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Art. 2103 Codice Civile — Anno 2023

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175 provvedimenti

Altri anni per Art. 2103 Codice Civile

Inidoneità e repechage: licenziamento illegittimo
Un operatore ecologico, dichiarato inidoneo alla mansione, viene licenziato per impossibilità di ricollocamento. La Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il licenziamento è illegittimo se l'azienda omette la procedura di confronto sindacale prevista dal CCNL per la verifica del possibile repechage, anche in assenza di sanzioni esplicite.
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Obbligo di repêchage: quando spetta il reintegro
Un lavoratore è stato licenziato per giustificato motivo oggettivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31451/2023, ha stabilito che la violazione dell'obbligo di repêchage da parte del datore di lavoro equivale a un'insussistenza del fatto posto a base del licenziamento. Di conseguenza, al lavoratore spetta la tutela reintegratoria, ovvero il reintegro nel posto di lavoro, e non un semplice risarcimento economico. La Corte ha chiarito che il datore deve provare di aver cercato di ricollocare il dipendente anche in mansioni inferiori.
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Eccezione di inadempimento: licenziamento illegittimo
Una società di informazione licenziava un giornalista per aver rifiutato l'offerta di reintegro, precedentemente disposta da un giudice. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo giustificato il rifiuto del lavoratore. L'offerta aziendale, infatti, prevedeva un ruolo inferiore e uno stipendio ridotto dell'85%, configurando una violazione del principio di buona fede. Tale comportamento ha reso legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dal dipendente e ha reso il successivo licenziamento privo di giusta causa.
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Licenziamento in frode alla legge: come riconoscerlo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento che rappresenta l'atto finale di una serie di condotte aziendali (reintegra in mansioni diverse, soppressione del reparto e trasferimento) finalizzate a eludere un precedente ordine giudiziale di reintegra. La Corte ha stabilito che tale sequenza di atti, sebbene singolarmente leciti, configura un licenziamento in frode alla legge, rendendo l'intero schema fraudolento e il licenziamento nullo, senza che il lavoratore dovesse impugnare ogni singolo passaggio.
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Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30143/2023, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro di dimostrare, in modo completo, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni, anche inferiori. È stato ritenuto illegittimo gravare il lavoratore di un onere di 'collaborazione' nella ricerca di posizioni alternative. Il ricorso è stato accolto su questo punto, cassando la precedente sentenza e rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Posizione organizzativa: no rinnovo, no indennità
Un dipendente comunale ha richiesto il riconoscimento dell'indennità legata a una posizione organizzativa, sostenendo di aver continuato a svolgere le mansioni anche dopo la scadenza del suo incarico formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che il mancato rinnovo di una posizione organizzativa è una scelta discrezionale dell'ente e non richiede motivazione. Inoltre, il dipendente non è riuscito a fornire la prova di aver effettivamente continuato a svolgere le funzioni superiori, onere che spettava a lui. Di conseguenza, nessuna indennità è dovuta.
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Rifiuto modifica orario: licenziamento illegittimo
Una lavoratrice part-time viene licenziata dopo aver respinto una modifica del suo orario di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30093/2023, ha stabilito che il licenziamento per rifiuto modifica orario è illegittimo se il datore di lavoro non prova l'impossibilità di ricollocare la dipendente. Il semplice rifiuto non è una causa sufficiente per il recesso, poiché spetta all'azienda dimostrare le esigenze organizzative e l'assenza di alternative praticabili. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato per un nuovo esame.
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Principio di non contestazione: onere della prova
Un lavoratore cita in giudizio la sua azienda per demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello accoglie le sue richieste, basando la decisione sul principio di non contestazione, ritenendo che l'azienda non avesse specificamente negato i fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29609/2023, cassa la sentenza, chiarendo che una difesa che propone una ricostruzione dei fatti logicamente incompatibile con quella dell'attore costituisce una contestazione valida. L'errata applicazione del principio di non contestazione ha portato all'annullamento della decisione e al rinvio del caso a un nuovo giudice.
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Incentivo economico mobilità: quando è illegittimo?
Una dipendente pubblica accetta il trasferimento presso una provincia di nuova istituzione, attratta da un incentivo economico mobilità previsto da un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale incentivo, poiché non conforme e superiore ai limiti stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), rigettando anche la richiesta di risarcimento danni per responsabilità precontrattuale.
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Danno da licenziamento illegittimo: guida completa
La Cassazione chiarisce che l'indennità per licenziamento illegittimo non copre tutti i danni. Il lavoratore ha diritto a provare e ottenere un ulteriore risarcimento per il danno professionale e per il danno esistenziale subiti, distinti dalla mera perdita della retribuzione.
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Retribuzione dirigente medico: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, delle procedure per la graduazione delle funzioni e la determinazione della retribuzione di posizione variabile. L'inerzia della Pubblica Amministrazione costituisce inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance, liquidabile in via equitativa, e non un diritto al diretto pagamento dell'indennità.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la sentenza di merito che rigettava le sue richieste di differenze retributive, superiore inquadramento e riconoscimento di un periodo di lavoro irregolare. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza per omessa pronuncia, poiché i giudici d'appello avevano completamente ignorato le domande relative al lavoro svolto prima della formale assunzione e al lavoro straordinario. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questi punti.
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Indennità sostitutiva dirigente medico: cosa spetta?
Un dirigente medico, incaricato di sostituire il direttore di una struttura complessa, ha richiesto il trattamento economico superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che in questi casi non si applica la disciplina delle mansioni superiori, ma spetta unicamente l'indennità sostitutiva dirigente medico prevista dal CCNL, ritenuta congrua e onnicomprensiva.
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Demansionamento infermieri: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3700/2023, ha confermato la condanna di un'azienda ospedaliera per il demansionamento infermieri. I giudici hanno stabilito che l'assegnazione sistematica e costante a mansioni inferiori, come quelle alberghiere e igienico-sanitarie, costituisce un illecito che lede la dignità professionale e dà diritto al risarcimento del danno, anche se provato in via presuntiva. La carenza di personale non è stata ritenuta una giustificazione valida.
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