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Art. 2056 Codice Civile

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683 provvedimenti

Onere della prova nel fallimento: no danni senza prove
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul creditore, che deve dimostrare non solo l'esistenza del suo diritto ma anche ogni singola voce di danno, sia come perdita subita che come mancato guadagno. Senza una prova rigorosa, il giudice non può concedere il risarcimento, neanche tramite una valutazione equitativa. La Corte ribadisce di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Abuso di dipendenza economica: quando è infondato
Una società di ristorazione, operante all'interno di un parco termale tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda, ha citato in giudizio la società concedente, lamentando un presunto abuso di dipendenza economica, un'attività di direzione e coordinamento e un'ingerenza tale da configurare un'amministrazione di fatto. Il Tribunale ha rigettato tutte le domande, stabilendo che le direttive impartite dalla società del parco rientravano in una legittima logica di coordinamento necessaria per garantire un'immagine e un servizio omogenei all'interno della struttura complessa. Non è stata fornita la prova di un reale abuso né dell'impossibilità per l'attrice di trovare alternative sul mercato.
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Liquidazione equitativa: i poteri del giudice di rinvio
In una complessa vicenda di espropriazione illegittima, la Corte di Cassazione si pronuncia sulla liquidazione equitativa del danno. Viene stabilito che, nel giudizio di rinvio, l'impugnazione sulla quantificazione riapre l'intera questione, legittimando anche una decisione peggiorativa per l'appellante ('reformatio in peius'). Le critiche generiche al metodo di stima del giudice sono ritenute inammissibili se non accompagnate da valide alternative.
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Inammissibilità appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una decisione di inammissibilità appello. Il caso riguarda una condanna per danni derivanti da circonvenzione di incapace. La Corte chiarisce che, a seguito della declaratoria di inammissibilità dell'appello per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento, non è possibile denunciare in Cassazione l'omesso esame di un fatto decisivo, come previsto dall'art. 348-ter c.p.c.
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Liquidazione equitativa del danno: obbligo di motivazione
In una controversia su un diritto di passaggio, la Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione equitativa del danno da occupazione illegittima deve essere adeguatamente motivata. Non è sufficiente il mero riferimento alla "prolungata occupazione" per giustificare l'importo risarcitorio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, sottolineando la necessità per il giudice di esplicitare i criteri logici e i parametri valutativi seguiti, pena la nullità della decisione per motivazione apparente. La sentenza ha invece confermato la non prescrizione del diritto di passaggio.
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Prova del danno: la Cassazione e l’onere probatorio
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per una presunta segnalazione illegittima a una centrale rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e l'opportunità di ricorrere a presunzioni rientrano nel potere discrezionale dei giudici di merito e non sono riesaminabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente. L'onere della prova del danno non era stato assolto.
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Risarcimento danno diritto d’autore: i criteri
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul risarcimento danno diritto d'autore in un caso di distribuzione non autorizzata di DVD. Una società distributrice ha citato in giudizio un grande gruppo editoriale per aver commercializzato opere senza una valida licenza. La Corte ha confermato la liquidazione del danno basata sul criterio del "prezzo del consenso", ovvero il compenso che sarebbe stato pattuito per una licenza. Ha rigettato la richiesta di un risarcimento maggiore, basato sulla retroversione degli utili dell'autore della violazione, poiché la società danneggiata non aveva fornito prova di aver subito un mancato guadagno (lucro cessante) specifico.
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Revoca contributo pubblico: quando scatta il termine?
Un'impresa, dopo aver ricevuto un contributo pubblico, se lo vede revocare a causa di una condanna penale a carico del titolare. L'imprenditore si oppone alla richiesta di restituzione sostenendo che il diritto dello Stato sia prescritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla revoca contributo pubblico: il termine di prescrizione di dieci anni per la restituzione delle somme non decorre dalla data di erogazione, ma dal momento in cui l'amministrazione adotta il provvedimento di revoca. È solo da quel momento, infatti, che il pagamento diventa indebito e sorge il diritto alla ripetizione.
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Onere della prova: chi paga i danni da trasferimento?
Un dipendente pubblico, trasferito illegittimamente, chiede il risarcimento dei costi di viaggio sostenuti con la propria auto. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18903/2025, stabilisce che spetta al datore di lavoro l'onere della prova di dimostrare che il lavoratore avrebbe potuto mitigare il danno utilizzando mezzi alternativi, come i trasporti pubblici. La Corte ribalta la decisione di merito che aveva posto tale onere a carico del dipendente.
