LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 21, CDFUE

0 provvedimenti

Licenziamento del dirigente: crisi d’impresa e costi
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del recesso intimato a un manager aziendale da parte degli organi della procedura concorsuale. La controversia è scaturita dalla decisione della curatela fallimentare di risolvere il rapporto di lavoro del manager per esigenze di contenimento dei costi di gestione, avocando a sé i compiti direttivi strategici durante la fase di liquidazione. Il manager ha impugnato il provvedimento, sostenendo la natura ritorsiva e discriminatoria dell'espulsione, oltre alla carenza di adeguate ragioni economiche e organizzative. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, chiarendo che la soppressione della posizione e la redistribuzione interna delle mansioni direttive integrano pienamente la nozione di giustificatezza. Di conseguenza, il licenziamento del dirigente è stato ritenuto valido, con condanna del ricorrente alle spese processuali.
Continua »
Unione civile: la convivenza conta per l’assegno
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, in caso di scioglimento di un'**unione civile**, il giudice deve considerare anche il periodo di convivenza di fatto precedente alla formalizzazione del legame. La controversia riguardava una donna che aveva rinunciato a opportunità lavorative per trasferirsi dalla compagna prima del 2016. La Corte ha chiarito che la durata del rapporto non si limita al solo vincolo formale, ma include la stabilità affettiva pregressa, garantendo così la funzione compensativa dell'assegno e rispettando i principi di non discriminazione sanciti dalla CEDU.
Continua »
Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18179/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che respingeva un'istanza di ricusazione del giudice. L'istanza era tardiva e non corredata dalle prove necessarie, confermando che i termini e gli oneri formali previsti dalla legge sono inderogabili per garantire il corretto svolgimento del processo.
Continua »
Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della ricusazione del giudice, confermando che può essere dichiarata inammissibile senza udienza se manifestamente infondata. Nel caso esaminato, un imputato aveva tentato di ricusare un giudice per aver respinto una sua precedente eccezione. La Corte ha stabilito che tale motivo non rientra tra le cause tassative di ricusazione e che l'inimicizia con il pubblico ministero non può giustificare la ricusazione del giudice.
Continua »
Reddito di cittadinanza: condanna per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per false dichiarazioni finalizzate a ottenere il reddito di cittadinanza. Nonostante la Corte Costituzionale abbia ridotto il requisito di residenza da 10 a 5 anni, l'imputata non lo possedeva comunque. L'errore sulla legge penale e l'uso di un intermediario non escludono la responsabilità.
Continua »
Compensazione spese legali: la Cassazione decide
Una società vince un ricorso tributario in appello, ma il giudice decide per la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione spese legali è illegittima se non supportata da gravi ed eccezionali ragioni, annullando la sentenza. La semplice "riforma della sentenza di primo grado" non costituisce una valida motivazione.
Continua »
Ricusazione giudice: onere di allegare i documenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato avverso l'ordinanza che dichiarava inammissibile la sua istanza di ricusazione del giudice. La Suprema Corte ha confermato che l'onere di allegare tutti i documenti a supporto della richiesta grava sulla parte istante. La mancata allegazione impedisce al collegio di valutare sia la tempestività che il merito della richiesta, determinandone l'inammissibilità senza che il giudice debba ricercare d'ufficio la documentazione mancante.
Continua »
Reddito di cittadinanza: residenza e false dichiarazioni
La Corte di Cassazione esamina il caso di un cittadino straniero condannato per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza. Nonostante la Corte Costituzionale abbia ridotto il requisito di residenza da 10 a 5 anni, la Cassazione ha confermato la rilevanza penale della condotta, poiché l'imputato non soddisfaceva neanche il nuovo requisito. La Corte ha inoltre respinto la tesi difensiva basata sull'ignoranza della legge e sulle difficoltà linguistiche, affermando la responsabilità personale del dichiarante anche quando assistito da un intermediario come il CAF.
Continua »
Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Una società contribuente, dopo aver vinto una causa contro l'Agenzia delle Entrate, ha impugnato la decisione del giudice d'appello lamentando una liquidazione delle spese legali ritenuta troppo bassa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile perché generico e non conforme al principio di autosufficienza. La Corte ha stabilito che il ricorrente non aveva specificato in modo adeguato le ragioni della presunta erroneità del calcolo, né fornito le prove delle attività svolte che giustificassero un compenso maggiore.
Continua »
Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5784/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per la ricusazione del giudice. La richiesta è stata giudicata generica e riproduttiva di una precedente istanza, non specificando alcuna delle ipotesi tassative previste dalla legge. La Corte ha ribadito che la critica all'operato decisionale del giudice non costituisce un valido motivo per la sua ricusazione.
Continua »
Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice aveva promosso un ricorso per cassazione contro una fondazione lirico-sinfonica in merito a una successione di contratti a termine. Prima della decisione della Corte, le parti hanno raggiunto una conciliazione, con conseguente rinuncia al ricorso da parte della lavoratrice. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
Continua »
Assegno di natalità: illegittimo negarlo a stranieri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11438/2025, ha stabilito che l'assegno di natalità deve essere concesso anche ai cittadini extracomunitari che non possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo. Basandosi su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale (sent. n. 54/2022), ha dichiarato illegittima la norma che limitava il beneficio, estendendolo a tutti gli stranieri autorizzati a lavorare in Italia, in quanto la precedente esclusione era discriminatoria e violava i principi costituzionali di uguaglianza e di sostegno alla famiglia.
Continua »
Compensazione spese legali: quando è illegittima
Un contribuente vince un ricorso contro l'Agenzia delle Entrate per prescrizione di cartelle esattoriali. Il giudice di secondo grado, pur dando ragione al cittadino, decide per la compensazione spese legali con una motivazione generica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente, stabilendo che la compensazione delle spese deve essere giustificata da ragioni 'gravi ed eccezionali' e non da formule vaghe come la 'peculiarità della questione', riaffermando il principio che chi perde la causa paga le spese.
Continua »
Minimi tariffari: Cassazione corregge il giudice
Un contribuente vince contro l'Agenzia delle Entrate ma si vede liquidare spese legali inferiori ai minimi tariffari. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, cassa la sentenza e ricalcola i compensi secondo i corretti parametri, sottolineando l'obbligo del giudice di rispettare i limiti di legge.
Continua »
Reddito di cittadinanza: cade requisito 10 anni
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per falsa dichiarazione a carico di un cittadino straniero che aveva richiesto il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che il fatto non costituisce reato, poiché il requisito di 10 anni di residenza, su cui si basava l'accusa, è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale e contrario al diritto dell'Unione Europea dalla Corte di Giustizia UE. Di conseguenza, la dichiarazione non poteva essere considerata penalmente rilevante.
Continua »
Liquidazione spese di lite: obbligo di motivazione
Un contribuente vince una causa tributaria ma il giudice liquida le spese legali in misura ridotta e senza una motivazione adeguata. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione specifica quando riduce gli importi richiesti in una nota spese, non potendosi limitare a una determinazione globale. Questo principio tutela il diritto della parte vittoriosa a un giusto rimborso dei costi processuali e rafforza la trasparenza nella liquidazione spese di lite.
Continua »