LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 207 Codice Penale

0 provvedimenti

Misura di sicurezza in REMS: confermata per pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza in REMS della durata di un anno a carico di una donna ritenuta socialmente pericolosa. La vicenda trae origine dalle gravi minacce commesse dalla donna contro la propria famiglia e dal successivo fallimento dei percorsi terapeutici territoriali, segnati da violazioni delle prescrizioni ed irreperibilità. La difesa chiedeva la sostituzione del ricovero con la libertà vigilata sulla base di perizie cliniche favorevoli. I giudici hanno stabilito che i recenti miglioramenti non smentiscono la persistente pericolosità sociale. I precedenti fallimenti delle misure meno restrittive giustificano pienamente la custodia nella struttura sanitaria protetta. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Attualità della pericolosità sociale: passato e recupero
Il Tribunale di sorveglianza aveva ordinato l'applicazione della libertà vigilata a un uomo, riducendone la durata a un anno. Il giudice aveva motivato la scelta richiamando i vecchi precedenti penali dell'interessato e la revoca di una precedente misura alternativa. L'uomo aveva tuttavia completato con successo un successivo affidamento in prova, ottenendo l'estinzione della pena, lavorando stabilmente e partecipando ad attività sociali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'applicazione delle misure di sicurezza richiede una verifica rigorosa circa l'attualità della pericolosità sociale al momento della decisione. Il tribunale non può basarsi soltanto sui reati del passato ignorando i concreti e recenti progressi di risocializzazione.
Continua »
Pericolosità sociale e libertà: la Cassazione annulla la misura
Un uomo condannato contestava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata al termine della pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura basandosi esclusivamente sulla mancata presentazione del soggetto agli appuntamenti con i servizi sociali. L'interessato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione degli elementi favorevoli, come il lungo tempo trascorso dai fatti, la condotta corretta e le proprie condizioni di salute psichica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento impugnato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accertamento della pericolosità sociale richiede un'analisi complessiva e attuale della persona, senza limitarsi a un singolo comportamento omissivo non contestualizzato.
Continua »
Pericolosità sociale: carcere scontato ma vigilanza confermata
Un condannato per associazione mafiosa ha contestato l'applicazione della misura della libertà vigilata per la durata di un anno. Il ricorrente sosteneva che il tribunale avesse presunto la sua pericolosità sociale solo in base ai vecchi reati, trascurando la regolare condotta carceraria e la concessa liberazione anticipata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la pericolosità sociale non si presume mai in via automatica, ma richiede un accertamento concreto. Nella vicenda, i giudici di merito hanno valutato correttamente l'assenza di revisione critica, i rilievi disciplinari in carcere e la gravità dei fatti, confermando la piena validità della misura di sicurezza applicata.
Continua »
Libertà vigilata e pericolosità sociale: conferma per ex detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa e riciclaggio, al termine della pena detentiva. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno accertato il legame tra libertà vigilata e pericolosità sociale attuale. I giudici hanno valorizzato il rientro del condannato nello stesso contesto criminale familiare e territoriale, la mancata revisione critica dei reati commessi e la persistente operatività del clan. La Suprema Corte ha chiarito che la buona condotta carceraria e la revoca di precedenti misure di prevenzione non cancellano la pericolosità sociale accertata, giustificando pienamente la vigilanza.
Continua »
Revoca della misura di sicurezza: la buona condotta non basta
Il Condannato ha richiesto la revoca anticipata della libertà vigilata, applicata a distanza di anni dalla decisione originaria dopo un lungo periodo di detenzione. Il ricorrente ha sostenuto l'assenza di pericolosità sociale attuale, evidenziando la buona condotta carceraria, lo svolgimento di attività lavorativa e la revoca di una precedente misura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della revoca della misura di sicurezza. I giudici hanno chiarito che il semplice decorso del tempo o la regolare condotta in carcere non bastano a dimostrare la cessazione della pericolosità. Per ottenere l'annullamento della misura serve la prova certa di una concreta revisione critica del proprio passato criminale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
Continua »
Concordato in appello: lo sconto di pena non cancella la vigilanza
L'Imputato, condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per tentato omicidio e a tre anni di libertà vigilata, ha proposto appello. Durante il secondo grado, le parti hanno raggiunto un concordato in appello per ridurre la pena a otto anni di reclusione, escludendo un'aggravante e rinunciando agli altri motivi di ricorso. Successivamente, l'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata rivalutazione della misura di sicurezza, sostenendo che sotto i dieci anni di pena la libertà vigilata non fosse più obbligatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la rinuncia ai motivi operata con il concordato in appello impedisce di contestare la misura di sicurezza, la quale non costituisce una pena illegale e può comunque essere rivalutata dal Magistrato di Sorveglianza. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Libertà vigilata e mafia: la Cassazione nega la revoca
Il Condannato ha proposto ricorso contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che confermava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata dopo l'espiazione della pena detentiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della libertà vigilata richiede la verifica attuale della pericolosità sociale del soggetto al momento dell'esecuzione della misura. Nel caso specifico, la pericolosità è stata ritenuta persistente a causa dei gravi precedenti per associazione mafiosa, dell'assenza di segni di rieducazione durante la detenzione e del rientro del soggetto nello stesso contesto criminale d'origine. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Fuga all’estero e misura di sicurezza detentiva: no alla revoca
