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Art. 2094 Codice Civile

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869 provvedimenti

Lavoro subordinato: la prova spetta al lavoratore
Un lavoratore, che era anche socio e amministratore di una società poi fallita, ha visto respinta la sua richiesta di ammissione al passivo per crediti da lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'onere di provare la sussistenza della subordinazione grava interamente sul lavoratore. La Corte ha inoltre ribadito la propria impossibilità di riesaminare nel merito le prove già valutate dai giudici dei gradi precedenti.
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Lavoro a progetto: i requisiti e l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9481/2019, ha chiarito la distinzione fondamentale nell'ambito del lavoro a progetto: se il progetto manca o è generico, il rapporto si converte automaticamente in subordinato a tempo indeterminato. Se invece il progetto è specifico e formalmente valido, spetta al lavoratore dimostrare con prove concrete che, nei fatti, il rapporto si è svolto con le caratteristiche della subordinazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore scommesse, confermando la decisione di merito che aveva ritenuto i progetti specifici e non provata la subordinazione di fatto.
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Ricorso inammissibile: onere di deposito contratti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un lavoratore riguardo al pagamento della quattordicesima mensilità. La decisione si fonda su due motivi principali: il ricorrente non ha contestato il fatto accertato in appello (cioè che il pagamento ricevuto copriva l'intero anno) e, in violazione delle norme procedurali, non ha depositato il testo integrale dei contratti collettivi su cui basava le proprie argomentazioni.
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Appalto non genuino: la direzione del committente
La Corte d'Appello di Bologna conferma una sanzione per appalto non genuino. La sentenza stabilisce che se il committente esercita potere direttivo e organizzativo sui lavoratori dell'appaltatore, il contratto si configura come somministrazione illecita di manodopera, indipendentemente dal testo formale dell'accordo. Le testimonianze dei lavoratori, che hanno confermato di ricevere ordini diretti dal committente, sono state decisive per la decisione.
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Causale generica somministrazione: Cassazione chiarisce
L'ordinanza esamina il caso di una lavoratrice in somministrazione il cui contratto è stato dichiarato illegittimo per la genericità della causale, che faceva un vago riferimento al contratto collettivo. La Corte di Cassazione conferma che una causale generica in un contratto di somministrazione equivale alla sua assenza, comportando la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. Tuttavia, la Corte riforma la quantificazione del danno, stabilendo l'applicazione dell'indennità onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, anziché il risarcimento integrale delle retribuzioni.
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Lavoro subordinato: quando il contratto è fittizio
Il Tribunale di Trento ha annullato una cartella di pagamento emessa da un ente previdenziale nei confronti di un'infermiera. Nonostante un contratto formale di lavoro autonomo, il giudice ha riconosciuto la natura di lavoro subordinato del rapporto, basandosi su indici concreti come orari fissi, direttive del datore e integrazione nell'organizzazione aziendale. Di conseguenza, è stata dichiarata l'insussistenza dell'obbligo contributivo verso la cassa professionale.
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Interposizione di manodopera: quando è un illecito?
Una lavoratrice, formalmente dipendente di società appaltatrici, ha ottenuto dal Tribunale il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con l'azienda utilizzatrice. La sentenza ha dichiarato l'illegittimità dell'interposizione di manodopera per la mancanza di validi contratti di appalto, instaurando il rapporto sin dall'origine. Tuttavia, la richiesta di un inquadramento superiore è stata respinta, poiché le prove documentali, come le email, hanno dimostrato che le mansioni svolte erano di tipo ausiliario e riconducibili a quelle di receptionist (II livello CCNL) e non di segreteria (III livello).
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Licenziamento dirigente per giusta causa: la guida
Un dirigente è stato licenziato per aver dirottato un'importante opportunità commerciale verso una società concorrente di cui era socio, violando il dovere di fedeltà. Il Tribunale ha confermato la legittimità del licenziamento dirigente per giusta causa, respingendo la tesi del motivo ritorsivo. Il giudice ha rigettato quasi tutte le richieste economiche del lavoratore, inclusa quella per l'inquadramento superiore e il patto di non concorrenza, riconoscendogli solo una penale contrattualmente prevista per la mancata attuazione di un piano di incentivazione.
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Rapporto di lavoro subordinato: prova e requisiti
Un collaboratore, la cui attività era intrecciata con una relazione personale con l'amministratrice, ha perso l'appello per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha stabilito che, nonostante l'ampio coinvolgimento, mancava la prova fondamentale dell'assoggettamento al potere direttivo e di controllo del datore di lavoro, elemento indispensabile per qualificare il rapporto come subordinato.
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