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Equa soddisfazione CEDU: preclude ulteriori risarcimenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione dell'equa soddisfazione da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha un effetto preclusivo (giudicato) su una successiva domanda di risarcimento proposta dinanzi al giudice nazionale per i medesimi danni. Nel caso di specie, una società immobiliare, dopo aver ottenuto una condanna dello Stato italiano e un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso edilizio, ha agito in sede civile contro le amministrazioni pubbliche per ottenere un ulteriore risarcimento. La Cassazione ha accolto il ricorso delle amministrazioni, affermando che la Corte EDU aveva già esaminato, accolto o rigettato, tutte le voci di danno, impedendo così una nuova valutazione da parte del giudice italiano.
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Risarcimento danni CEDU: limiti al giudice nazionale
La Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento danni CEDU, stabilendo che la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sull'equa soddisfazione ha un effetto preclusivo (giudicato sovranazionale). Una società, dopo aver ottenuto un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso immobiliare, aveva chiesto un ulteriore risarcimento in sede nazionale. La Cassazione ha annullato la decisione di merito, affermando che il giudice italiano non può riesaminare le voci di danno, sia quelle accolte sia quelle rigettate, già decise dalla corte di Strasburgo, in quanto tale valutazione violerebbe il giudicato.
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Comodato precario: quando l’occupazione è illegittima
In una controversia ereditaria, un fratello occupa la villa di famiglia basandosi su un vecchio accordo con il padre defunto. La Corte d'Appello aveva qualificato il rapporto come comodato precario, limitando il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che, alla scadenza del contratto originario, la permanenza nell'immobile costituiva mera tolleranza, cessata con la morte del padre. Di conseguenza, l'occupazione è divenuta illegittima fin dall'apertura della successione, con pieno diritto al risarcimento per gli eredi.
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Danno da mora: onere della prova e liquidazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22441/2025, interviene sul tema del danno da mora nelle obbligazioni di valore. Il caso riguarda un proprietario terriero che ha subito un danno a causa della condotta di un Comune, il quale aveva esaurito la volumetria edificabile di un comprensorio approvando i piani di altri proprietari. La Corte ha stabilito un nuovo principio di diritto per la liquidazione di tale danno, affermando che deve essere calcolato applicando al capitale rivalutato il saggio di rendimento netto dei BOT annuali, salvo prova di un danno maggiore o minore. Viene così superato il precedente orientamento che liquidava il danno applicando semplicemente il saggio degli interessi legali.
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Danno da demansionamento: risarcibile la perdita del turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che la perdita economica derivante dalla mancata percezione dell'indennità per il lavoro notturno, se conseguenza diretta di un illegittimo demansionamento, costituisce un danno patrimoniale risarcibile. Il caso riguarda un lavoratore che, dopo anni di lavoro su turni notturni, è stato assegnato a mansioni inferiori sul turno diurno, subendo una notevole decurtazione dello stipendio. La Corte ha chiarito che non si tratta di un 'diritto acquisito' al turno, ma del risarcimento per una perdita causata da un comportamento illecito del datore di lavoro, cassando la sentenza d'appello che aveva negato tale risarcimento.
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Ingiunzione fiscale: prova e giudicato penale
Un imprenditore agricolo contesta un'ingiunzione fiscale per il recupero di fondi UE percepiti indebitamente. La Cassazione, rigettando il ricorso, chiarisce che nell'opposizione a un'ingiunzione fiscale, l'onere della prova grava sull'ente pubblico, il quale può legittimamente basare la propria pretesa sulle risultanze di una sentenza penale di condanna passata in giudicato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni di prescrizione e l'introduzione di nuove questioni in appello.
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Inadempimento contrattuale: onere della prova del debitore
Una società fornitrice di alcol è stata condannata per inadempimento contrattuale a causa della non conformità del prodotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, ribadendo un principio fondamentale: in caso di inadempimento, spetta al debitore l'onere della prova di aver eseguito la prestazione in modo esatto, e non al creditore dimostrare il contrario.
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Spese legali diffamazione: la Cassazione decide
Un caso di diffamazione su un social network, inizialmente trattato in sede penale e poi rinviato al giudice civile, giunge in Cassazione. La Corte Suprema chiarisce un principio fondamentale sulle spese legali: il giudice del rinvio civile deve liquidare i costi dell'intero procedimento, comprese le fasi penali, basandosi sull'esito finale della lite. Di conseguenza, la parte che risulta vittoriosa nella causa civile ha diritto al rimborso di tutte le spese sostenute fin dall'inizio, correggendo l'errata decisione della Corte d'Appello che aveva escluso i costi della fase penale.
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Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Risarcimento contratti a termine: le regole nel P.A.
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, si è vista negare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9116/2019, ha confermato il divieto di conversione, ma ha stabilito il suo diritto a un risarcimento del danno. Questo risarcimento per contratti a termine abusivi è presunto dalla legge, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità, e non viene annullato da un'eventuale successiva stabilizzazione. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che aveva negato ogni indennizzo.
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