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di revoca di una misura di sicurezza detentiva (ricovero in REMS) applicata a un uomo resosi irreperibile all'estero dopo aver scontato la pena principale. La difesa sosteneva che la misura fosse ormai estinta per decorso del tempo e che mancasse un accertamento recente sulla sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi si sottrae volontariamente ai controlli impedisce la verifica periodica del suo stato psichico. Di conseguenza, la misura di sicurezza detentiva rimane sospesa e non si estingue, poiché i limiti di durata massima previsti dalla legge non si applicano a chi non ha mai iniziato a scontare la misura a causa della propria fuga. Il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Riesame della pericolosità sociale: lavoro onesto o nuova condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il soggetto chiedeva il riesame della pericolosità sociale per revocare una misura di sicurezza applicata nel 2016. I giudici hanno confermato la pericolosità a causa di una nuova condanna per associazione a delinquere e della violazione delle prescrizioni, come la guida senza patente. La Suprema Corte ha chiarito che, per ottenere il riesame della pericolosità sociale, occorre dimostrare elementi di novità reali e concreti rispetto alle precedenti valutazioni. Non basta allegare documenti generici sull'attività lavorativa se non si contesta in modo specifico la decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca della libertà vigilata: fuggire all’estero non basta
Il caso riguarda la richiesta di revoca della libertà vigilata presentata da un condannato per associazione mafiosa e lesioni personali. Dopo aver scontato la pena detentiva, l'uomo si era trasferito in Germania, avviando un'attività lavorativa e una relazione affettiva. Sulla base di questo allontanamento volontario, egli sosteneva fosse venuta meno la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha invece confermato il rigetto della richiesta. I giudici hanno evidenziato che il trasferimento all'estero ha costituito una deliberata sottrazione alla misura di sicurezza, senza che vi sia stato un reale distacco dagli ambienti criminali d'origine o una revisione critica del proprio passato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Buona condotta ma legami mafiosi: la pericolosità sociale
Il Tribunale di Sorveglianza applica la misura della libertà vigilata per tre anni a un uomo condannato per associazione mafiosa. Il difensore ricorre in Cassazione, sostenendo che la pericolosità sociale non sia attuale e che non si sia considerata la buona condotta in carcere. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la persistente pericolosità sociale del soggetto, evidenziando il suo ruolo di rilievo nel clan, la mancanza di un percorso di revisione critica del proprio passato e le frequentazioni con pregiudicati dopo la scarcerazione, segnalate dalle forze dell'ordine. Il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca libertà vigilata: passato criminale blocca lo stop anticipato
Un condannato ha richiesto l'interruzione anticipata della sua misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. La Corte ha stabilito che per la revoca anticipata della libertà vigilata non basta dimostrare di non aver commesso nuovi reati dopo la scarcerazione. Il grave passato criminale e i lunghi periodi di latitanza sono elementi negativi che prevalgono, indicando una persistente pericolosità sociale. Il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente a dimostrare un reale cambiamento e a giustificare la fine del controllo.
Continua »
Mafia: Pericolosità Sociale Attuale anche senza nuovi reati
Un uomo, condannato in passato per associazione mafiosa, si oppone alla misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. Sostiene che la sua pericolosità sociale non sia più attuale, dato il lungo periodo di detenzione senza aver commesso nuovi reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione della pericolosità sociale attuale non può basarsi solo sull'assenza di nuove condotte criminali. I giudici devono considerare un quadro più ampio, che include il comportamento tenuto in carcere, la mancanza di pentimento e la persistente operatività del clan di appartenenza. Di conseguenza, la misura di sicurezza è stata confermata.
Continua »
Libertà vigilata: criteri per la revoca della misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per la revoca anticipata della libertà vigilata presentato da un soggetto condannato per gravi reati associativi. La decisione ribadisce che la pericolosità sociale deve essere valutata in modo attuale e che la revoca richiede prove certe di un'evoluzione positiva della personalità del reo, non bastando il mero decorso del tempo o l'assenza di nuove denunce.
Continua »
Liberazione anticipata: un’infrazione non basta
La Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale di sorveglianza che negava la liberazione anticipata a un detenuto per una singola infrazione. Secondo la Corte, la valutazione deve essere complessiva e non basarsi su un unico episodio negativo, analizzando la reale incidenza dell'infrazione sul percorso rieducativo del condannato.
Continua »
Pericolosità sociale: valutazione e misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava la libertà vigilata a un uomo condannato per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e completa, considerando non solo i reati passati, ma anche il comportamento post-detenzione e gli effetti risocializzanti della pena. Un'analisi fondata solo sul passato criminale è ritenuta incompleta.
Continua »
Permesso Premio: No se manca revisione critica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione di una profonda revisione critica del proprio passato criminale e sulla persistente pericolosità sociale, elementi non superabili dal solo buon comportamento in carcere. Un dettaglio decisivo è stata la scoperta che l'indirizzo fornito per il permesso era inesistente.
Continua »
Pericolosità sociale: valutazione post-pena
Un uomo, terminata la pena per associazione mafiosa e altri reati, si vede applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la valutazione sulla pericolosità sociale deve basarsi su un'analisi complessiva della biografia criminale, della condotta e dell'atteggiamento del soggetto, non essendo sufficiente il buon comportamento tenuto in carcere o l'assenza di pendenze recenti per escluderla.
Continua »
Revoca libertà vigilata: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia che chiedeva la revoca di una misura di sicurezza della libertà vigilata. Il soggetto, già ammesso alla liberazione condizionale, era sottoposto a una diversa e assorbente misura di libertà vigilata accessoria a tale beneficio. La Corte ha ritenuto il ricorso privo di interesse attuale e concreto, dato che la revoca della vecchia misura, peraltro non eseguita, non avrebbe portato alcun vantaggio pratico al ricorrente.
Continua »