico, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e a pesanti sanzioni per abuso del processo, avendo insistito nell'appello nonostante la palese inammissibilità.
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Responsabilità della banca: l’invito a disinvestire
La Corte di Cassazione analizza un caso di investimenti non autorizzati e con firme false effettuati da un direttore di filiale. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca per i danni non può essere ridotta attribuendo un concorso di colpa ai clienti solo perché non hanno seguito un generico invito a disinvestire, soprattutto se tale invito è pervenuto durante la causa. Il provvedimento chiarisce i limiti del dovere del danneggiato di mitigare il danno.
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Assenza ingiustificata: licenziamento illegittimo
Un'agente di polizia municipale, sospesa cautelativamente a seguito di una condanna penale, veniva licenziata per assenza ingiustificata dopo non aver comunicato tempestivamente la successiva assoluzione in appello. La Corte di Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito, ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, stabilendo che il licenziamento basato sulla sola assenza ingiustificata è illegittimo se non vi è un provvedimento formale di riammissione in servizio da parte del datore di lavoro.
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